Perché le vendite di uova stanno “crollando”


Nel 2021 e poi nel 2022, dopo il boom del primo lockdown, si è registrato un significativo calo dei consumi. Ci sono vari motivi. La flessione delle vendite preoccupa i produttori. Ma quante se ne possono consumare a settiman

Coloro che hanno un quadro reale della situazione non possono essere i consumatori, bensì i produttori. Stefano Gagliardi, direttore di Assoavi, associazione italiana dei produttori di uova, dice ciò che chi lavora nel settore ha notato da tempo: consumiamo sempre meno uova. Qualcosa è cambiato, dopo il record nella fase del primo lockdown. Nel 2021 e poi 2022 si è registrato un significativo calo dei consumi. Come mai?

Il calo delle vendite e dei consumi

Il settore delle uova attraversa un passaggio critico: “La flessione nel 2021 in qualche modo era attesa – dice al Sole 24 Ore Gagliardi – perché nel corso del lockdown gli italiani in casa spesso si cimentavano in cucina e quindi in quei mesi abbiamo registrato dati di consumo che erano “drogati” da quella particolare e difficile congiuntura. Ciò che proprio non ci aspettavamo è che questo trend di flessione delle vendite continuasse anche nel 2022. Risultati che in parte sono legati a un minore assorbimento da parte dell’industria alimentare”.

Nella primavera del 2020 le uova erano i prodotti immancabili, in tutte le case degli italiani, nel corso della fase più dura del lockdown. Sempre al quotidiano di Confindustria Fabio Del Bravo di Ismea ricorda che in quei mesi si registrarono incrementi delle vendite al dettaglio fino al 12 per cento. Altri tempi: le vendite, “non solo hanno subito un crollo nel 2021 (-10% in volume), ma hanno confermato questa tendenza negativa anche nel primo trimestre del 2022, nel quale le vendite di uova registrano un ulteriore decremento di oltre il 7% al quale non ha fatto riscontro un incremento dei prezzi di vendita significativo. Infatti, il +2,1% del valore medio di vendita è dovuto in gran parte alla minore pressione promozionale messa in atto dalla distribuzione (-20% i volumi in promozione rispetto al 2021)”. Sembrano invece “tenere” le vendite delle uova biologiche, che rappresentano circa il 10% del mercato e, soprattutto, quelle da galline allevate all’aperto. Numeri ridotti, si tratta in ogni caso di una nicchia, l’1% del totale delle uova vendute in Italia.

La congiuntura attuale preoccupa, inutile negarlo. Infatti il calo dei consumi coincide temporalmente con il rialzo dei costi produttivi di tutto il settore agroalimentare made in Italy che, come il settore avicolo, dipendono dalle importazioni per l’alimentazione degli animali. “Il settore avicolo – dice sempre Del Bravo . è un’eccezione nel panorama italiano per diversi aspetti. Prima di tutto perché garantisce un alto livello di autoapprovvigionamento che nel caso delle uova è pari a 97% e in un momento di crisi delle catene globali questo fa la differenza. In secondo luogo, perché è una filiera fortemente integrata. Le sue criticità sono sul fronte dei costi delle materie prime. Rispetto all’inizio del 2021 oggi siamo su incrementi dei costi dell’ordine del 38-40%”.

Insomma, (molto) meno tempo a casa per cucinare e industria alimentare che arranca tra caro energia e prezzi in crescita delle materia prime. L’aumento (pur non così evidente e marcato come per altri prodotti) dei prezzi delle uova sugli scaffali dei supermercati è un dato di fatto. Due più due fa quattro: il motivo del calo del consumo di uova è così presto spiegato.

Quante uova mangiare ogni settimana?

Quante uova si possono mangiare a settimana secondo i nutrizionisti? Le opinioni sono sempre state discordanti. Alcuni anni fa uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition le aveva scagionate, sostenendo che il consumo di addirittura 12 uova a settimana per un intero anno non causava un aumento di rischio cardiovascolare. Un paio d’anni fa in uno studio della Northwestern University si affermava quasi l’esatto contrario: anche soltanto tre-quattro uova a settimana provocano un aumento di rischio cardiovascolare dell’8% (e il rischio di morte del 6%). Per anni si è sentito dire che le uova fanno male perchè aumentano i livelli di colesterolo nel sangue e, di conseguenza, il rischio di malattie cardiovascolari. Altri studi ancora, più recenti, hanno non solo constatato che non esiste alcuna correlazione tra il consumo di uova e l’aumento del rischio d’infarto o di ictus, ma che questo alimento può, addirittura, proteggere dai rischi cardiovascolari.

L’uovo di gallina è un alimento molto nutriente e, per lo più, proteico. Possiede proteine con amminoacidi essenziali (cioè che l’organismo non produce e deve, per forza, prenderli dagli alimenti), vitamine (A, D,K, E e gruppo B) , sali minerali (ferro, zinco, fosforo, calcio e selenio) e grassi (mono e poli insaturi, non solo colesterolo). Per quanto riguarda le calorie, l’uovo intero ne contiene all’incirca 60-80 (ovviamente variano in base alle dimensioni dell’uovo). Oggi si sa che non è il colesterolo alimentare a far male; quel che conta è ridurne la sintesi da parte del fegato, e questo si ottiene seguendo una dieta equilibrata ricca di fibre e antiossidanti. La “tradizione” secondo cui la dieta mediterranea suggerisce il consumo di quattro uova a settimana a testa sembra tutto sommato ragionevole.

L’Italia, con i suoi 12,3 miliardi di uova (dati Ismea), nel 2019 è stata il quarto produttore europeo, dopo Francia, Germania e Spagna. Sono poco meno di 40 milioni le galline ovaiole tricolori, in oltre 2.300 allevamenti: soprattutto in Veneto e Lombardia, dove se ne trova quasi la metà (48%), e poi in Emilia Romagna (16%). Due miliardi e mezzo di euro il volume d’affari, per la parte agricola, la lavorazione e la trasformazione del prodotto. Quanto ai consumi nazionali, si arriva in media a 207 uova a testa l’anno, fra diretto e indiretto (quasi la metà di queste uova è infatti utilizzato nell’industria alimentare). Ma indagini più recenti probabilmente oggi fornirebbero un dato più basso.

Fonte: Today.it