Ficodindia dell'Etna

Le cultivar della "Opuntia ficus-indica" dell'area considerata sono: Gialla detta anche "Sulfarina" o "Nostrale", Rossa detta anche "Sanguigna", Bianca detta anche "Muscaredda" o "Sciannarina". È ammessa una percentuale non superiore al 5 % di altri ecotipi. Sono considerati varianti di pregio le selezioni "Trunzara" o "Pannittera", delle cultivar Bianca, Rossa e Gialla.
I frutti vengono distinti in ordine al periodo di maturazione:
– "Agostani" o "Latini" (primo fiore)
– "Scozzolati" (seconda fioritura)
Cultivar: Gialla, Rossa, Bianca
Peso frutto: non inferiore a 95 g.
La zona di produzione del "Ficodindia dell'Etna", fa parte della provincia di Catania (CT). È compresa in una fascia altimetrica che va dai 150 ai 750 m s.l.m., e ricade nel territorio dei Comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paternò.
Si riportano alcune citazioni testuali. Lo storico Denis Mark Smith in History of Sicily – Medieval Sicily 800 – 1713: "alla fine del sedicesimo secolo in Sicilia, gli Spagnoli introdussero alcune nuove e importanti piante come il pomodoro dal Perù, mais e tabacco dal Messico. Quello più comunemente usato era il ficodindia proveniente dall'America Tropicale (Indie occidentali, secondo C. Colombo). I fichidindia ( Indian fig. – prickly pear cactus) trasformeranno le campagne della Sicilia, capaci di sopportare lunghe siccità e di propagarsi facilmente nelle spaccature delle rocce, infatti venivano di proposito piantati per frantumare la lava nei fertili pendii del monte Etna. Questa ammirevole pianta a siepi con i suoi frutti ha contribuito alla dieta di ricchi e di poveri nella vita quotidiana dei siciliani".
W.H. Barlett nelle Pictures from Sicily (1853): "ma di tutte le produzioni di vegetali della parte bassa dell'Etna il ficodindia, è forse quella che meglio si sviluppa e si riproduce con sorprendente rapidità".
Riferimenti sul ficodindia (fichi opunzia) nella "zona coltivata dell'Etna", così definita ai tempi di Spallanzani (1792), si trovano anche nelle opere di P. Bembo, Borelli, Stoppani, Brydone etc. Coppoler S., "Del ficodindia, sua coltivazione in Sicilia e modo di ottenere i frutti tardivi ('scuzzulari')". Saggio storico – agrario (1827).
Il Mortillaro riporta su "Notizie economico – statistiche", ricavate dai catasti di Sicilia (1853), le superficie destinate a "Ficheti d'India".
"Atti della Giunta per l'Inchiesta Agraria" – Jacini (1884): vengono riportate le superfici destinate a "Ficheti d'India" in Sicilia. Per poter assicurare la tracciabilità del processo produttivo i produttori del "Ficodindia dell'Etna" e le particelle catastali su cui si coltiva, verranno iscritti in appositi elenchi gestiti dall'organismo di controllo di cui al successivo punto.
Lo stesso organismo, accreditato presso il ministero delle Politiche agricole e forestali, effettuerà i controlli affinché il prodotto tutelato dalla DOP potrà essere rispondente alle prescrizioni del disciplinare.
I terreni devono essere di tessitura media o grossolana per evitare ristagni d'acqua (è ammessa la presenza di roccia affiorante).
Nei nuovi impianti, nella preparazione dei terreni, devono essere previsti il livellamento delle superfici, per facilitare il drenaggio delle acque, le operazioni colturali e le concimazioni.
Gli impianti possono essere sia specializzati che consociati e la densità di piantagione massima ammessa, in dipendenza della tipologia di impianto, è di 400 piante ad ettaro. In abbinamento alle forme libere di allevamento delle piante ("vaso libero" o "a cespuglio"), è ammesso altro tipo di allevamento, per agevolare la raccolta e le operazioni colturali.
Sono consentite negli impianti, a sostegno del nuovo flusso vegeto – produttivo, le operazioni di concimazione, di irrigazione dopo la "scozzolatura" (che consiste nell'asportare fiori, frutticini appena allegati e giovani cladodi).
La scozzolatura viene eseguita tra la fine del mese di maggio e la prima metà del mese di giugno, in relazione alle zone di produzione e alle condizioni climatiche.
Le operazioni di raccolta, in relazione alle zone di produzione e all'andamento climatico, si svolgono dalla seconda decade di agosto per i frutti di prima fioritura ("Agostani"), da settembre a dicembre per i frutti di seconda fioritura ("Scozzolati" o "Bastardoni"). I frutti dopo la raccolta devono essere immagazzinati in locali idonei ventilati e asciutti. Successivamente il prodotto può essere frigoconservato.
Le operazioni di raccolta vanno iniziate all'invaiatura eseguendo il prelievo in modo tale che una sottile porzione di cladodo rimanga alla base del frutto. Successivamente alla raccolta i frutti debbono essere sottoposti al processo di despinatura, per essere commercializzati con la qualifica di despinati.
Nel versante Sud – Occidentale, delle pendici dell'Etna, il ficodindia ha trovato le condizioni ideali per divenire un elemento caratterizzante del paesaggio.
La zona di produzione, risulta caratterizzata da un clima mediterraneo subtropicale, semiasciutto, con estati lunghe e siccitose, piovosità concentrata nel periodo autunnale ed invernale e notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.
I terreni di origine vulcanica, i venti dominanti, l'umidità ed in particolare la lunga esposizione ai raggi solari, conferiscono al frutto caratteristiche di qualità (colore, serbevolezza e consistenza) difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione e nello stesso massiccio Etneo.
Ficodindia dell'Etna