Asparago bianco di Cimadolmo

L’indicazione geografica protetta «Asparago bianco di Cimadolmo» è riservata ai turioni di asparago provenienti da impianti, iscritti in un apposito elenco tenuto dall’organismo di controllo di cui al punto 4.7, costituiti dalle cultivar «Precoce d’Argenteuil», «Gladio», «Larac», «Dariana», «JM 2001» e «JM 2004». Possono essere presenti negli impianti altre cultivar, fino ad un massimo del 20 %. L’asparago bianco di Cimadolmo all’atto dell’immissione al consumo deve presentare le seguenti caratteristiche merceologiche e qualitative: — il prodotto si presenta confezionato in mazzi di turioni saldamente legati da 0,5 a 3 kg o in imballaggi unitari (turioni disposti a strati). Sia i mazzi che gli imballaggi unitari devono essere costituiti da turioni omogenei, cioè della stessa categoria di qualità e dello stesso calibro. Inoltre i mazzi contenuti in uno stesso imballaggio devono essere omogenei come anzi specificato,
— i turioni devono essere totalmente bianchi. Inoltre i turioni devono essere interi, di aspetto e di odore freschi, sani, esenti da attacco di roditori o di insetti, praticamente esenti da ammaccature, puliti, privi di umidità esterna, cioè sufficientemente asciutti dopo l’eventuale lavaggio o refrigerazione con acqua fredda, privi di odore e sapore estranei; i turioni non devono essere vuoti, né spaccati, né pelati, né spezzati. Sono tollerati lievi spacchi  sopraggiunti dopo la raccolta, purchè non superino i limiti previsti dalle tolleranze, — l’Asparago bianco di Cimadolmo è classificato esclusivamente nelle seguenti 2 categorie previste dalla normativa comunitaria sulla commercializzazione degli asparagi: «Categoria Extra» e «Categoria Prima». Ricade in provincia di Treviso e comprende l’interno territorio dei Comuni di: Cimadolmo, Brede di Piave, Fontanelle, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, Santa Lucia di Piave, Vazzola.
A livello storico-tradizionale, la coltivazione dell’asparago bianco di Cimadolmo nell’antichità è testimoniata dalle citazioni rinvenibili nelle opere di alcuni scrittori dell’età antica quali Agostinetti, nell’opera «I 110 ricordi che formano il buon fattore di Villa» (1600) e dalla documentazione allegata.
A livello di controlli per l’attestazione di provenienza (origine) della produzione Igp, la prova dell’origine dell’asparago bianco di Cimadolmo Igp dalla zona geografica di produzione delimitata è certificata dall’organismo di controllo di cui al punto 4.7, sulla base di numerosi adempimenti cui si sottopongo i produttori interessati nell’ambito dell’intero ciclo produttivo. I fondamentali di tali adempimenti, che assicurano la rintracciabilità del prodotto in ogni fase della filiera produzione — lavorazione — confezionamento, sono costituiti da: — una preliminare iscrizione, a cura dei produttori interessati, nell’apposito elenco delle superfici coltivate, attivato, tenuto ed aggiornato dall’organismo di controllo, — la presentazione, a cura dei prodotti interessati, al predetto organismo della denuncia di inizio raccolta, con l’indicazione dell’eventuale centro di lavorazione e confezionamento, — l’annotazione, a cura dei produttori interessati, su apposito registro con cadenza settimanale dei quantitativi prodotti ed eventualmente conferiti al citato centro; infine, la presentazione da parte del produttore stesso, entro 30 giorni dalla data indicata di fine raccolta, all’organismo di controllo della denuncia finale della produzione annuale, — la conseguente certificazione, da parte dell’organismo di controllo, di tutte le partite di prodotto
confezionato ed etichettato con indicazione geografica protetta «Asparago bianco di Cimadolmo» prima della commercializzazione ai fini dell’immisisone al consumo.
Nell’ambito della zona geografica di produzione delimitata sono idonei alla coltivazione dell’asparago bianco di Cimadolmo i terrenti di tipo sabbioso-limoso, di origine alluvionale, sciolti, soffici, con reazione da neutra a subalcalinea permeabili e accuratamente drenati. Il clima è quello temperato — umido tipico della zona geografica di produzione delimitata, caratterizzato da primavere con elevate intensità di pioggia che favoriscono il rapido accrescimento dell’asparago, consentendo l’ottenimento di turioni bianchi, teneri e privi di fibrosità. Tecniche colturali: È previsto l’avvicendamento colturale e pertanto la coltura non deve succedere a sé stessa o ad altre liliacee per almeno 24 mesi. Inoltre la coltura non deve succedere alla bietola,
patata, carota e leguminose. La preparazione del terreno ai fini dell’impianto prevede una aratura leggera, preceduta o seguita da ripuntatura profonda.
Per l’impianto della coltura devono esser impiegate zampe o piantine esenti da malattie. Il periodo di trapianto per le zampe è tra marzo ed aprile. La densità di impianto non deve superare le 16 000 piantine e/o zampe per ha, con larghezza tra le file non inferiore a due metri e mezzo. Fertilizzazione: È obbligatorio eseguire un’analisi completa del terreno ove è destinata la coltura e ripeterla almeno dopo 5 anni. Il terreno andrà annualmente integrato dalle asportazioni dovute alla coltivazione. Sono basilari i valori medi di asportazione di seguito riportati: N = 2,5 kg per q di prodotto; P2O5 = 0,7 kg per q di prodotto; K2O = 2,25 kg per q di prodotto ed i valori risultanti dalle analisi del terreno. L’azoto ed il potassio vanno distribuiti da maggio a fine luglio, il fosforo ed il boro a fine autunno/inizio inverno. La concimazione minerale deve essere integrata con ammendanti organici. Cure colturali: È prevista la formazione di cumuli di terreno per la produzione di turioni bianchi, impiegando un’attrezzatura idonea, escludendo l’uso dell’aratro. È d’obbligo la pacciamatura per la produzione di turioni bianchi. In caso di utilizzo di film plastico nero lo spessore minimo deve essere di 0,1 mm. La coltura dell’asparago abbisogna di irrigazione. In periodo siccitoso sono da apportare 50 mm di acqua ogni 10 giorni. In relazione al livello pluviometrico, si rendono in media necessari 3-4 interventi irrigui da giugno a tutto agosto. La difesa fitosanitaria deve fondarsi sulla corretta applicazione delle tecniche agronomiche. Deve pertanto fare ricorso alla tecniche di lotta integrata indicate dai servizi fitosanitari preposti o di lotta biologica in modo da ridurre al minimo indispensabile gli interventi chimici. Raccolta: La raccolta del prodotto inizia a partire dal terzo anno. I primi turioni si raccolgono in marzo (il 20 circa) ed il periodo di raccolta si protrae per 15-20 giorni al terzo anno dall’impianto e per 40-60 giorni dal quarto anno in poi. Il periodo di raccolta non deve in ogni caso protrarsi oltre il 30 maggio. La produzione annua massima prevista è di 7 000 kg/ha. I turioni di asparago bianco di Cimadolmo vanno raccolti nelle ore più fresche della giornata e con minore intensità di luce. Conservazione e condizionamento: Dopo la raccolta gli asparagi devono essere avviati al centro di lavorazione entro 12 ore, consegnati in mazzi o alla rinfusa. Per la loro conservazione è indispensabile rallentare il metabolismo del prodotto, mediante un rapido raffreddamento tramite conservazione a temperatura idonea. Il successivo condizionamento deve essere tale da assicurare al prodotto una sufficiente protezione. Al condizionamento il prodotto deve essere privo di qualsiasi corpo estraneo. Ai fini immissione al consumo l’asparago bianco di Cimadolmo deve essere presentato confezionato in mazzi o in imballaggi unitari contenenti turioni omogenei, della stessa categoria di qualità e dello stesso calibro, come specificato al punto 4.2. Le predette confezioni di vendita sono opportunamente addobbate ed etichettate. La particolare composizione dei terreni, il clima temperato — umido tipico della zona di produzione, uniti ai tradizionali metodi di coltivazione dell’asparago bianco (esperienza tramandatasi fin dall’antichità) fanno sì che le caratteristiche qualitative e di tipicità del prodotto sono
strettamente connesse all’area geografica delimitata, che si debba dunque considerare come l’ambiente
ideale di origine dell’asparago bianco di Cimadolmo.