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Grano duro coltivato in Veneto: Manzato si complimenta con l’ideatore

Chi l’avrebbe mai detto che il Veneto poteva avere una vocazione speciale per il grano duro? “E senza ricorrere a semi geneticamente modificati, ma semplicemente selezionando quelli più adatti, grazie alla volontà e alla tenacia di un nostro imprenditore che ha fatto le sue verifiche e ha deciso di produrre pasta a km 0. E che per di più adotta e mantiene i boschi per avere crediti verdi”.
L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato addita un ulteriore esempio virtuoso di un Veneto capace di ricercare e innovare per creare ricchezza, “che è più intelligente degli Ogm e non li ama, perchè sa che comprometterebbe un’economia agricola fondata su qualità, tipicità, biodiversità e sapori unici. Di esempi così nel Nord Est ce ne sono molti altri – aggiunge – e sono quelli che hanno dato vita a eccellenze straordinarie come ad esempio il Manzoni Bianco e il Manzoni Rosso in enologia”.
Certo però che quella del grano duro è una vicenda singolare: una coltura finora considerata da regioni meridionali calde o da aree del mondo vocate, dalle quali importiamo milioni di tonnellate di prodotto per produrre la pasta di grano duro da fare asciutta. E invece nel 2009 il Veneto ha investito a questa coltura 12 mila ettari, con un raccolto di 63 mila tonnellate, che ne ha un prodotto emergente “e con un mercato sicuro, perché viene coltivato per così dire già venduto, grazie ad una alleanza ormai pluriennale tra agricoltori e l’imprenditore appassionato Pierantonio Sgambaro, titolare di un pastificio e un molino di famiglia a Castello di Godego, in provincia di Treviso, che ha puntato proprio ad una produzione di vicinato, sceglie le sementi e accompagna la maturazione del raccolto con una assistenza tecnica mirata. Oggi, due terzi del grano duro utilizzato per fare la pasta “Jolly Sgambaro” è di fatto a “chilometri zero”, l’unica certificata in Italia, ottenuta da acqua di una sorgente in un terreno di proprietà e da grano duro raccolto in Veneto e in parte nella vicina Emilia Romagna.“L’operazione – spiga lo stesso Sgambaro – è funzionale ad un progetto specifico, con il quale abbiamo unito qualità, ricerca e innovazione anche in funzione di una produzione di nicchia che da valore aggiunto all’intera filiera, a partire proprio dall’azienda agricola”.