Respinta la richiesta di Igp per il ''Gianduiotto torinese''

Nel 2002 l'Associazione Gianduiotto, che riunisce una quindicina di Aziende piemontesi, ha elaborato un disciplinare sul riconoscimento del marchio Igp al Gianduiotto di Torino.
Emendato dalla Regione Piemonte – ricorda Emanuele Monero – questo disciplinare non ha superato l'iter ministeriale per il riconoscimento.
Tra i punti salienti del documento: l'impiego di materie prime provenienti esclusivamente da fave di cacao o cacao in massa di primo grado del centro o del sud America; il burro di cacao; le nocciole Piemonte Igp in purezza e in quantità non inferiore al 25%; vaniglia in bacche e lecitina Ogm free.
Oggi per la produzione di gianduiotto si fa riferimento alla normativa comunitaria sulla denominazione di cacao e di cioccolato (D.leg. 178/2003, attuazione della Direttiva 2000/36/CE relativi ai prodotti di cacao e cioccolato) destinati all'alimentazione umana che, – "secondo Lindt – cosituisce un'ottima garanzia a tutela della qualità.
La denominazione gianduiotto è riservata a cioccolatini che contengono cioccolato gianduia e l'etichettatura segue le stesse regole in vigore per tutti i prodotti di cacao e cioccolato".
Altre Aziende sono favorevoli ad adottare misure per la tutela della tipicità del prodotto.
"Appoggiamo tutto ciò che possa caratterizzare prodotti la cui tradizione deve essere salvaguardata" fanno sapere dalla Venchi; mentre Pier Luigi Gallo della Caffarel dichiara: "riguardo alla tutela della tipicità del prodotto, credo che sarebbe importante riuscire a valorizzare e tutelare l'originale gianduiotto piemontese, realizzato con la tecnica a estrusione e solo con nocciole Piemonte Igp. Questo garantirebbe al consumatore finale la possibilità di gustare un prodotto dalle caratteristiche organolettiche uniche e, soprattutto, straordinariamente buono".

Fonte: Dolcesalato