Un'esclusiva intervista di ''Vita'' a Carlin Petrini

Riportiamo integralmente un'intervista del "grande" Carlin Petrini, Fondatore del Movimento mondiale "Slow Food" a Vita, il primo portale del non profit italiano: un'informazione costantemente aggiornata, indipendente e sociale. Con oltre 100mila iscritti alle proprie newsletter, 4 milioni di pagine viste al mese e 30mila accessi unici al giorno.
Vita.it è fra i primi dieci siti mondiali dedicati al non profit secondo il motore di ricerca Google.
Un modo per conoscere in modo più approfondito questo eroe del nostro tempo che, con il "Salone del Gusto" e "Terra Madre" realizzati a Torino ha innalzato il Piemonte a regione d'eccellenza negli importanti campi correlati all'alimentazione.

A Bra, il cuore del Roero, lui è un mito, anzi il mito. Perché a inizio anni 60 scorrazza nei quartieri periferici della sua città con un carisma che fa ricordare a molti, ancor oggi, le mitiche gesta della “banda di Carlin”, tra le più attive nel disputare ai rivali il controllo del territorio.
Perché negli anni 70 fonda la Cooperativa Circolo Leonardo Cocito, che dà vita a Radio Bra Onde Rosse, la prima emittente libera d'Europa e, contro i ripetuti sequestri degli impianti e i procedimenti penali a carico degli amministratori della cooperativa, riesce a coinvolgere nelle sue battaglie per i diritti civili gente del calibro di Dario Fo, Franca Rame, Guido Aristarco, Carla Nosenzo Gobetti, Bianca Guidetti Serra, Leonardo Mosso, Nuto Revelli, eccetera. Perché negli anni 80 organizza festival di musica popolare (Canté j'euv), fa germinare le idee ispiratrici di Arcigola, diffonde la cultura del gusto e della convivialità tramite la Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo, fonda Slow Food.
Premiato dall'autorevole settimanale britannico Time, come uno degli “heroes”, gli eroi europei del 2004, autore di un libro cult come Slow Food, "Le ragioni del gusto" (Laterza, 2003, 7 euro) Petrini è riuscito nell'impresa di riunire (a fine ottobre, a Torino) 1.194 comunità provenienti da 130 Paesi, in quella sorte di Onu del bioalimentare che è Terra Madre, la nuova sfida di Slow Food. E, naturalmente di Carlin Petrini.

Vita: Cominciamo da Terra Madre. Cosa ha rappresentato per lei?
Carlin Petrini: Il momento più avanzato del nostro percorso. Se ha infatti un senso salvare la biodiversità che oggi è uno dei problemi principali che attanagliano il nostro pianeta, allora questa salvezza deve essere affidata alle comunità più indifese. Comunicare con loro, attraverso Terra Madre, è stato un grande traguardo: hanno fatto rete, hanno scambiato saperi, informazioni. Soprattutto per non sentirsi soli ed essere coscienti e consapevoli di far parte di una realtà che dà risorse e ingegni.

Vita: Quali sono gli obiettivi futuri di Terra Madre?
Petrini: Abbiamo preso l'impegno di costruire una rete. Bisogna essere molto pragmatici. Le comunità venute a Torino hanno costruito delle interconnessioni tra di loro, importanti, e quando la delegata palestinese ha abbracciato quella israeliana la commozione è stata enorme. Una sorta di Onu dei popoli dato che erano rappresentate oltre 130 nazionalità. Un'umanità ricca e variegata. Non credo che da Terra Madre debbano uscire dei progetti complicati, le cose migliori sono quelle semplici e il mondo è sempre più complicato per conto suo. Terra Madre deve puntare a un motto per le sue proposte: «Semplice ma vero».

Vita: Sì, ma il vostro traguardo qual è?
Petrini: Ogni singolo e piccolo passo che riusciremo a fare verso la difesa delle nostre culture tradizionali.

Vita: Come reagisce il panorama politico italiano alle vostre “sollecitazioni”?
Petrini: Le nostre idee le facciamo presenti alle istituzioni, e chi ci crede ci segue. E le dirò una cosa: le tematiche che noi portiamo avanti sono così ampiamente condivise che vanno al di là degli schieramenti. Noi siamo contrari all'antagonismo e con Alemanno abbiamo trovato dei compagni di percorso leali e disponibili. Per Terra Madre erano presenti entrambi gli schieramenti in prima fila.

Vita: Già, ma se non ci fossero gli immigrati…
Petrini: Bisogna ringraziare gli immigrati che fanno i lavori nei campi, perché se non lo vogliono più fare gli italiani… Senza gli immigrati perderemmo un patrimonio inestimabile. Però bisogna dare al lavoro degli immigrati dignità, e non solo sfruttamento, come purtroppo accade in molti casi… Comunque spero proprio che una parte consistente di italiani faccia una scelta di vita che veda nelle nostre campagne le protagoniste.

Vita: Cosa rappresenta per lei il premio ricevuto a Londra?
Petrini: Il premio? Non me lo aspettavo proprio ma è stato un enorme piacere, perché con questo premio si riconosce il lavoro decennale di Slow Food. Certo, il principe Carlo d'Inghilterra ha dato lustro con la sua presenza in Langa e Roero ma ha anche dato un contributo di contenuti, prendendo una posizione netta in difesa dell'ecologia, contro gli ogm e per la salvaguardia della biodiversità. Ma non solo.

Vita: E come giudica l'ultimo provvedimento del governo sul tema ogm?
Petrini: Il decreto legge è solo la regolazione della coesistenza di ogm e organismi geneticamente free. Certo, io sono contrario alla coesistenza, però almeno il decreto ha messo dei paletti. E almeno salvaguardiamo i diritti di chi non è d'accordo con gli ogm affinché i suoi campi non siano esposti alla contaminazione.

Vita: Veronesi si è espresso pro ogm. Come ribatte Petrini?
Petrini: Su Veronesi che si dice favorevole agli ogm applicati alla medicina, io ribatto che il sottoscritto non è d'accordo agli ogm in campo agronomico. La mia posizione è chiara: i contadini debbono essere liberi di decidere e non costretti dalla contaminazione. Certe forme strumentali di trattare questi temi, comunque, non giovano al dialogo tra la scienza e i saperi rurali. Ci vuole calma e bisogna sapere discernere tra campo medico e campo-campo…

Vita: In cucina cos'è più importante per Carlin Petrini?
Petrini: Le materie prime che usa il cuoco…

Vita: Ma oggi la gente lavora molto fuori e arriva a casa tardi e stanca. Come si concilia questo stile di vita con l'approccio “lento”, come dice la parola, di Slow Food?
Petrini: A mio avviso, noi non abbiamo mai avuto – nella storia passata – tanto tempo a nostra disposizione come oggi. Dipende poi da noi organizzarci nel modo migliore, per poter avere la migliore qualità della vita possibile. Probabilmente noi rimpinziamo le nostre vite di cose inutili, senza conoscere davvero quali siano le nostre priorità.

Vita: Il fatto che lei sia contrario al business legato all'agricoltura, significa che è contrario alla globalizzazione?
Petrini: Io sono per una globalizzazione virtuosa, dove ci sia un commercio equo e solidale che possa aiutare i piccoli contadini. È importante avere un commercio che sia organico e sano, e contro gli ogm e i processi che avvelenano la terra con pesticidi e prodotti chimici. Per esempio, pensi al caffè del Chiapas. Slow Food sarebbe in grado di pagarli meglio di quanto non facciano le multinazionali… E il prodotto finale non costerebbe molto di più, perché si eviterebbero molti passaggi intermedi. Inoltre il cibo non può costare così poco. Dobbiamo essere pronti a pagare di più la qualità, siamo troppo abituati a cibi economici e dovremmo mangiare meno cibo, ma di maggior qualità. Del resto ci sono sempre maggiori problemi di obesità perché la gente non coglie questo semplice concetto. Noi di Slow Food crediamo che si debba mangiare meno, con maggior moderazione. Questo aiuterebbe a respingere questa critica di essere elitari e migliorerebbe anche ciò che mangiamo… Il punto è che un italiano spende, in media, il 12% per mangiare e il 10% in telefonia, per cui l'obiettivo non dev'essere abbattere i costi del cibo, ma migliorarne la qualità.

Vita: Dopo l'apertura dell'università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, quali scenari si prospettano a livello internazionale per l'enogastronomia?
Petrini: L'enogastronomia ha grandi potenzialità, ammesso che si continui a sostenere l'impegno per un'agricoltura sostenibile e per un ambiente non degradato e che si favorisca l'operato di una nuova classe contadina gratificata e motivata. Sia dal punto di vista finanziario che etico e morale.

Vita: Oltre alla novità dell'iniziativa, quali sono le motivazioni principali che spingono i giovani a frequentare quest'università?
Petrini: In primo luogo l'unicità di questo corso di studi e la conseguente nascita di nuove figure professionali che potranno facilmente soddisfare la richiesta del mercato dell'enogastronomia e dell'agro-alimentare.

Vita: Lei è mai andato a mangiare da McDonald's?
Petrini: No. Non mi interessa. Ci sono entrato una volta sola, per pura curiosità.

Vita: Nei suoi scritti ha più volte sottolineato l'importanza del mangiare come evento sociale. Purtroppo, oggi, molta gente mangia “di corsa”, molte famiglie non siedono neanche più a tavola assieme, a cena. Allora, mangiare non è più un evento sociale?
Petrini: La convivialità è uno degli aspetti più importanti del mangiare assieme, e mi è difficile trovare qualcosa di più triste del mangiare soli, senza quel rito sociale. Spezzare il pane assieme a tavola arricchisce ed è importantissimo mantenere vivi gli aspetti sociali. Quando le persone non mangiano assieme, perdono quell'elemento dell'evento. Perdono un aspetto importante del processo alimentare. Mangiare e bere assieme alla fine del giorno è un tipo di simbolo di amicizia e di comunione, e quando quest'aspetto manca, siamo di fronte a una società più triste e meno coesa.

Vita: Leggendo il suo libro, Slow Food. Le ragioni del gusto, l'associazione non sembra così politicizzata come, forse, qualcuno sarebbe portato a credere. In effetti, lei non sembra neanche molto alleato con José Bové, l'eroe antiglobalizzazione francese. Come lo spiega?
Petrini: Il libro è più una riflessione personale sulle nostre esperienze all'interno di Slow Food. Ci sono politiche culturali che difendiamo e non c'è bisogno di essere contro o a favore della globalizzazione per essere coinvolto in queste politiche. Noi siamo indipendenti su questo punto. Per esempio, difendere i contadini, a prescindere dal loro Paese di provenienza, è una politica nostra. Noi non siamo anti o pro, creiamo i nostri programmi e scegliamo i nostri temi, indipendentemente. Sono molto coinvolto, a livello personale, nello sviluppo delle comunità di produttori e contadini, e solo se noi svilupperemo e rafforzeremo queste comunità, riusciremo a superare la logica dell'industria in agricoltura.

Vita: Slow food si è impegnata nei presidi a favore delle piccole comunità agricole. Di che cosa si tratta?
Petrini: Un esempio: c'è una piccola comunità di donne marocchine che produce olio da una pianta che si chiama argon. Noi stiamo incoraggiando queste donne affinché continuino a produrre quell'olio. Ecco, di progetti del genere ne abbiamo circa 500 in tutto il mondo. I presidi e la rete di Slow Food stanno crescendo assieme. Dove abbiamo una rete avremo anche un presidio e membri del nostro comitato per questi progetti attorno al mondo. Inoltre Slow Food ha creato una fondazione per la biodiversità che aiuta a sostenere i presidi nel mondo. Cosa che può avvenire in molti modi. Alcuni hanno bisogno di una mano per il marketing, e allora li aiutiamo a creare una rete di vendita. Altri hanno bisogno che si costruiscano delle strutture. Ogni presidio ha la sua storia e le sue necessità.

Vita: Lei è appena tornato da Napoli. Cosa ha mangiato?
Petrini: Che domande: pasta al pomodoro.

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