Sfide locali e globali: l'Europa giusto mezzo?

Piacenza, 22 febbraio – “Un progetto per contrastare il lavoro nero promosso dalla Provincia di Piacenza è stato notato dal governo francese che ora vuole farlo suo. Ecco un esempio di come le piccole realtà possono influire su quelle grandi e contribuire al progresso europeo”. Questa, riportata dal Presidente della Provincia di Piacenza, Gian Luigi Boiardi, è la nota di speranza con cui si è aperto l’incontro di giovedì 22 febbraio organizzato da Provincia di Piacenza e Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con Europe Direct – Carrefour europeo Emilia.
“Proprio nella sede della Provincia di Piacenza – ha spiegato Carla Cavallini, Direttrice del Carrefour europeo Emilia e coordinatrice nazionale della rete italiana dei Carrefours europei – è attivo dal 2006 lo sportello Piacenza Europa, con lo scopo di diffondere la cultura europea nel territorio e fare da interfaccia a tutti i cittadini che vogliono cogliere le immense opportunità che da essa derivano”.
Il convegno, che si è tenuto all’Università Cattolica di Piacenza ed è stato moderato dal Prof. Francesco Timpano, è stato un modo per far capire agli studenti di Piacenza quanto la realtà locale e le idee nuove possano dare un contributo a livello europeo.
“La tensione fra locale e globale – ha ricordato Roberto Santaniello, Direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea – era ben presente già nelle preoccupazioni dei padri fondatori dell’Unione europea. Essa si è sempre ripresentata non solo come problematicità ma come risorsa e ricchezza, e ha dato l’impulso per la creazione di un modello multilaterale di governo. Oggi secondo Santaniello la Costituzione europea è “un modo per rilanciare il concetto democratico che caratterizza la nascita delle Comunità europee del dopoguerra (Ceca e Ceea), la solidarietà tra Stati, e per sviluppare un sistema di governo basato sul multilateralismo”. Le tappe, apparentemente dualistiche, di Maastricht e Lisbona, l’una improntata a rigore e stabilità e l’altra a innovazione, riforme e liberalizzazioni sono “i due poli di un dualismo solo apparente, che in realtà può essere risolto all’interno di un sistema di governo europeo che raccolga le sfide, i problemi e le opportunità propri dell’epoca della globalizzazione”.

Anche per Piero Bassetti, Presidente dell’Associazione Globus et locus, i padri fondatori dell’Unione europea avevano già intravisto in nuce i problemi del mondo globalizzato di oggi: “Prima ancora che si parlasse di globalizzazione, Jean Monnet, Konrad Adenauer, Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi avevano già profetizzato il superamento della logica dei confini a favore di una funzionale, così come rappresentata dalla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio”. Si trattava dell’anticipazione del modernissimo concetto di sistema di reti, in cui il rapporto tra globale e locale “non è gerarchico né per schemi centrici, ma permette di aggregare nodi simili di peso diverso. Così come in una struttura biologica ogni cellula contiene il DNA di tutto il corpo, oggi ogni locus porta con sé tutte le risorse e le problematiche del globale. Una dinamica che è stata evidente l’11 settembre 2001, un evento che ha raggiunto in modo capillare tutte le località del mondo, e le cui conseguenze hanno influito sulla vita di tutti”.

La globalizzazione – ha concluso Bassetti – non è il risultato di spinte economiche e politiche, ma è molto di più, è “una rivoluzione culturale legata ai progressi scientifici e tecnologici che hanno cambiato profondamente l’idea di tempo e spazio”. A questa rivoluzione epocale non si può più rispondere con logiche nazionali, localistiche o particolaristiche, ma guardando alla dimensione continentale. Allo stesso modo, solo guardando ai problemi “in modo non burocratico né invasivo, l’Unione europea potrà sviluppare con le comunità locali un rapporto complesso e adeguato alle sfide globali”.