Università, Regioni e Istituzioni unite per prevenire
il ''mal dell'esca'' della vite

Una task force a difesa della vite italiana contro il mal dell'esca. E' quanto hanno messo in campo 14 Regioni ed una Provincia autonoma italiane (Molise, Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Provincia Autonoma di Trento), con capofila la Regione Toscana, per combattere e prevenire quello che e' considerato un flagello per la viticoltura.
L'operazione mal dell'esca – si legge in una nota – e' partita nello scorso novembre grazie ad un progetto di ricerca interregionale (costo totale 1.144.374 euro, di cui il 55% da contributo pubblico), le cui linee guida sono state illustrate a Firenze nel seminario organizzato da Arsia (agenzia della Regione Toscana per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo e forestale) e dal Dipartimento di Biotecnologie agrarie dell'Universita' di Firenze, vincitore del bando di ricerca.
Il mal d'esca e' in grado di causare gravi danni alla qualita' delle uve e fenomeni di deperimento in piante giovani, attaccando in periodi caldi e siccitosi cosi' come in periodi freschi e piovosi.

Internet: Ansanews

Come riconoscere il mal dell'esca della vite

Il mal dell'esca della vite è una malattia nota da moltissimo tempo, forse sin da quando l'uomo ha cominciato a coltivare la vite e quindi ad operare potature e larghi tagli, vere "porte aperte" attraverso le quali microrganismi fungini possono penetrare nel legno per estendersi lungo il fusto e le grosse branche.
Il mal dell'esca si manifesta generalmente fra giugno e settembre con sintomi su foglie, tralci, grappoli, e legno dell'intera chioma o solo di singole branche. La malattia può avere due distinti andamenti: uno cronico, lento e progressivo, con sintomi di varia natura e intensità, e uno acuto, consistente in un più o meno improvviso avvizzimento delle piante.

Sindrome cronica

Sulle foglie, fra le nervature principali, compaiono aree di colore più chiaro, dapprima piccole e isolate, poi più grandi e confluenti fino a formare vaste chiazze giallastre che virano al rosso-bruno prima di seccare. I tessuti intorno alle nervature rimangono invece verdi conferendo così alle foglie una caratteristica tigratura. Le foglie colpite possono rimanere attaccate sulle piante o cadere prematuramente.
I tralci delle viti ammalate possono presentare un ritardo della lignificazione, perdita di turgore e, più raramente, un lento disseccamento. Parte delle gemme possono germogliare in ritardo.
Sugli acini, soprattutto quelli di vitigni bianchi di uva da tavola, compaiono spesso all'invaiatura macchie bruno-violacee. La maculatura interessa solo la buccia del frutto e, generalmente, solo pochi frutti per grappolo. In casi più gravi la macchiettatura è più estesa, gli acini si spaccano e si svuotano della polpa o diventano preda di insetti e marciumi.
Nel legno sano dapprima compaiono venature nere longitudinali (che in sezione trasversale appaiono come punteggiature), isolate o riunite in piccoli gruppi. A queste si accompagna la formazione di legno bruno-rosso o rosato, spesso presente al centro del tronco e lungo il midollo. Insieme a queste alterazioni principali possono svilupparsi vari imbrunimenti del legno (settori brunastri, con legno più o meno duro). Successivamente compare il sintomo più noto, la carie bianca del legno. Il tessuto assume una consistenza spugnosa, friabile e un colore bianco giallastro. Di solito la zona cariata è delimitata da una linea scura e si sviluppa a partire da una ferita, in particolare quelle dovute a grossi tagli di potatura, e da qui si estende o lungo un settore del tronco o verso la zona centrale. Quando la carie raggiunge la corteccia si possono verificare spacchi longitudinali (mal dello spacco). Le alterazioni del legno raramente si sviluppano al di sotto del punto di innesto.
Finora i sintomi sulla chioma (foglie, tralci, acini) sono sempre stati riscontrati in associazione con estese carie del legno. Invece di recente sono stati documentati casi di piante di meno di 8 anni di età con le caratteristiche clorosi fogliari, ma con sintomi sul legno molto ridotti: zone poco estese di carie attorno al punto di innesto, o soltanto venature scure in zone limitate del fusto.

Sindrome acuta (apoplessia)

I sintomi compaiono improvvisamente nel mezzo dell'estate quando una intera pianta o singole branche avvizziscono completamente: le foglie acquistano un colore meno verde, poi grigiastro e infine, in pochi giorni, si disseccano. La stessa sorte può toccare ai grappoli. Generalmente sono colpite da apoplessia piante che avevano manifestato, nello stesso anno o in anni precedenti, tutti i sintomi della forma cronica.
Il mal dell'esca è dovuto al concorso di più microrganismi fungini la cui natura e le cui azioni non sono state ancora definitivamente chiarite. La malattia è di tipo infettivo e progredisce generalmente lungo i filari, piuttosto che secondo una distribuzione casuale. La diffusione della malattia sembra dunque avvenire per il trasporto dell'inoculo con il materiale d'innesto o mediante gli strumenti impiegati nelle operazioni di potatura o comunque traumatiche. Per quanto riguarda l'influenza dei fattori agronomici, le forme di allevamento della vite che prevedono grossi e frequenti tagli di potatura o di ringiovanimento delle viti costituiscono sicuramente condizioni favorevoli al mal dell'esca. Non si hanno ancora indicazioni certe riguardo alle pratiche colturali; tuttavia si segnala una minore incidenza della malattia in vigneti inerbiti.
In Italia il mal dell'esca è presente in tutte le zone di tradizione viticola, dal Nord al Sud del Paese. In molte aree la malattia è presente nel 90-100% di vigneti con un'incidenza annua variabile, nei vigneti di 15-25 anni, dall'1 al 50% e un incremento medio annuo valutato fra il 4 e il 5%. La percentuale annua di piante colpite da apoplessia si colloca invece intorno al 2%. Oltre alla perdita di queste piante, i danni consistono nella minore produzione delle viti con sintomi cronici e nello scadimento della qualità delle uve e quindi del vino. Le uve delle piante colpite non giungono regolarmente a maturazione e hanno un contenuto minore in zuccheri e probabilmente in pigmenti e sostanze aromatiche. Per una produzione di qualità queste uve dovrebbero essere scartate o vinificate a parte.

Rielaborato da:
Mugnai L. (1999) – Il mal dell'esca della vite. Informatore Agrario, 15: 77-81.

ARSSA (Ag. Reg.le servizi sviluppo agricolo Abruzzo)