Un indicatore colorimetrico ci dirà se il pesce è fresco

Il banco del pesce diventa una banca dati: nessuna truffa su freschezza, provenienza e caratteristiche del prodotto – La trasparenza parte dai pescatori nel progetto di AGCI Agrital, presentato lo scorso fine anno a Roma
Informare il consumatore sulla freschezza, sulla provenienza, sulle specie e sulle caratteristiche del prodotto e farlo con sistemi semplici e di facile lettura. Questo è l’obiettivo del progetto “Azione Pilota per un sistema di qualità e tracciabilità nel campo dei prodotti ittici” , presentato lo scorso dicembre a Roma dall’AGCI Agrital (già AGCI Pesca) e realizzato con il contributo del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali DG Pesca nell’ambito degli accordi di Programma del V Piano Triennale della pesca e dell’acquacoltura 1997/1999, in collaborazione con l’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) e l’IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana). Concepito alcuni anni fa, il progetto presenta risultati di stringente attualità con la definizione di un sistema in grado di “far leggere” all’acquirente lo stato di freschezza del prodotto fresco, attraverso un indicatore colorimetrico, posto sul contenitore, che varia con il tempo alla velocità definita attraverso lo studio della cosiddetta shelf-life (durata di conservazione) eseguito dall’INRAN e dall’IZS.
Una serie di altre informazioni (specie, luogo di pesca, caratteristiche nutrizionali, ecc…) può essere ottenuta dal consumatore attraverso l’invio di un sms (indicante il codice presente sulla cassetta del pesce) ad un numero verde.
«Un sistema sicuramente perfettibile con l’avanzare delle tecnologie, sia in materia di etichettatura, sia di conservazione sia di indicatori di freschezza — ha dichiarato Giampaolo Buonfiglio, presidente nazionale di AGCI Agrital (settore agroittico alimentare dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane) — nulla che abbia la pretesa di costituire un modello di riferimento per una prossima normativa, né tanto meno un sistema obbligatorio di etichettatura.
Con questo progetto l’associazione ha voluto mettere a disposizione delle cooperative di pesca associate aderenti uno strumento volontario in grado di fornire una prima risposta concreta alla domanda di maggiore trasparenza, informazione, rintracciabilità che proviene in termini giustamente sempre più insistenti da parte dei consumatori.
Riteniamo importante — ha concluso Buonfiglio — che la risposta a queste esigenze provenga dalla produzione nelle forme più organizzate ed attente alla sensibilità del grande consumo.
Crediamo che in questo la cooperazione possa giocare un ruolo di apripista, presentando sul mercato prodotti “leggibili” e sempre più riconoscibili come prodotto della nostra pesca.
Le prime esperienze e la risposta del mercato ci incoraggiano a proseguire in questa direzione, peraltro coerentemente con l’evoluzione normativa e cogliendo la sensibilità diffusa dei consumatori».
Buonfiglio ha inoltre sottolineato quanto questo progetto rifletta la situazione in cui versa il settore ittico, un comparto in crisi non solo per le scarse risorse ittiche ma anche per il restringimento dei margini di profitto delle imprese operanti.
Ecco quindi che tra le varie idee che il settore sta elaborando ai fini di una fattiva ripresa (diversificazione delle attività di cattura, nuovi usi del mare come ad esempio lo sviluppo del pescaturismo, richiesta di interventi di sostegno da parte dello Stato).
Buonfiglio ritiene come più interessante il recupero al valore della produzione insieme allo sviluppo di una tracciabilità che riconduca all’origine stessa del prodotto.