Un Convegno sulla mela annurca

"Il made in Italy è anche rappresentato da un macrocosmo di prodotti alimentari particolari e inimitabili, alcuni dei quali possono vantare certificazioni di qualità". Cosi è intervenuto il rappresentante della DgQ del Mipaaf, Rosario Lopa, intervenendo al recente convegno organizzato dal Consorzio di Tutela e Promozione della Melannurca Campana IGP, tenutosi nel salone delle conferenze della Camera di Commercio di Caserta.
Un terzo degli oltre 21 milioni di famiglie italiane, ha sottolineato l’esponente del Mipaaf, acquista prodotti certificati che vanno dal biologico alle Dop e Igp, mentre in quelle con bambini e adolescenti, questa percentuale lievita sensibilmente per arrivare a sfiorare un po' meno della metà del totale. Come dire: da un minimo di 7 milioni di famiglie, a un massimo di quasi 10 milioni. Nell'acquisto di prodotti certificati per la propria famiglia gli italiani scelgono nel 19,2% dei casi il biologico (con punte del 27-28%, se in famiglia ci sono dei bambini di età compresa tra i 6 e i 15 anni), il 10,3% delle volte i prodotti Dop (preferiti nelle famiglie con bambini di età superiore ai 15 anni, dove la percentuale sale al 13,7%) e solo nel 2,4% dei casi gli alimenti Igp. Per il 49,5% dei responsabili di acquisto familiare conta invece solo la qualità, indipendentemente dalle certificazioni.
L'Italia, con i suoi 164 prodotti Dop e Igp,precisa Lopa, è al primo posto tra i Paesi europei seguito dalla Francia.
Secondo il sondaggio di un istituto, il 52,2% dei nostri connazionali, ribadisce Lopa,definisce il successo come il naturale effetto delle nostre diversificate tradizioni gastronomiche regionali, il 23,5% ritiene che questo sia dovuto alla forza del marchio Made in Italy, sinonimo di eccellenza anche in ambito alimentare. In virtù degli elementi aggiuntivi che garantiscono, come la differenziazione sui mercati grazie alla qualità superiore legata ai relativi marchi collettivi, la garanzia dell'origine geografica e territoriale, la certezza di modalità produttive tradizionali codificate e nei disciplinari produttivi, una certificazione di controllo garantita da organismi specializzati esterni alla filiera, in uno scenario crescente di attenzione alla sicurezza alimentare ed alla qualità delle produzioni. Di seguito, Lopa,ha evidenziato, il ruolo strategico della grande distribuzione con la forza delle catene distributive. Queste buone premesse debbono essere accompagnate dal miglioramento della capacità organizzativa delle imprese ortofrutticole per migliorare il modo di stare sul mercato che nel contempo ha avvertito dei pericoli, ad esempio i prezzi bassi, a cui le stesse potrebbero andare incontro se non fossero in grado di organizzarsi meglio sul versante commerciale. Un invito ad un maggiore impegno da parte delle catene distributive che devono impegnarsi in un'adeguata valorizzazione e promozione delle produzioni ortofrutticole Dop e Igp, evitandone il più possibile l'assoggettamento alle ordinarie prassi di mercato, all'aspetto dei prezzi, alle promozioni degli accordi ed alla loro ricaduta sui produttori, che a fronte di grandi sforzi e costi aggiuntivi, in alcuni casi non trovano riscontro nei risultati di vendita.
Il valore complessivo per i 45 prodotti ortofrutticoli certificati, continua il rappresentante del Mipaaf, secondo una recente indagine di Agroter , è stato di circa 165 milioni di euro alla produzione e di 275 milioni di euro al consumo, per circa 190.000 tonnellate commercializzate, pari solo all'1,5% della Plv ortofrutticola nazionale. Tuttavia il dato più saliente è rappresentato dall'esiguità della porzione esportata, appena un 20% del prodotto ortofrutticolo viene esportato, equivalente all'1% dell'export complessivo dell'Italia e solo 8 prodotti hanno superato le 1.000 tonnellate. L'obiettivo da raggiungere è sicuramente quello dei volumi di vendita che restano molto al di sotto delle reali potenzialità stimate in 2 milioni di tonnellate. Va evitata una banalizzazione dei prodotti con marchio comunitario, conclude Lopa, riservando il riconoscimento alle produzioni di pregio e va favorita l'aggregazione dei produttori, partendo dalla convinzione che l'interesse delle Igp/Dop è anche quello di offrire la possibilità ai produttori di affrontare i mercati unificando sotto un unico marchio di origine ma anche con forti marchi commerciali tante piccole aziende frammentate. E naturalmente un ruolo importante può giocare proprio la forma cooperativa, ricordando il successo del settore delle mele costituito dalla Dop un invito al Consorzio della Melannurca Campana.