Successo della protesta contro la privatizzazione dell’acqua

Raccolte un milione e 400mila firme

Una manifestazione per l'aqua pubblica, con tanto di striscioni e una "diga" fatta di scatole, ha animato piazza Navona a Roma dove è avvenuta la consegna in Corte di Cassazione di oltre 1 milione e 400mila firme raccolte nel giro di 3 mesi con migliaia di volontari impegnati su tutto il territorio

ROMA – Una diga fatta di scatole, un muro simbolico come a voler fermare la piena delle conseguenze che l’applicazione del decreto Ronchi, sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche, porterà con sé. È stato questo, insieme a 12 striscioni distesi sui san pietrini, lo sfondo della manifestazione per l’acqua pubblica organizzata ieri mattina, 19 luglio, dal Comitato promotore dei referendum in piazza Navona a Roma. Un momento di riflessione e di ulteriore pubblicità al movimento, poco prima della consegna ufficiale di 1 milione e 400mila firme raccolte per la richiesta di referendum in Corte di Cassazione. Nel corso degli interventi, i promotori hanno chiesto «di essere messi in condizioni di andare al voto. Che nessuno inviti gli italiani ad andare al mare». «Non scippateci quest’ultimo strumento di espressione», ha aggiunto Tommaso Fattori del Contratto mondiale per l’acqua, che ha anche sottolineato come «l’attenzione di tutto il mondo sia puntata sul nostro Paese dal quale ci si aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell’acqua: cacciare le multinazionali».

Un risultato che, attraverso il referendum, arriverà secondo Corrado Oddi, della Cgil: «Quella per i referendum per l’acqua pubblica è la più grande raccolta di firme per un referendum nella storia del nostro Paese». Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, questa raccolta firme ha un valore aggiunto perché dimostra che «c’è ancora un tessuto sociale, fatto di cittadini, associazioni, partiti, che ha una tenuta e che è la vera base sulla quale poggiare l’uscita dalla crisi». La pensa così anche Paolo Beni, presidente dell’Arci che, al microfono della manifestazione, ha ricordato come «questa nostra richiesta di referendum offre a tutti noi una chance di ricostruire la vita politica del paese portando sul terreno politico e istituzionale le esigenze dei cittadini».

Il presidente del Wwf, Stefano Leoni, ha posto l’accento sulla contraddizione che è insita nella gestione privata dell’acqua, risorsa pubblica per eccellenza. «Le aziende – ha spiegato – sono orientate al profitto che, quando non c’è, porta al fallimento delle aziende stesse. Come si può pensare di fare profitti su un bene pubblico come l’acqua, nei confronti della quale è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio? Ricordiamo – ha concluso Leoni – che l’accessibilità dell’acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio».

Prima di spostarsi davanti alla Corte di Cassazione, per la consegna delle firme, il comitato promotore ha ribadito la richiesta al Governo di «emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum».

La raccolta firme per la ripubblicizzazione dell’acqua, partita tre mesi fa, il fine settimana del 24 e 25 aprile, ha visto impegnati su tutto il territorio italiano migliaia di volontari che hanno organizzato banchetti, manifestazioni, dibattiti sull’acqua bene comune dell’umanità. «In tre mesi – spiega Guido Barbera, presidente di “Solidarietà e Cooperazione Cipsi” – abbiamo raccolto il maggior numero di firme rispetto a tutte le altre esperienze referendarie italiane. Con il migliore dei presupposti possibili comincia da qui l’avventura, un lungo percorso che ha come prossima tappa 25 milioni di votanti nel 2011. Per alcuni sono solo numeri, per noi sono la storia del nostro futuro!». Le firme depositate alla Corte di Cassazione sono state 1.401.432, raccolte per ciascuno dei tre quesiti referendari sull’acqua pubblica.

Secondo il consigliere della Regione Umbria – dove sono state raccolte 15mila firme – Damiano Stufara (Prc) la massiccia adesione ai referendum inducono a considerare «sempre più pressante la necessità di riconsiderare le forme di gestione del servizio idrico nel nostro territorio, con l’obiettivo della completa ripubblicizzazione del ciclo delle acque». Il consigliere sostiene che il “popolo dell’acqua” ha rappresentato e deve continuare a rappresentare un «modello di azione dal basso, capace di attraversare la dimensione sociale e quella politica e di porre all’ordine del giorno una proposta immediatamente operativa, e corrispondente alla volontà della grande maggioranza della popolazione. Questo esempio di mobilitazione – aggiunge – può e deve essere ripreso per riportare all’attenzione di tutti le grandi questioni di democrazia e di giustizia sociale presenti nel nostro Paese, continuamente cancellate dal dibattito politico fra i due poli che è sempre più ripiegato su se stesso e incapace di rappresentare gli interessi della comunità».

Fonte: Agi