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Giudice donna in Afghanistan, ora disoccupata e nascosta


Temono che loro o i loro cari possano essere rintracciati e uccisi a causa del loro lavoro nel rendere giustizia alle donne. “Abbiamo perso tutto: il nostro lavoro, le nostre case, il modo in cui vivevamo”.

“Un futuro oscuro attende tutti in Afghanistan, in particolare le donne giudici”, ha detto Nabila, un ex giudice. La loro situazione è un altro esempio del disfacimento da parte dei talebani delle conquiste fatte dalle donne.
“Un futuro oscuro attende tutti in Afghanistan, in particolare le donne giudici”, ha detto Nabila, un ex giudice. La loro situazione è un altro esempio del disfacimento da parte dei talebani delle conquiste fatte dalle donne.

Quando Nabila era giudice presso la Corte Suprema dell’Afghanistan, concedeva il divorzio alle donne i cui mariti venivano a volte incarcerati per averle aggredite o rapite. Alcuni degli uomini hanno minacciato di ucciderla dopo aver scontato la loro pena, ha detto.

A metà agosto, mentre i talebani si riversavano a Kabul e prendevano il potere, centinaia di prigionieri sono stati liberati . Tra questi, secondo il giudice, c’erano uomini una volta condannati nell’aula del tribunale di Nabila. Come le altre donne intervistate per questo articolo, il suo nome completo è stato trattenuto per la sua protezione.

In pochi giorni, ha detto Nabila, ha iniziato a ricevere chiamate di minaccia di morte da ex prigionieri. Si è trasferita dalla sua casa a Kabul e si è nascosta mentre cercava il modo di lasciare l’Afghanistan con suo marito e tre giovani figlie.

“Ho perso il lavoro e ora non posso nemmeno uscire o fare qualsiasi cosa liberamente perché temo questi prigionieri liberati”, ha detto Nabila al telefono da una casa sicura. “Un futuro oscuro attende tutti in Afghanistan, in particolare le donne giudici”.

Fonte; New York Times

Come i talebani cancellano le donne: la lunga lista di divieti imposta in Afghanistan
Sono state le prime vittime della furia dei nuovi padroni dell’Afghanistan


«I talebani odiano le donne perché ne hanno paura», diceva convinta ai microfoni di Sky news una ragazza approdata negli Stati Uniti nei giorni della Grande Fuga. «L’amore per la poesia e le catene di sei anni di schiavitù dell’era dei Talebani, che mi avevano legato le gambe, hanno fatto sì che appoggiandomi alla penna e zoppicando componessi passi ed entrassi nel territorio della poesia», ha scritto nel 2006 la poetessa Nadia Anjuman. Di sicuro, oggi come ieri, hanno ristretto con violenza e metodo lo spazio vitale delle afghane.

Non c’è una lista esaustiva dei divieti, una guida che raccolga il peggio che questi combattenti misogini e barbuti infliggono alle donne. L’unico modo per scoprire le tante proibizioni cui sono sottoposte è pescare tra le notizie pubblicate nell’ultimo mese, comprese le cronache delle punizioni esemplari in piazza. Ecco un campionario del nuovo corso che catapulta il Paese indietro di secoli spedendo le donne nell’ultimo, scivolosissimo gradino della scala sociale. Una sintesi che offre spunti d’un certo rilievo a psichiatri volenterosi e a quella classe politica che, a diverse latitudini, immagina di costruire un dialogo con i talebani.

1) Divieto per le donne di lavorare fuori di casa, il che vale anche per insegnanti, ingegneri e la maggior parte dei professionisti. Solo alcune donne medico e infermiere hanno il permesso di operare in alcuni ospedali a Kabul.

2) Vietate le attività esterne se non accompagnate da un mah-ram (parente stretto come un padre, un fratello o un marito).

3) Proibito trattare con negozianti maschi ed essere visitate da medici maschi.

4) Divieto di studiare in scuole, università o altre istituzioni educative: i talebani hanno convertito le scuole per ragazze in seminari religiosi. 5) Obbligo per le donne di indossare un lungo velo (Burqa) che le copre da capo a piedi.

6) Sono previsti frustate, botte e violenza verbale per le donne non vestite secondo le regole talebane o per le donne non accompagnate da un mah-ram.

7) Frustate in pubblico per quelle che non hanno le caviglie coperte.

8) Lapidazione per le donne accusate di avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio.

9) Impossibile l’uso di cosmetici (ad alcune con le unghie smaltate sono state tagliate le dita).

10) Vietato parlare o dare la mano a uomini non mah-ram.

11) Vietato ridere ad alta voce.

12) Divieto di portare tacchi alti perché genera un suono mentre camminano.

13) Taxi precluso alle donna senza un mah-ram.

14) Divieto di essere presenti in radio, televisione, o incontri pubblici di qualsiasi tipo.

15) Divieto di praticare sport o di entrare in un centro sportivo o in un club.

16) Vietato andare in bicicletta o motocicletta anche se con il mah-ram.

17) Non possono indossare vestiti con colori vivaci: per i talebani questi sono colori sessualmente attraenti.

18) Non possono incontrarsi tra loro in occasioni di festa o per scopi ricreativi.

19) Divieto per le donne di lavare i vestiti vicino a fiumi o in luoghi pubblici.

20) Uno dei divieti più inquietanti perché è come se cancellasse l’esistenza della donna: modifica dei nomi che includono la parola donna.

21) Divieto di apparire sui balconi delle loro case.

22) È obbligatorio oscurare tutte le finestre delle case per impedire che le donne possano essere viste da fuori.

23) Divieto per i sarti di prendere misure per le donne o cucire vestiti femminili.

24) Eliminati i bagni pubblici femminili.

25) Divieto per uomini e donne di viaggiare sugli stessi bus. Ne sono stati creati di due categorie: solo per uomini o solo per donne.

26) Pantaloni larghi vietati anche sotto un burqa.

27) Divieto per le donne di fotografare o filmare.

28) Non è possibile neppure scattare foto alle donne per pubblicarle su giornali e libri o semplicemente per appenderle sulle pareti delle case e dei negozi.


https://www.unionesarda.it/Paolo Paolini