''La Not de bisò'', ovvero un vino bevuto in bicchieri da collezione

Il 5 gennaio di ogni anno a Faenza, nella Piazza del Popolo, sulla quale si affacciano i Palazzi testimoni della Lunga Signoria dei Manfredi, si dà fuoco al Niballo e si beve il Bisò, un vino, a base di Sangiovese, speziato e cotto in grandi paioli di rame.
Ogni Rione ha una sua particolare ricetta segreta tramandata dalla tradizione.
Il Bisò lo si beve nel Gotto, un bicchiere a bordo basso creato appositamente dai ceramisti.
Il "servizio dei Gotti", sei bicchieri e una brocca, è già in vendita presso ogni Rione mentre i pezzi singoli possono essere acquistati solo la notte del 5 Gennaio presso gli Stand dei Rioni insieme, naturalmente, al Bisò bollente e profumato.
I Gotti sono oggetto di ricerca e di collezionismo da parte delle famiglie faentine e dei molti visitatori che ogni anno arrivano a Faenza per l'occasione.
Ma perché poi si brucia il "Niballo" che per tutti è l'Annibale cartaginese, tant'è che nelle sembianze rappresenta proprio un "moro"? La storia a questo punto parte ancora da più lontano. Durante la II Guerra Punica gli abitanti di queste zone si allearono ai romani per battere il comune ed insidioso nemico punico. Si dice che dimostrassero così la loro fedeltà a Roma e meritassero il titolo di Faventes, i favorevoli, i favoriti. Il sito, poi posto a difesa degli interessi romani, fu chiamato Faventia che letteralmente significava "Buon Augurio".
Faenza portava fortuna. E così è rimasta fino ad ora.
Per sottolineare la propria tradizione di città che porta bene e per aprire al nuovo anno appena iniziato, in occasione della notte dell'Epifania, i faentini bruciano il simbolo del pericolo, del nemico che significa per tutti il male passato e la speranza in un buon futuro.
In quanto rito straordinario si fondono diverse componenti: la storia, gli antichi riti pagani, la tradizione e anche un po' di mistero.
La storia delle guerre Puniche, la Fedeltà a Roma, il rito del fuoco purificatore, la tradizione secolare della terra plasmata e vivificata dalle mani dei ceramisti, il mistero e il segreto del vino cotto e speziato, quasi fosse una pozione magica che fa bene e porta fortuna….. che porta Faventia.
ll programma di massima della manifestazione di giovedì 5 gennaio 2006 è il seguente:
alle ore 17.00 apertura degli stand gastronomici dei cinque Rioni, con cucina tradizionale, bisò (il caratteristico vin brulè) e musica diffusa da Radio Bruno; alle 19.00 ingresso del Niballo in piazza sul carro trainato da buoi; alle 24.00 il classico rogo del Niballo nel centro della piazza.
Il Niballo, il grande fantoccio raffigurante Annibale, il guerriero saraceno che simboleggia le avversità, entrerà in piazza, secondo un'antica tradizione, su un carro trainato da buoi, vestendo i colori del Rione vincitore dell'ultimo Palio del Niballo (quindi il Rosso).
Nell'immaginario popolare con il rogo del Niballo vengono bruciate anche tutte le sfortune dell'anno appena trascorso ed è proprio in questo momento che i gotti in ceramica ricolmi di bisò vengono riempiti ripetutamente e diventano i grandi protagonisti della festa.
Intanto nelle cinque sedi rionali sono già in vendita da alcuni giorni i servizi completi (sei bicchieri e la brocca) della nuova serie dei gotti 2006.
Il singolo gotto e la brocca si potranno invece acquistare solamente durante la Nott de Bisò negli stand rionali in piazza del Popolo.
I prezzi sono quelli dello scorso anno: il servizio completo (brocca e gotti) costa 100 euro; durante la Nott de Bisò la brocca si può acquistare a 50 euro, mentre il singolo gotto a 10 euro.
La decorazione scelta per la manifestazione di quest'anno – individuata dal Comitato Palio, con la collaborazione di Carmen Ravanelli Guidotti, conservatrice del Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, e dell'artista Luciano Sangiorgi – è quella "a ricamo".
E' una classe decorativa che si sviluppa in seno ai "bianchi" di Faenza, in parallelo alla "raffaellesca", quella detta con espressione moderna "a ricamo". Infatti nei documenti antichi questa espressione non compare, mentre gli inventari fanno riferimento ai "bianchi" ornati "a frizo dipinto" o a maioliche "colorite di azzurro", che potrebbero corrispondere al genere decorato a ghirlandina "compendiaria", oppure altrettanto, e forse più plausibilmente, alla decorazione "a ricamo".
Per lo più basata su una figurina centrale (allegoria, soldato romano, putto, ecc), fulcro di una simmetrica e leggera trama in azzurro ispirata a coeve realizzazioni di manifattura tessile, questa decorazione a Faenza viene elaborata già a partire dal terzo decennio del '500 nelle più prestigiose botteghe della prima stagione dei "bianchi", dai Bettisi agli Utili, con opere certificate dai loro inconfondibili marchi di bottega.

Fonte: Racine.ra