Scoperto il legame tra cellule e obesità

Stoccolma, settembre 2011

Attraverso l'esame del carbonio 14 gli scienziati del Karolinska Institut hanno rivelato un'associazione tra un particolare tipo di disfunzione delle cellule lipidiche e malattie come l'obesita' e il diabete. Lo studio, pubblicato su 'Nature', potrebbe condurre a nuovi approcci per combattere le malattie metaboliche. I risultati mostrano che le cellule di grasso nelle persone in sovrappeso hanno una maggiore capacita' di immagazzinare grassi e, d'altro canto, una minore di liberarsene. "Si tratta di un risultato intuibile – chiarisce Peter Arner, responsabile dello studio insieme a Kirsty Spalding – ma questa e' la prima volta che qualcuno ha dimostrato che il metabolismo dei grassi nelle cellule adipose differisce tra individui sani e gli obesi.
Questo apre la strada a nuovi campi di ricerca e a nuove terapie che riguardano la conservazione e il rilascio del grasso in queste cellule". I ricercatori hanno utilizzato campioni di tessuto tratti da quasi 100 persone, rientranti in un range che va dai magri ai fortemente obesi. Accertando l'eta' del grasso nelle cellule adipose, i ricercatori sono stati in grado di trarre conclusioni su come il grasso sia stato memorizzato e rimosso dalla massa grassa nel corso del tempo. "Possiamo usare le misurazioni del carbonio 14 per misurare livelli di grasso rispetto a livelli noti", afferma Spalding, che ha sviluppato il metodo per l'esame dei tessuti grassi e di altri campioni biologici. Gli scienziati hanno concluso che il grasso immagazzinato nelle cellule di grasso di persone sane si rinnova in media sei volte durante i dieci anni di vita di una cellula lipidica. D'altra parte, le persone con una fase preliminare di diabete di tipo II (insulino-resistenza) hanno mostrato una ridotta capacita' di eliminare il grasso dalle cellule adipose. Queste persone hanno inoltre anche mostrato una ridotta capacita' di immagazzinare il grasso nelle loro cellule. Quando il metabolismo e' alterato in questo modo, cio' potrebbe significare che la concentrazione dei trigliceridi e del colesterolo nel sangue aumenti in modo patologico.

Fonte: Agi