2° ''Bordolese Day'' a San Bonifacio (Verona)

Piacere…Bordolese! Il seducente “taglio” tra Cabernet e Merlot, espresso in oltre 140 vini provenienti da dodici regioni italiane, è il protagonista del secondo Bordolese Day che va in scena, il 22 e 23 ottobre a San Bonifacio (Verona), nella magnifica cornice di Villa Gritti, rinascimentale dimora nobiliare nel cuore della Denominazione Doc Arcole. A due passi da Verona, nei vigneti che segnano il confine con Vicenza, cinque anni fa è stata infatti riconosciuta una delle Doc più originali, con i bianchi “vini delle sabbie” ed i grandi rossi che paiono candidare il veronese Orientale anche a culla di rossi da copertina.

A promuovere l’evento, che si articola in una prima giornata su invito dedicata agli addetti ai lavori e in un’imperdibile domenica per gli appassionati, è il Consorzio tutela vino Arcole Doc di concerto con Regione Veneto, Veneto Agricoltura, Camera di commercio e Provincia di Verona.
Portare “140 Super red” nella terra dei bianchi più noti al mondo (basta infatti attraversare la strada per trovarsi nel comune che dà il nome al Soave) può apparire provocatorio, ma a ben vedere le ragioni per assegnare al giovane Arcole Doc le funzioni del padrone di casa ci sono tutte: a cominciare dal paradosso positivo che guiderà l’intero happening, il paradosso cioè di avere il modo di apprezzare l’autoctonia attraverso l’ espressione della combinazione di due tra i vitigni più “globalizzati”, Merlot e Cabernet, appunto. Proprio la presenza di bordolesi in arrivo da ogni angolo d’Italia, i veneti e la Lombardia, i marchigiani con gli umbri, il Nord-Est di Friuli e Trentino, e ancora la sofisticata Toscana, il Lazio e la Sicilia, la godereccia Emilia assieme a La Vallèe, sarà forse il mezzo migliore per comprendere quanta parte di merito abbia il territorio di provenienza nella liaison che sta alla base del bordolese.

Non a caso di “Stile, eleganza e territorio” relativi ai Bordolesi d’Italia si parlerà nel corso del convegno in programma sabato 22 ottobre dalle 9.30.
A fare gli onori di casa Carlo Bressan, presidente del Consorzio dell’Arcole Doc, Denominazione in cui i bordolesi, stando al tema del suo intervento, sono di casa già dall’800. La “lezione” di Attilio Scienza sarà dedicata successivamente all’approdo nel belpaese della tradizione transalpina dei rossi di fusione, mentre Luca Toninato, ricercatore, porterà il discorso sulla zonazione del vigneto Italia

L’intervento dell’enologo Giacomo Tachis sarà tutta una dichiarazione d’amore per il fenomeno Sassicaia, il più cinematografico tra i bordolesi, finito con l’essere tra gli attori protagonisti di Side ways. Vino aristocratico di nome e di fatto, quello che nasce con l’appellativo di bordolese: da un lato c’è l’apprezzamento che lo rende un sogno irraggiungibile ai più (le quotazioni più ottimiste assegnano un corrispettivo minimo di 100 euro a bottiglia), dall’altro c’è quel sangue bordolese che pare aver sostituito l’arcinoto blu nelle vene dei nobili vignaioli italiani.

Tra loro il conte Francesco Marone Cinzano, “papà” di Erasmo, il bordolese frutto delle uve cilene, realizzazione di un’impresa assolutamente italiana, fortuna sui mercati di mezzo mondo. Come lui anche Giulio Betrand ha scommesso su un mito, ma fuori porta, arrivando a battezzare in Sudafrica i suoi due bordolesi. E se a far due conti acquistare in enoteca i vini ospiti si spenderebbero non meno di 3mila e 300 euro, è interessante valutare il fenomeno anche con gli occhi della categoria rappresentata da Gigliola Bozzi Gaviglio, presidente di Vinarius.
Stando sull’economia Giuseppe Meregalli, importatore, farà il punto sul Négoce come motore del bordolese, vero e proprio business-wine agli occhi di un broker come Paolo Basso. A chiudere Dino Marchi in rappresentanza dei sommeliers del Veneto, “terra promessa dei bordolesi”: sarà forse questo l’ intervento che meglio saprà spiegare il provocatorio invito della Doc Arcole anche alla luc della possibilità, forse unica, di valutare i 40 bordolesi veneti (terra in cui Merlot e Cabernet vantano una presenza storica) come lettura del territorio.

Su questo fronte, del resto, Veneto Agricoltura ha scommesso finanziando (e tra i beneficiari c’è anche il vitigno dell’Arcole Doc) studi di zonazione volti all’approfondimento sull’incidenza di un luogo specifico su un vino.
Insomma, per un verso la ricerca su un unico vigneto indagato a seconda delle due espressioni relative e dall’altro, nel caso dei bordolesi, la possibilità di confronto tra diversi territori che si esprimono però attraverso due vitigni condivisi. Qualche spunto lo darà senza ombra di dubbio una “penna” notoriamente rapita dal bordolese, il giornalista Bruno Donati Dalla teoria alla pratica ci vorrà poco visto che il pomeriggio di sabato e tutta la domenica saranno invece dedicati alla più grande degustazione di bordolesi mai fatta in Italia. Con un ticket d’ingresso di soli 20 euro ogni appassionato avrà modo fino alle 23 di incontrare vini inavvicinabili, i famosi 140 Super red il cui valore complessivo è stimato in oltre 40 mila euro, ricevere la guida ai Bordolesi d’Italia e tenere a mo’ di souvenir il calice utilizzato per le degustazioni.

Già, ma chi ci sarà: Fratta Maculan, Berengario Zonin, Capo di Stato Loredan Gasparin, Rosso dell’Abazia Serafini & Vidotto, il citato Sassicaia assieme al Moromoreto de’ Frescobaldi, Lupicaia, Ornellaia, Petra, Cignale Castello di Querceto, tanto per fare qualche nome a cui sono destinati ad aggiungersi anche i giovani debuttanti di lusso…e magari anche un bordolese chiamato Nero d’Arcole.