Notizie

Tavernellow è il nuovo spumante gassificato parzialmente dealcolato al 3%

l nuovo vino parzialmente dealcolato, bianco e rosè, è la scommessa del Gruppo sul vino a bassa gradazione: bollicine leggere e contemporanee per un nuovo modo di brindare

Il primo prodotto della linea No-Low in casa Caviro, oggi già venduto sugli scaffali dei reparti vino della grande distribuzione.

Un prodotto in due vesti. Un bianco ideale per l’aperitivo ma anche accanto a crudi di pesce e formaggi freschi, e un rosé perfetto per accompagnare un club sandwich o del finger food. Due referenze, bianco e rosato, che rappresentano solo il primo passo di un progetto pensato per durare a lungo.

La nuova tecnologia installata presso il sito di Savignano sul Panaro non guarda esclusivamente al Tavernellow. Il sistema è in grado di produrre vini con gradazioni inferiori al 9% vol, fino a valori prossimi allo zero – la soglia dell’alcol free – aprendo margini di sviluppo che vanno ben oltre il singolo prodotto. Una visione che non stupisce, se si ascolta chi ha guidato l’operazione.

«Essere tra i pionieri a produrre e imbottigliare vini low alcol interamente in Italia rappresenta per Caviro un traguardo molto importante: è il risultato dell’impegno costante in ricerca e innovazione, della dedizione alla filiera e dell’attenzione all’evoluzione del consumatore», racconta Anja Nachtwey, direttrice marketing e comunicazione di Caviro. «Vogliamo offrire prodotti che rispondano ai nuovi stili di consumo, senza rinunciare alla qualità e all’esperienza del vino».

Ma come si toglie l’alcol a un vino senza snaturarlo? È qui che il progetto Caviro si gioca la sua credibilità, in un terreno dove le scorciatoie si pagano subito, al primo sorso. Del resto il vino dealcolato, è bene ricordarlo, non è una bevanda analcolica aromatizzata. Tavernellow nasce infatti da una vinificazione e fermentazione tradizionali delle uve. Solo successivamente viene sottoposto a un processo di dealcolazione parziale che riduce il contenuto alcolico mantenendo intatti aromi, struttura e profilo sensoriale. È una differenza anche normativa, prima ancora che tecnica. La legge non consente di aggiungere aromi al vino, quindi ogni sfumatura percepita nel bicchiere è quella che il vitigno ha davvero espresso in vigna. La spuma, ottenuta con un’integrazione mirata di anidride carbonica, restituisce un perlage fine e persistente che accompagna la beva senza appesantirla.

Una tecnica, certo, ma anche una scommessa di posizionamento in un mercato a livello globale sempre più segmentato con una domanda sempre più crescente per prodotti dealcolati. «I prodotti a bassa gradazione alcolica rappresentano sempre più un punto di incontro tra vino tradizionale e bevande analcoliche – continua Nachtwey – Offrono una soluzione versatile, che si adatta a diverse occasioni di consumo: dall’aperitivo informale ai momenti di convivialità, fino a un consumo più leggero nella quotidianità». Tavernellow si inserisce proprio in questo spazio «proponendo bollicine leggere e contemporanee pensate per un nuovo modo di brindare».

Una cooperativa che viene da lontano

A reggere questa ambizione è una struttura cooperativa con numeri da grande impresa. Fondato nel 1966, il Gruppo è oggi la più grande cantina d’Italia e un riferimento internazionale per i modelli di economia circolare, con 22 soci – di cui 20 cantine sociali – e oltre 11.500 viticoltori distribuiti in otto regioni, per 35.200 ettari vitati. Le cantine socie hanno lavorato nell’ultimo anno oltre 534mila tonnellate di uva, circa il 9% della produzione nazionale, che si traducono in 150 milioni di litri di vino confezionato ed esportato in 90 Paesi. Accanto a Tavernello e altri marchi che rappresentano la filiera nel segmento daily, il Gruppo ha un ruolo importante anche nel segmento premium con le Tenute Gerardo Cesari e Leonardo da Vinci, espressione di territori come la Valpolicella e il Chianti.

Con la controllata Caviro Extra, inoltre, porta avanti il modello “Dalla Vigna alla Vigna”, dove i sottoprodotti della vinificazione e del comparto agroalimentare vengono trasformati in nuovi ingredienti, energia rinnovabile e fertilizzanti naturali, chiudendo il ciclo produttivo. Insomma, un supporto in grado di sostenere Tavernellow anche dopo i riflettori di Vinitaly, e vedere come la scommessa sullo No-Low alcol troverà spazio tra le abitudini degli italiani.