Cavolfiore della Piana del Sele

Italia – Il seme del cavolfiore della Piana del Sele Igp viene impiegato per la riproduzione e deve essere conforme alle prescrizioni di legge riguardanti l’intera filiera sementiera, vivaistica, produttiva e commerciale.
Gli interventi tecnico-colturali previsti sono:
a) impianto della coltura: la semina si effettua in contenitori alveolari. Il trapianto delle piantine provviste di 4-5 foglie vere si realizza in estate-autunno oppure a fine inverno-inizio primavera su terreno previamente sottoposto ad una lavorazione principale di media profondita’, seguita da erpicature e/o fresature; viene realizzata la disposizione in file singole o binate. La densita’ d’impianto varia in funzione della varieta’ e della stagione colturale, da 1.6 a 2,0 piante per m² (pari a circa 16.000/20.000 pt/ha), considerando comunque che l’aumento degli spaziamenti tra le
piante da’ luogo a un incremento del calibro dei corimbi che si producono;
b) avvicendamento colturale: il «Cavolfiore della Piana del Sele» Igp deve essere obbligatoriamente coltivato pianificando e rispettando inderogabilmente un avvicendamento colturale, al fine di evitare di ripetere questa coltura sullo stesso appezzamento di suolo per due anni consecutivi ovvero di farla precedere e seguire da almeno un ciclo colturale effettuato con colture non afferenti alla famiglia delle Brassicaceae;
c) irrigazione: gli apporti irrigui sono commisurati all’andamento meteorologico stagionale e alle caratteristiche del suolo, ovvero alla domanda evapotraspirativa;
d) concimazione: deve essere praticata in base alle esigenze nutrizionali effettive della coltura. L’azoto deve essere somministrato evitando interventi nell’ultimo mese che precede la raccolta. In tal modo si evita l’allungamento della fase vegetativa e si migliora nel contempo la qualita’ dei corimbi;
e) difesa fitosanitaria: tutte le procedure di difesa fitosanitaria devono essere conformi al «Disciplinare di difesa integrata» del Cavolfiore emanato dalla Regione Campania, Assessorato all’agricoltura, ultimo aggiornamento; ovvero, in alternativa, devono essere conformi al «Disciplinare di produzione biologica», cosi’ come previsto dalle normative comunitarie e nazionali vigenti in materia;
f) raccolta: e’ effettuata recidendo manualmente lo scapo fiorale al di sotto dell’ultima foglia involucrante il corimbo, quando quest’ultimo ha completato l’accrescimento. La produzione massima ammessa e’ pari a 40 t·ha-1 ;
g) conservazione post-raccolta: la conservazione post-raccolta avviene: a) a temperatura ambiente, in appositi locali idonei allo svolgimento di tale fase, poco luminosi, ben ventilati e con umidita’ ambientale inferiore al 75%; b) in celle frigorifere, con temperatura compresa tra 0° e 4°C e umidita’ del 70-75%, anche con l’ausilio di atmosfera controllata, ovvero con percentuali di ossigeno e anidride carbonica comprese tra 2% e 8%;
h) lavorazione del prodotto: prima del confezionamento, il prodotto raccolto e ben asciutto e’ sottoposto al processo di lavorazione, consistente nel taglio dello scapo fiorale a 1 cm di lunghezza e nella recisione della corona di foglie esterne, non aderenti al corimbo, in modo da ottenere corimbi compatti e ben protetti.