Conoscere le etichette: cosa significa il simbolo Radura

Il simbolo “Radura” mostrato in fotografia viene utilizzato per indicare i prodotti alimentari trattati con radiazioni ionizzanti.

A questo punto è utile sapere che cosa sono le radiazioni ionizzanti e a cosa serve l’utilizzo di questi “raggi gamma” nella produzione degli alimenti. Allo scopo proponiamo questo interessante articolo di Foodhubmagazine che presenta lo stato applicativo della tecnologia di irraggiamento in Italia.

Radiazioni e filiera agroalimentare: un binomio possibile

L’utilizzo delle radiazioni ionizzanti in ambito agroalimentare rappresenta una tecnica sostenibile, sicura e che evita sprechi. L’irraggiamento di semi, piante e cibi permette di migliorare le produzioni e garantisce maggiore sicurezza alimentare. Le radiazioni sono utilizzate per il controllo di specie infestanti, produzione di packaging sostenibile e trattamento delle acque.

Food irradiation, variabilità genetica e metrologia

L’irraggiamento degli alimenti (o food irradiation) è una tecnica nata intorno al 1920 negli USA con lo scopo di aumentare il tempo di conservazione del cibo mediante l’utilizzo delle radiazioni ionizzanti. Già a partire dal 1950, razioni di cibo irraggiato furono impiegate dall’esercito americano.

Da allora, dati gli innegabili vantaggi rappresentati da questa tecnologia rispetto a quelle più tradizionali (trattamenti termici, congelamento, inscatolamento, pastorizzazione…), si è assistito ad un interesse sempre crescente, tanto che al giorno d’oggi sono più di cinquanta i Paesi in cui si irraggiano prodotti alimentari come spezie, carne, frutta e verdura per consumo interno o per esportazione.

Questa tecnologia è da anni suggerita, supportata e regolamentata dalle più importanti ed autorevoli organizzazioni mondiali del settore, quali la World Health Organisation (WHO), la Food and Agriculture Organisation (FAO), la International Atomic Energy Agency (IAEA) e la European Food Safety Authority (EFSA).

Ma quali sono gli effetti più importanti delle radiazioni sugli alimenti?

Prima di rispondere a questa domanda, è necessario fare un po’ di chiarezza sul termine ‘radiazioni ionizzanti’, spesso percepito con diffidenza e timore da parte dell’opinione pubblica e dei consumatori.

Si tratta di radiazioni con energia tale da poter essere trasferita alla materia attraversata interagendo con la struttura elettronica, producendo ionizzazione e modifiche (controllate) a livello molecolare.

Le interazioni dipenderanno non solo dall’energia e dalla tipologia della radiazione, ma anche dalla composizione e dallo stato fisico del materiale, dalla temperatura e dalle condizioni ambientali.

In campo agroalimentare, vengono utilizzate le radiazioni gamma, prodotte in genere da sorgenti di Cobalto-60 (energia media di 1,25 MeV) o Cesio-137 (energia di 662 keV), elettroni (con energie fino a 10 MeV) o raggi X (con energie fino a 5 MeV) [1].

Conducendo l’irraggiamento nel rispetto delle normative e dei protocolli vigenti è possibile ottenere numerosi vantaggi a livello igienico-sanitario, ambientale e di sicurezza agroalimentare quali:

l’eliminazione di parassiti ed organismi patogeni (Salmonella, Campylobacter, E. Coli) pericolosi per la salute dell’uomo;
il prolungamento della durata degli alimenti conservati a temperatura ambiente mediante inibizione dei processi di decomposizione, riducendo sensibilmente gli sprechi;
il rallentamento dei processi germinativi in bulbi (aglio, cipolla), tuberi (patate) e frutti, che possono quindi essere consumati in periodi differenti da quelli di raccolta;
la disinfestazione di derrate alimentari destinate all’esportazione o all’importazione, evitando problemi di quarantena e diffusione di insetti non autoctoni.
Si tratta inoltre di una tecnologia che permette di evitare l’utilizzo di sostanze chimiche, con possibile rilascio di residui all’interno dell’alimento trattato, o variazioni di temperatura (essendo di fatto un processo ‘a freddo’) ed assicurando perciò il mantenimento delle proprietà strutturali, nutritive ed organolettiche dei cibi.

Non da ultimo, l’irraggiamento può essere condotto (se con raggi gamma) direttamente sull’alimento imballato, evitando così ulteriori successive manipolazioni e contaminazioni esterne.

Infine, sembrerebbe superfluo ma, essendo un dubbio e timore piuttosto diffuso, è bene ribadire che gli alimenti così irraggiati non diventano radioattivi.

Applicazioni delle radiazioni nel panorama internazionale 

Specifiche disposizioni e regolamentazioni possono invece variare da Paese a Paese, in particolare per quanto riguarda le categorie di alimenti per i quali è ammesso l’irraggiamento.

Ad esempio, mentre negli USA è possibile il trattamento di carne (bovina, suina, avicola), pesce, crostacei, molluschi, cereali, erbe e spezie, frutta e verdura di diversa tipologia, in Italia è possibile irraggiare solamente aglio, cipolle, patate, erbe aromatiche essiccate, spezie e condimenti vegetali .

In Europa il food-irradiation viene effettuato principalmente in Belgio (69%), Olanda (13%), Francia e Spagna (7%)

Per questo motivo, poiché la normativa italiana non vieta l’importazione di prodotti irraggiati, sono stati individuati dal Ministero della Salute numerosi Laboratori accreditati per verificare che gli alimenti siano stati correttamente irraggiati mediante l’utilizzo di tecniche analitiche e chimico-fisiche (Electron Spin Resonance, termoluminescenza, gascromatografia, DNA comet) .

Tale identificazione viene eseguita mediante protocolli e metodi di prova standardizzati che richiedono campioni di riferimento per la metrologia in campo alimentare (ad esempio grano, spezie), al fine di assicurare una buona tracciabilità, qualità e sicurezza.

Le regolamentazioni presenti nei vari Paesi richiedono infine che il prodotto irraggiato presenti specifica dicitura ed etichettatura (simbolo ‘Radura’. Questo è tuttavia richiesto solamente se l’alimento viene venduto tal quale a seguito del trattamento, ma non nel caso in cui esso subisca trasformazioni successive o sia utilizzato come ingrediente di alimenti più complessi.

Le radiazioni ionizzanti possono essere impiegate anche per indurre mutazioni controllate (a livello del DNA) nelle colture, generando così un’ampia variabilità genetica (mutation breeding).

Si può ottenere così un incremento della produzione di frutta, cereali, legumi e semi, creando e selezionando piante sempre più resistenti agli stress ambientali (scarsità di acqua, acidificazione o incremento di salinità del terreno) spesso dovuti a drastici cambiamenti climatici, oppure modifiche di piante ornamentali e da frutto per esigenze di mercato.

Radiazioni ionizzanti e sostenibilità ambientale

Tra le applicazioni più interessanti di tali metodologie in campo agroambientale, troviamo la tecnica SIT (Sterile Insect Technique): si tratta di un metodo consolidato, green e sostenibile per il controllo di insetti infestanti (mosca della frutta, lepidotteri, cimici).
Infatti, a differenza dei tradizionali metodi di lotta biologica che prevedono l’introduzione nell’ecosistema di specie estranee antagoniste, si procede alla sterilizzazione, mediante radiazioni, di un gran numero di maschi prima di immetterli nuovamente nell’ambiente, con conseguente riduzione della popolazione infestante.

Ciò è sufficiente, pur senza provocarne la completa eradicazione, ad ottenere il controllo dei parassiti stessi, riducendo le perdite di prodotto e l’uso di pesticidi.

Le radiazioni ionizzanti sono diffusamente impiegate anche nel trattamento di fanghi e acque reflue, derivanti da attività domestiche, industriali o agricole, generalmente ricche di sostanze organiche o inorganiche dannose per la salute e l’ambiente.

Il trattamento radiativo è in grado di rimuovere pesticidi e composti chimici di varia natura, permettendone il risanamento prima di essere riversate nell’ambiente.

Infine, un ulteriore aspetto di interesse è rappresentato dall’interazione tra le radiazioni ionizzanti ed i materiali utilizzati per l’imballo ed il packaging alimentare, in quanto molto frequentemente l’irraggiamento viene condotto direttamente sul prodotto già confezionato.

Ciò implica però che il materiale debba mantenere inalterate le proprie caratteristiche (resistenza meccanica, proprietà di barriera, stabilità chimica) anche a seguito del trattamento di irraggiamento.

Nonostante si tratti di un mercato in costante evoluzione, numerosi sono i materiali polimerici approvati per tale utilizzo ed è in esame il processo di produzione di imballi mediante irraggiamento.

Tra le tipologie più innovative per il food packaging, possiamo sicuramente citare gli imballaggi (ed inchiostri per etichettatura) edibili, del tutto biocompatibili e biosostenibili, in quanto di origine totalmente naturale (cere, alghe, proteine vegetali) .

Lo stato attuale in Italia

Nonostante le tecnologie di irraggiamento siano diffuse in numerosi Paesi del mondo, in Italia esistono solamente cinque impianti commerciali (di cui uno autorizzato per food irradiation), coinvolti principalmente nella sterilizzazione di prodotti medico-sanitari.

Presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia (Roma) è invece presente la facility di irraggiamento gamma Calliope, con caratteristiche uniche a livello europeo. L’impianto di ricerca, coinvolto in numerosi Progetti e punto di riferimento nel panorama internazionale, offre servizi di irraggiamento certificati anche ad utenti esterni.

Conclusioni
Le radiazioni ionizzanti rappresentano una tecnologia sicura, non invasiva ed economicamente competitiva che permette di ottenere risultati significativi in campo agroalimentare. Una maggiore diffusione ed accettazione da parte dei consumatori e degli esperti nel settore è quindi auspicabile.

Fonte: Foodhubmagazine