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L’Irlanda vuole sull’etichetta del vino: “nuoce gravemente alla salute”

“Siamo molto grati e in effetti un po’ sorpresi di aver superato con successo la valutazione Ue” ha detto Claire Gordon, responsabile dell’unità di controllo del tabacco e dell’alcol del ministero della Salute.

Notifica al Wto e via libera “entro 2 o 3 mesi” all’etichetta con avvertenze sanitarie sugli alcolici. È il piano annunciato dalla responsabile dell’unità di controllo del tabacco e dell’alcol del ministero della Salute del governo dell’Irlanda, Claire Gordon. La speranza è “che entro 2 o 3 mesi potremo dare il via a questa legge” e in seguito “che tutti gli altri” Paesi “ci seguano”, ha detto Gordon a un evento Ue sulla lotta al cancro. “Siamo molto grati e in effetti un po’ sorpresi di aver superato con successo la valutazione Ue” perché si tratta “in qualche modo di una violazione del mercato unico”.

Dunque manca poco all’entrata in vigore della legge irlandese che vuole su ogni bottiglia di alcol le stesse etichette già presenti sui pacchetti di sigarette: “Nuoce gravemente alla salute”. Di fatto si va verso l’equiparazione del vino con le sigarette, con il rischio di compromettere il mercato di uno dei pezzi forti del made in Italy. Dublino si dice anche sorpresa dell’ok dall’Unione europea. Già, perché la Commissione europea non si è espressa sulla questione. Un silenzio che, in questo caso, significa via libera per la regola del tacito assenso.

Lo studi e la posizione dell’Europa
Questo anche perché la Commissione europea chiede da tempo di ridurre il consumo di alcol e una ragione c’è, la stessa che è stata sancita a livello Onu: ci sono evidenze scientifiche che attestano che tale consumo faccia male alla salute. Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel 2016 l’alcol ha causato 291mila morti premature in Europa e nel 29,4% dei casi di mezzo c’è proprio il cancro. I dati si basano su uno maxi studio pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, nel quale si dice chiaro e tondo che gli alcolici (vino compreso) sono una causa di tumore al pari delle sigarette. Per questo, l’Onu ha chiesto nei suoi Obiettivi di sviluppo sostenibile di ridurre del 10% il consumo mondiale entro il 2025, un target condiviso per l’appunto da Bruxelles.

Fratelli d’Italia e la guerra all’etichetta sul vino: “Rischiamo che altri seguano l’Irlanda”
Tale obiettivo è stato contestato da più parti, in particolare dal mondo agroalimentare italiano, con il quale è in linea anche il governo di Giorgia Meloni, tanto che il deputato Riccardo Zucconi di Fdi ha già presentato una mozione per chiedere al Governo di impegnarsi a fare guerra al provvedimento di Dublino. La contestazione principale è che un piano europeo in tal senso debba distinguere tra consumo eccessivo e consumo minimo.
In realtà, lo studio di Lancet sottolinea che i rischi per la salute ci sono sempre, a prescindere dal livello di consumo: il rischio è relativamente basso se associato a un basso consumo, ma basta poco perché aumenti esponenzialmente: nei giovani, l’aumento del rischio è dello 0,5 per cento con un bicchiere al giorno, ma diventa pari al 7 per cento con due bicchieri al giorno e al 37 per cento con cinque bicchieri. È più o meno quello che accade con le sigarette.

Le paure dell’Italia
L’Italia si è già opposta a questa iniziativa e lo fa per una questione di tipo economico. Non a caso, insieme a Roma, si sono schierati anche Spagna e Francia. Tutti grandi produttori di vino. Il vino è infatti una fetta importante dell’export italiano in ambito agroalimentare. “Basti pensare che nel 2022 il fatturato ha visto una crescita del 12% rispetto all’anno prima, che prevedeva un fatturato di 12 miliardi di euro. Solo di export stiamo parlando di circa 8 miliardi nel 2022. Vien da sé che una legge che terrorizza sul consumo di vino, moderato s’intende, provocherebbe una forte discesa del settore enogastronomico e di conseguenza turistico-esperienziale” aveva detto proprio Zucconi a Today.

In effetti la paura del governo italiano non è tanto l’applicazione della normativa in Irlanda quanto il silenzio della Commissione, che è di fatto un via libera ad altri Paesi del continente. È infatti chiaro che se è già un danno per l’economia del vino la sua criminalizzazione in un Paese, rischia di essere un disastro la possibilità che lo facciano altri Paesi dell’Unione europea.