Notizie

TUTTOFOOD: successo prevedibile e risultati eccellenti


Milano, maggio 2026 – “Milan l’è un gran Milan” mi viene da pensare quando entro in Fiera Milano per partecipare alla biennale di TUTTOFOOD .

Questa grande città del Nord rende giustizia a questo evento di grandi dimensioni con proposte in vetrina di tutto il bello e il buono che gli italiani/italiane hanno saputo fare in questo variegato mondo dell’agroalimentare.

Visitando questa importante vetrina del nostro “saper fare” mi è venuto naturale pensare a quando tutto questo goloso mondo ha avuto inizio. Credo che ciò sia stato originato dalla fame della seconda guerra mondiale; in quegli anni noi italiani ci siamo trovati con le mani vuote, allo stremo delle forze e con la necessità di ricominciare per scacciare la fame patita negli anni d‘inferno. Occorreva lavorare e se questo non si trovava bisognava inventarselo. Intanto nelle loro case, le donne si ingegnavano per trasformare quella poca materia prima che si aveva in qualcosa di decente da mettere in tavola. Ricordo di una mia conterranea piacentina che con orgoglio per il matrimonio della figlia, era riuscita a preparare delle tagliatelle con un solo uovo, ed ancora il ciambellaio che veniva in città a Piacenza nei giorni di mercato a vendere dei ruvidi biscotti fatti con farina, poco zucchero e acqua infilati nello spago a mo’di collana.

Tutti si sono dovuti rimboccare le maniche e lavorare. Ma quali lavori? Occorreva inventarseli e anche aiutarsi reciprocamente con la diffusione delle tecniche di lavorazione. Un esempio per tutte? La Calabria, ora fiore all’occhiello nella produzione di ortaggi trasformati in “chiccherie” golose sottolio, sottaceto e in salamoia, usando ortaggi o formaggi per ottenere deliziosi peperoncini ripieni sott’olio, o con formaggi tipici, melanzane, carciofi e tutto ciò che si poteva conservare, vuoi per risparmiare, vuoi per poter rivendere e guadagnare qualcosa. Ebbene oggi questa tecnica vale l’odierno benessere e lo dimostra il crescente successo di questi prodotti che vengono acquistati in tutto il mondo come apericena per spuntini golosi.

Dovremmo anche riconoscere che molte mani femminili hanno contribuito in tutti questi anni con il loro lavoro per far grande questo settore e l’Italia tutta. Il saper fare si è poi diffuso man mano nell’intera nostra penisola, per cui quest’artigianato di trasformazione del “buono” si è allargato diventando Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO.

Il comparto delle conserve alimentari in Italia include un migliaio di imprese qualche decina molto grandi (le industrie che trasformano i pomodori ad es.) ed una miriade (oltre un migliaio) dalle dimensioni artigianali.

Questo è il cuore dell’Italia e così negli altri vari settori; i latticini (dairy) e si pensi come esempio al successo del Gorgonzola, alle carni e ai salumi (Prosciutto di Parma e Mortadella di Bologna i top), la Pasta oggi in grande sviluppo la nascita di piccoli pastifici artigianali gluten free, sempre pià richiesta i dolciumi, la pasticceria e confetteria, gli snack e i vari prodotti da forno che gli artigiani inventano ogni giorno, l’olio (ogni regione usa varietà di olive particolari ottenendo sapori diversi così che abilitano il consumatore al riconoscimento e alla ricerca specifica dell’olio preferito (olio toscano, ligure, del Garda e via via lungo tutto lo stivale), alla trasformazione dei prodotti ittici (acciughe in primis) ai condimenti (aceto di Modena), al caffè, tè, orzo e cacao, grazie alle molte mani che laboriosamente e disconnesse dal veloce progresso tecnologico della società continuano con sagacia l’opera meritoria di rendere prima al mondo la cucina italiana. Infine per chiudere, ultimi ma non ultimi i vini e le bevande.
Orgoglio, il termine a cui penso quando riepilogo il progresso raggiunto in quasi un secolo dalla cucina italiana.
Attenzione però a tenere dritta la sbarra. Accanto allo studio per continuare a migliorare con prodotti innovativi, ricordiamo che i cibi devono essere salutari e per ottenerli è necessario abbandonare cattive pratiche, allontanando la chimica, ma soprattutto ascoltando le richieste dei consumatori e avvicinandoci ai prodotti naturali, che sono quelli che il nostro organismo richiede.

Danila ORSI