Il diabete aumenta in Italia, specie fra i giovani

Cinque italiani su cento sono diabetici e almeno altri due non sanno di esserlo.
Dieci anni fa erano diabetici “solo” 4 italiani su 100.
In prospettiva, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità che stima 300 milioni di diabetici nel mondo per il 2025, la crescita in Italia per tale data sarà di un altro 50%. Si prevede, cioè, che tra 20 anni sarà diabetico 1 italiano su 10. Ma il dato più drammatico è che si sta abbassando drasticamente l’età media in cui si viene colpiti dalla malattia, che accompagna poi la persona per tutta la vita. Questi e numerosi altri dati saranno oggetto di discussione domani, al 21° congresso nazionale della Sid-società Italiana di Diabetologia, nel corso della conferenza conclusiva su “Lo stato del diabete in Italia”, sessione organizzata da Diabete Italia, il consorzio tra le società scientifiche della diabetologia. Secondo i dati registrati nei centri di diabetologia dell’Associazione Medici Diabetologi, il 53,1% dei malati è maschio e il 46,9% donna. Il 92% dei casi di diabete riguarda il diabete di tipo 2. Il diabete si suddivide in tipo 1, che compare per lo più durante l´infanzia, ma può presentarsi fino ai 40 anni di età, quando il pancreas è incapace di produrre insulina o ne produce quantità scarsissime, e di tipo 2 che si manifesta di solito nell´adulto, ma di recente è stato riscontrato in aumento tra i giovani. Questa forma è collegata soprattutto all´obesità; infatti, i diabetici di tipo 2 sono nell´80% dei casi in sovrappeso oppure obesi. “La rapida crescita dell’obesità e del diabete di tipo 2 è legata a doppio filo agli stili di vita”, dice Antonio Pontiroli, presidente del congresso e di Diabete Italia. “Sono la cattiva alimentazione, troppo ricca di zuccheri e grassi, ma soprattutto la scarsa attività fisica e la pigrizia la ragione di tutto ciò. Ci muoviamo sempre di meno, lavoriamo sempre più tempo seduti, andiamo in macchina anche a comprare il giornale. E coinvolgiamo in queste cattive abitudini anche i nostri figli. Basta guardare la mattina presto: quanti sono i bambini che vanno a scuola a piedi? Ciò spiega perchè diminuisce l’età di insorgenza della malattia”, prosegue. Se è vero che il 58% dei diabetici tipo 2 ha oltre 65 anni, ben il 37% è tra i 45 e i 65, e il 5% ha meno di 35 anni. “Oggi la percentuale di adolescenti e giovani diabetici di tipo 2 nella fascia 15-25 anni tocca già lo 0,2%”, aggiunge Umberto Valentini, che sostituirà Pontiroli alla guida di Diabete Italia a conclusione dei lavori. “Potrà sembrare un dato risibile – prosegue Valentini – ma per una malattia che sino alla fine del ‘900 era definita diabete senile è facile capire quanto sia significativo. Soprattutto perchè dopo 15-20 anni dall’esordio possono comparire serie complicanze cardiovascolari e renali. Di fatto quindi andremo incontro a una generazione di persone a rischio d’infarto in giovane età”. Un altro dato estremamente preoccupante riguarda i costi della malattia, che sono in aumento sia perchè cresce il numero dei malati sia perchè aumentano le complicanze. Nel 1998, la cura per il diabete assorbiva il 6,65% della spesa sanitaria, con un costo per paziente di 6 milioni di lire (3. 100 euro) e complessivo per il sistema sanitario di 10. 000 miliardi di lire (5,16 miliardi di euro). Oggi, il costo per paziente si è mantenuto stabile, ma quello per il sistema sanitario è raddoppiato a 10 miliardi di euro. Questo costo è suddivisibile tra spesa ospedaliera (55%), farmaci (25%), visite specialistiche ed esami di laboratorio (13%), strisce e dispositivi per la misurazione della glicemia (7%). A questi però devono aggiungersi quelli per la cura delle complicanze, che costano tra i 4. 300 e i 6. 250 euro l’anno sino alla punta massima di 14. 000 euro annui per i diabetici che necessitano di dialisi. “Queste cifre fanno ben capire come sia importante coinvolgere tutte le forze in campo – specialisti, medici di medicina generale, Istituzioni, associazioni dei pazienti, altri operatori sanitari – per arginare questo fenomeno sempre più preoccupante. Solo attraverso la collaborazione di tutti, che porti alla programmazione e all’organizzazione dell’assistenza diabetologica integrata, sarà possibile ottimizzare le risorse e, allo stesso tempo, migliorare la qualità della vita dei diabetici”, conclude Valentini. .