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L’EFSA si esprime sull’influenza aviaria

Il gruppo di esperti sulla salute e il benessere degli animali (AHAW) dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato il 21 settembre un parere scientifico e una relazione sui rischi dell’eventuale ingresso e diffusione dell’influenza aviaria (IA) tra i polli europei.
Nel parere vengono fornite agli addetti alla gestione del rischio indicazioni riguardo le varie opzioni possibili per ridurre il rischio e contenere la malattia, nel caso in cui il pollame dovesse venire contagiato. Il gruppo di esperti AHAW ha inoltre preso in considerazione gli aspetti della IA concernenti il benessere e la salute degli animali.
Il parere e la relazione dell’EFSA verranno inoltrati a supporto dei dibattiti che si terranno nel corso dell’incontro dei responsabili dei servizi sanitari (Chief Medical Officer) e dei responsabili dei servizi veterinari (Chief Veterinary Officers) sul tema dell’IA che si svolgerà a Bruxelles il 22 settembre.
In merito alla possibile emergenza dell’IA nei pollami europei, il parere indica i fattori di rischio più importanti, indicati di seguito:

– la potenziale mutazione dei virus dell’influenza aviaria a bassa patogenicità (LPAI, Low Pathogenicity Avian Influenza) in virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI, Highly Pathogenic Avian Influenza);

– il contatto tra pollame e uccelli selvatici (principalmente uccelli acquatici migratori);

– le importazioni legali e illegali di pollame vivo e volatili in gabbia;

– la penetrazione di prodotti avicoli infettati nella catena alimentare animale;

– il contatto con altri prodotti avicoli (feci, lettiera, piume e peluria).

Per affrontare questi fattori di rischio, il gruppo AHAW ha fornito una serie di consigli riportati di seguito.

Il rischio più preoccupante è la possibile mutazione dell’influenza aviaria a bassa patogenicità (LPAI) in influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI), come nel caso del ceppo H5N1 attualmente presente nell’Asia sudorientale, e la conseguente diffusione nei pollami europei. Sono state registrati vari casi di mutazione dalla forma LPAI alla forma HPAI, in Europa e nel mondo.
Anche se la legislazione dell’UE impone la notifica e il controllo dell’HPAI, ciò non accade per la LPAI. Il gruppo di esperti AHAW dell’EFSA consiglia di inserire nella legislazione dell’UE anche i ceppi LPAI (sottotipi H5 e H7) per i quali è stata dimostrata la mutazione in HPAI, in modo tale che sia possibile prendere le opportune misure per tenerli sotto controllo.
Non essendo possibile impedire totalmente il contatto del pollame con gli uccelli selvatici migratori (e con i loro escrementi), ci sarà sempre un certo livello di rischio di introduzione dei virus dell’IA, dal momento che gli uccelli selvatici (principalmente uccelli acquatici migratori) possono essere infettati dalla LPAI, ma molto raramente dalla HPAI.
Le aree ad elevata presenza di pollame e il pollame tenuto all’aperto (pollame a terra, allevamenti da cortile, ecc.) in corrispondenza delle rotte di migrazione sono quelle a rischio maggiore.
Il gruppo di esperti pertanto consiglia di:
rafforzare le misure di biosicurezza per garantire la separazione tra uccelli selvatici e pollame domestico; aumentare il livello di informazione tra gli allevatori sugli strumenti e le misure disponibili volti a ridurre i rischi di contagio; infine, potenziare il monitoraggio sugli allevamenti a terra e sviluppare una cooperazione strutturata tra ornitologi e epidemilogi dell’IA (monitoraggio, mappatura delle rotte di volo degli uccelli migratori e epidemiologia dell’IA).
Anche se le importazioni di pollame vivo e volatili in gabbia possono rappresentare un rischio, i requisiti legali imposti dall’UE in materia di influenza aviaria dovrebbero ridurre le probabilità di ingresso della HPAI, soprattutto nel caso in cui anche la LPAI venisse individuata in modo chiaro nella legislazione come consigliato dal gruppo di esperti AHAW.
Il possibile rischio di introduzione e diffusione della malattia attraverso la penetrazione dei prodotti avicoli infettati (come ad esempio carne di pollo, uova e prodotti lavorati) nella catena alimentare animale dovrebbe essere limitato. Ciò grazie ad una serie di fattori, come ad esempio le misure di protezione preimportazione, i controlli al momento dell’importazione, i metodi di lavorazione, il divieto sull’uso di rifiuti alimentari nell’alimentazione degli animali, gli effetti della diluizione e altri fattori ambientali. Per quanto riguarda la LPAI, il rischio che possa essere presente nel cibo è considerato trascurabile. Secondo il parere del gruppo di esperti, i controlli al momento dell’importazioni sui volatili vivi e sul pollame in genere dovrebbero essere ancora più severi, in modo tale da ridurre le importazioni illegali di questi prodotti.
Le feci e la lettiera utilizzata per il pollame sono universalmente indicate come importanti mezzi di diffusione delle forme LPAI e HPAI del virus.
Il gruppo di esperti suggerisce che il commercio come letame delle feci e della lettiera utilizzata per il pollame deve essere limitato al letame trattato in modo tale da eliminare la possibile presenza del virus dell’IA.
Le piume e la peluria dei polli che possono essere contaminate dalle feci devono anch’esse essere trattate in modo appropriato per eliminare il virus, prima di poterne autorizzare la circolazione o l’ingresso nell’UE.
Oltre a valutare i rischi suddetti e a fornire indicazioni specifiche su come affrontarli, il gruppo di esperti AHAW consiglia anche delle misure generali da adottare per trattare la malattia. In caso di epidemia, il gruppo consiglia di aumentare le misure di biosicurezza e biocontenimento.
Il gruppo indica inoltre il vaccino del pollame (come alternativa alla soppressione preventiva) come possibile modo per sradicare la malattia. Tuttavia, queste misure dovrebbero essere implementate insieme ad appropriate misure di biosicurezza e a altre misure volte a consentire la rilevazione dell’infezione reale nel pollame in modo tale che non possa essere “mascherata” dagli effetti del vaccino.
A detta del gruppo di esperti, i volatili da cortile e gli uccelli domestici non dovrebbero aumentare la diffusione della malattia; il gruppo di esperti consiglia quindi per questi volatili una maggiore sorveglianza, misure di biosicurezza, quarantena e vaccinazione, in particolare in sostituzione della soppressione di massa.
Altre misure importanti consigliate sono:

– lo sviluppo di sistemi di avvertimento tempestivo per una rilevazione tempestiva della LPAI;

– l’individuazione delle aree di esposizione ad alto rischio (es. in prossimità di popolazioni di pollame in siti di roosting o svernamento, o di rotte migratorie, soprattutto per gli uccelli acquatici);

– la definizione di distanze di sicurezza tra gli allevamenti e di regole di pianificazione regionale che consentano di ridurre il rischio di diffusione del contagio della malattia, soprattutto nelle aree ad elevata densità di popolazione avicola;

– la definizione di piani di emergenza per la soppressione di massa del pollame in caso di grandi epidemie;

– l’uso dei metodi di soppressione più rispettosi dell’animale, se necessario in caso di crisi (il gruppo dà delle indicazioni su tali metodi ed elenca quelli da evitare).

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