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In Germania il “Parmetta” perde la causa con il Consorzio del Parmigiano reggiano

Altra vittoria del Consorzio in un Tribunale tedesco

Reggio Emilia, giugno 2010 – Nuova vittoria del Consorzio del Parmigiano-Reggiano nell’ambito delle azioni a contrasto di imitazioni o evocazioni del nome della nostra Dop.
Il procedimento cautelare promosso dal Consorzio nei confronti della società tedesca Fuchs Gewürze GmbH si è concluso con una sentenza del Tribunale di Colonia che vieta
la commercializzazione e la pubblicità, sul territorio tedesco, di un prodotto a base di formaggio denominato ‘Parmetta’, in quanto in violazione della Dop Parmigiano Reggiano, condannando la società tedesca al pagamento integrale delle spese processuali.
La vicenda era iniziata il 22 gennaio scorso, e dopo un primo provvedimento cautelare del Tribunale, a nulla è valsa l’opposizione presentata dalla ditta tedesca.
Nella motivazione, in particolare, il Tribunale sancisce che il nome ‘Parmetta’ costituisce
una chiara evocazione della Dop “Parmigiano-Reggiano” e, condividendo l’impostazione
del Consorzio, evidenzia come il prodotto in questione sia un prodotto a base di formaggio (in quanto composto da formaggio a pasta dura per il 54% e da preparazione di formaggi
per il 17%), e quindi del tutto comparabile con la Dop Parmigiano Reggiano, e non un condimento a base di spezie, come sostenuto dalla società tedesca.
A seguito della notifica della decisione i legali della società tedesca hanno comunicato ai
legali del Consorzio la decisione di non impugnare il provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Colonia, che diviene così definitivo.
“Siamo ovviamente molto soddisfatti della sentenza – sottolinea il direttore del Consorzio, Leo Bertozzi – che nell’accogliere le nostre ragioni consolida una casistica di successi
importante a fronte di altre azioni che abbiamo ancora in corso; al tempo stesso ci auguriamo e riteniamo possa costituire un ulteriore deterrente per chi continua a ricorrere a forme di evocazione del nome “Parmigiano-Reggiano” che risultano ingannevoli per i consumatori, anche perché spesso associate ad un packaging anch’esso evocativo della nostra Dop”.