Cheese 2009, le mille anime del formaggio

Torna "Cheese – Le forme del latte", evento biennale in programma a Bra (Piemonte) dal 18 al 21 settembre
2009, organizzato da Slow Food e Città di Bra e giunto alla settima edizione.
La manifestazione internazionale è ormai un punto di riferimento per gli artigiani della filiera lattiero-casearia
mondiale e per un vasto pubblico di appassionati, grazie alla sua capacità di far conoscere “le mille anime del
formaggio”, dagli animali da latte fino al prodotto finito. Perchè ogni formaggio è il risultato di una lunga storia,
con le sue identità e specificità. Cheese si pone proprio l’obiettivo di raccontare queste storie, ma anche e
soprattutto di contribuire a mantenerle in vita.
Nella sua storia ultradecennale Cheese ha cambiato la percezione del mondo caseario da parte dei
consumatori, accendendo i riflettori sulla variegata produzione artigianale: un settore ricco di
opportunità ma anche di problematiche e contraddizioni. Si continua nel 2009, quando la città di Bra,
per quattro giorni, si trasforma in un grande laboratorio di idee, dibattiti, degustazioni, attività
didattiche e mercato.
Una delle battaglie vinte di Cheese è quella che ha riabilitato il latte crudo nella percezione dei
consumatori, affermandolo come elemento imprescindibile di radicamento territoriale e di qualità
organolettica nei formaggi (una campagna portata avanti sin dalla prima edizione, nel 1997). Oggi
l’impegno continua, per far capire che il latte non è una commodity sempre uguale, ma che esistono
tanti latti diversi, a seconda delle razze animali, di come vengono alimentate, dell’ambiente in cui
vivono, dei ritmi produttivi a cui sono sottoposte: presupposti importanti che influiscono sulla
qualità finale, di cui il consumatore può diventare protagonista con le sue scelte.
Di notevole attualità sono le problematiche legate alla presenza di ogm nei mangimi. Non tutti sanno
che attualmente il 90% degli organismi geneticamente modificati importati in Europa è destinato
proprio ai mangimi. Vale a dire che ogni anno entrano nella nostra catena alimentare 20 milioni di
tonnellate di ogm, senza che il consumatore ne sia informato né possa scegliere.
Anche i metodi di allevamento vanno capiti per la loro importanza nei confronti del risultato finale,
in particolare l’alpeggio, la pastorizia nei parchi e la transumanza. Quella del pastore è una figura
che sta rischiando di scomparire (meno 90% negli ultimi trent’anni in Italia) a causa delle condizioni
di vita dure e della scarsa remunerazione, ma soprattutto per l’assenza di norme e regolamentazioni a
tutela del mestiere. L’abbandono del pascolo ha ripercussioni decisamente negative per l’ambiente e
l’economia montana con il conseguente degrado territoriale; viene così a mancare un prodotto dalle
spiccate qualità organolettiche, non replicabili dall’industria zootecnica.