Da Copenhagen la dieta ''salvaclima''

I gas serra si combattono anche a tavola. Arriva la dieta salva-clima che calcola questa volta non le calorie ma le emissioni di anidride carbonica. E cosi' per mangiare e fare del bene al Pianeta vanno bene uova, tonno, o latte e vegetali, il filetto di manzo invece produce troppo riscaldamento. Due esperti italiani hanno messo a punto il conteggio delle emissioni di ogni pietanza nello studio Impatto ambientale nel settore agroalimentare in Italia. Ad elaborare lo studio Riccardo Valentini, membro del gruppo intergovernativo di scienziati Ipcc e che fa parte della delegazione ufficiale italiana a Copenaghen, anche ordinario di Ecologia -Dipartimento di Scienze Forestali e ambientali, e Mauro Moresi, Scienze e Tecnologie Agroalimentari, entrambi all'Universita della Tuscia. In particolare, in riferimento alle porzioni delle 5 classi di alimenti basilari, necessarie per comporre una razione alimentare giornaliera di circa 2000 chilocalorie (kcal), si e' ipotizzato di soddisfare l'apporto proteico giornaliero (circa 75 grammi al giorno) con selezionati alimenti, quali filetto di manzo; bistecca di maiale; pollo arrosto senza pelle; tonno sottolio; piselli secchi; solo latte, uova e vegetali; oppure solo uova e vegetali. Utilizzando le stime del potenziale di riscaldamento globale (Gwp) sui prodotti alimentari disponibili in banca-dati, si e' calcolato che solo la razione a base di filetto di manzo comporterebbe un potenziale di riscaldamento annuale di 3000 kg Co2 equivalenti, circa 3 volte superiore alle emissioni Ipcc consentite mentre il potenziale di riscaldamento per le altre razioni esaminate oscillerebbe da 647 (razione uova e vegetali) a 832 (razione tonno) kg CO2 equivalenti pro capite l'anno. Valentini e Moresi hanno quindi ricordato che lo studio Ismea 2009 ha stimato un contributo emissivo pro-capite annuo del settore agro-alimentare di circa 1780 kg Co2, pari al 18.8% di quello globale (9543 kg Co2/pro-capite/anno). Cio' eccede il riscaldamento totale potenziale consentito a 20 anni (5900 kg Co2/pro-capite/anno), che e' stato previsto dall'Ipcc per dare a tutti gli esseri umani che vivono oggi sulla Terra e a quelli che vi vivranno fino al 2100 gli stessi diritti di emettere gas serra. Si dovrebbero pertanto ridurre le emissioni del settore agro-alimentare italiano a non piu' di 1100 kg Co2 pro-capite/anno. Da qui il sostegno alla dieta mediterranea. Nel 2007 in Italia il bilancio di emissioni di gas-serra, ricorda lo studio, e' stato pari a 553 milioni di tonnellate di Co2. Il contributo del settore agro-alimentare nella sua totalita' e' aggregato in tre voci relative all'impiego di combustibili nelle coltivazioni agricole, alle emissioni dell'industria manifatturiera ed alla produzione di gas serra nelle attivita' agricole di coltivazione e allevamento (esclusivamente metano e protossido di azoto). Non si rilevano le emissioni dovute ai trasporti delle derrate agro-alimentari dal campo alla tavola, essendo aggregate a quelle di tutti i trasporti italiani, ne' quelle derivanti dal packaging. Inoltre nello studio Ismea 2009 e' stato stimato un contributo emissivo pro-capite annuo del settore agro-alimentare di circa 1780 kg CO2, pari al 18,8% di quello globale (9543 kg CO2/pro-capite/anno). Cio' eccede il riscaldamento totale potenziale consentito a 20 anni (5900 kg Co2/pro-capite/anno) che e' stato previsto dallIpcc per dare a tutti gli esseri umani che vivono oggi sulla Terra e a quelli che vi vivranno fino al 2100 gli stessi diritti di emettere GS. Si dovrebbero pertanto ridurre le emissioni del settore agro-alimentare italiano a non piu' di 1100 kg Co2/pro-capite/anno, che ridurrebbe le emissioni di gas serra globali -riferiscono gli esperti – di circa 40 milioni di tonnellate di Co2 l'anno. (ANSA).