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Come trasformare la lama, altrimenti buttata


Lana: una rivoluzione culturale per sciogliere i nodi del settore

Torino, settembre 2026 – A Terra Madre Salone del Gusto una tavola rotonda nell’ambito del progetto MARLAINE, finanziato dal Programma Interreg Italia–Francia Marittimo, per esplorare possibili utilizzi, dal tessile alla cosmetica, dall’agricoltura alla bioedilizia, per una materia prima oggi ancora considerata uno scarto


La lana, materiale primordiale che accompagna la vita dell’uomo da milioni di anni, è pronta per entrare nel nuovo millennio? Un’era in cui, quello che in Europa è ancora oggi un prodotto di scarto difficile da gestire per i produttori, diventi una risorsa sostenibile e innovativa per un modello di business circolare, che dia valore alla materia prima attraverso utilizzi che possono rispondere alle esigenze di settori diversi: non solo il tessile, ma anche la cosmetica, l’agricoltura e la bioedilizia, in base alle sue caratteristiche, restituendo così valore alle comunità e ai territori di produzione.

È ciò di cui si è discusso a Terra Madre Salone del Gusto nell’incontro Into The Wool: un viaggio nel mondo della lana tra sostenibilità e [bio]diversità, organizzato nell’ambito del progetto MARLAINE, finanziato dal Programma Interreg Italia–Francia Marittimo, che ha l’obiettivo di fare una mappatura dello stato della lana, dalla produzione al riciclo, sviluppare modelli di bioeconomia circolare del settore e creare dei sistemi gestionali che mettano in contatto il settore della produzione con quello della manifattura, oggi ancora non connessi.

Un’esigenza dettata anche dalla consistente popolazione ovina presente nei territori del progetto – Sardegna e Toscana in Italia e Région Sud Provence-Alpes-Côte-d’Azur in Francia – pari a di 6,5 milioni di capi, che rappresentano l’8% della popolazione europea. La lana prodotta in questi territori ammonta a 10 mila tonnellate di lana.

«Quella della lana in Europa non è una storia unica ma è un puzzle di tante storie: è patchwork fatto di diversità, razze ovine e territori diversi cui queste si adattano, oltre che delle diverse applicazioni in base alle caratteristiche delle fibre» ha sottolineato Francesca Camilli, dell’Istituto per la BioEconomia, Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR-IBE, introducendo il progetto. «Eppure sono ancora tanti i punti critici di questo settore, soprattutto riguardo alla bassa qualità della materia prima, dovuta innanzitutto alle tecniche di tosatura, alle difficoltà logistiche e ai costi di lavaggio e trasporto, alla frammentazione della filiera e a una necessità di formazione degli stessi operatori che non hanno percezione del valore che si può generare. È necessario che il settore della produzione e trasformazione della lana sia affrontato con un approccio sistemico, che metta insieme i diversi attori in un’alleanza forte che permetta di cambiare la narrazione che si fa di questo materiale, anche grazie alla ricerca».

Per Riccardo Pelani, Senior Policy Advisor, Copa-Cogeca, ente che a livello europeo opera per cambiare le normative che catalogano tutt’oggi la lana come prodotto di scarto, «da un punto di vista legislativo l’obiettivo è quello di riportare la lana al centro del dibattito europeo, per creare un ecosistema produttivo che porti alla creazione di un modello di economia circolare che permetta di facilitare scambi di competenze, tecnologie, sottoprodotti».

Leonardo Vargiu, ricercatore dell’Università di Padova, ha sottolineato che gli elementi su cui lavorare, oltre all’ambito legislativo, alla formazione degli operatori e alla comunicazione, riguardano le infrastrutture e i processi di certificazione. «Nel primo caso si tratta degli impianti di lavaggio, che devono essere strategicamente localizzati nei territori vocati, mentre al momento molte aziende sono costrette a rivolgersi addirittura all’estero con un aumento di costi e un dispendio di energie difficili, o addirittura impossibili per gli operatori più piccoli, da gestire. Nel secondo caso invece il tema è quello delle certificazioni, molto complete quando si tratta di fibre sintetiche ma non adeguate a descrivere le caratteristiche tecniche della lana».

L’intervento di Tone Skårdal Tobiasson, arrivata a Torino dalla Norvegia, ha messo a confronto la conoscenza ancestrale legata alle tradizioni della lana nel suo Paese con la diffusione di prodotti tessili di bassa qualità. Ha raccontato la recente battaglia, in cui è stata coinvolta, tra l’Autorità norvegese per la tutela dei consumatori e la Sustainable Apparel Coalition a proposito dell’Higg Index, l’indice utilizzato per misurare le prestazioni ambientali e sociali nel settore del tessile, accusato di favorire il greenwashing. «Oggi le fibre naturali vengono penalizzate – ha spiegato – al punto che un maglione in lana norvegese certificato Nordic Swan e una filiera completamente europea risulta addirittura peggiore di un maglione in poliestere di Shein made in China. Lavorare in questo senso, contribuire a far aprire gli occhi anche ai politici europei, è estremamente gratificante».

Leggi qui l’intervista completa a Tone Skårdal Tobiasson
Tra le esperienze internazionali presentante anche quella di Saskia Manshoven, Research Scientist, Sustainable Materials Management’ at VITO – Flemish Institute for Technological Research. Tre, per lei, le parole chiave: durabilità, riuso e recupero. «Nel tessile come nel design, il primo passo è creare prodotti che non siano deperibili ma che possano durare a lungo, essere riparati ed eventualmente riusati. Nel momento in cui invece è impossibile recuperare la fibra, il processo di riciclo o l’impiego in usi alternativi, in settori come agricoltura o bioedilizia è il modo migliore per sostenere l’economia e restituire valore alle comunità e ai territori».

Ma la lana è una risorsa anche in ambito cosmetico e biomedico, come testimoniato da Giovanna Sotgiu, Research Scientist, CNR & Kerline srl: «Stiamo sperimentando una tecnica di estrazione della cheratina, la proteina di cui è composta la lana al 90% e che è fondamentale per i nostri capelli, le unghie e la pelle – ha raccontato –. Si tratta di una tecnica sostenibile che permette di trasferire all’epidermide le proprietà di rigenerazione della cheratina, fondamentale in ambito biomedico anche per la rigenerazione di ferite».

A moderare l’incontro Giusy Bettoni, CEO and Founder at C.L.A.S.S. «La lana è una fibra primordiale – ha ricordato –. Dovremmo conoscerla bene, e invece sappiamo ancora molto poco delle sue potenzialità, che continuiamo a scoprire man mano. Conosciamo ancora molto poco delle potenzialità della lana, e invece è un bene andare a fondo, come si fa nell’ambito di progetti come MARLAINE».

Alla conferenza hanno partecipato anche Federico Brugnoli, Innovator and Entrepreneur, CEO SPIN 360 – Life Cycle Assessment & Life Cycle Costing affrontando il tema del confronto tra l’impatto delle filiere tessili naturali e sintetiche; Philine Kriependorf, Director of Sustainability at Kvadrat, A leading Danish company in design textiles, innovation and sustainability, su tracciabilità, riciclo tessile e lana locale; e Silvia Marcis, Specialist in documentary research methodology, Sardegna Ricerche – (Bio)diversità culturale che ha messo in evidenza la necessità di superare la dicotomia tra innovazione e saperi tradizionali per rinnovare e restituire vitalità al dinamismo che da sempre li contraddingue.

L’edizione 2026 di Terra Madre Salone del Gusto è organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte e resa possibile grazie al sostegno di istituzioni e aziende che hanno confermato il proprio supporto. Main Partner dell’evento sono Acqua S. Bernardo, BBBell, Camera di commercio di Torino, Iren, Pastificio Di Martino, QBA – Quality Beer Academy e Reale Mutua. In-kind Partner sono Bormioli Luigi, Coop Italia, IP Industrie e Ntt Data Italia; Green Partner sono Consorzio Ricrea e PEFC Italia; Area Partner sono Alberto Marchetti, Arix Professional, Banca d’Alba, Baratti&Milano, Caffè Costadoro, Confartigianato Piemonte, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Humangest, Sebach, Smat, Sparco, Terre Bradaniche e Tucano. Sono partner scientifici il Politecnico di Torino, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e l’Università di Torino. Federalberghi Torino è Hospitality Partner insieme a Edisu Piemonte, mentre Mobility Partner sono Bus Company e GTT. Collabora con la manifestazione anche Turismo Torino e Provincia. Nikon e tabUi sono Media Partner e l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) è Partner Culturale. L’evento è inoltre realizzato con il patrocinio del Masaf, del Maeci e di Ismea, il supporto di Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Federcasse, il sostegno di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il contributo dell’Unione Europea, del programma LIFE, di IFAD, di W.K. Kellogg Foundation, di Meatless Monday, di GIZ, di Iila e di Tamalpais Trust.

Ufficio Stampa Terra Madre Salone del Gusto 2026

Slow Food: Elisa Virgillito, Valter Musso, Elena Coccia

Regione Piemonte: luisa.cicero@regione.piemonte.it

Città di Torino: roberto.rossi@comune.torino.it