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“Mangiare meglio, mangiare meno, mangiare tutti

Il 1° Dicembre 2016 alla Bocconi di Milano si terrà il 7° Forum Internazionale su alimentazione e nutrizione

È molto attesa la nuova classifica che la «temibile» Economist Intellligence Unit presenterà con la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) al prossimo Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione.
Un' analisi e un confronto per capire chi – fra i Paesi del mondo -deve ancora lavorare per combattere i paradossi alimentari che affliggono il nostro tempo, di cui il convivere della fame e dell’obesità è uno dei più ingiusti.

Il Forum, giunto ormai alla settima edizione con il titolo: «Mangiare meno, mangiare meglio, mangiare tutti», è stato presentato ieri a Milano e vedrà esperti e opinion maker condividere dati scientifici e best practice al fine di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile indicati dalle nazioni Unite oltre che proporre soluzioni concrete su spreco alimentare, impatto ambientale della produzione agricola e cambiamenti climatici. «Tra le cause scatenanti di una situazione globale complessa che si confronta con conflitti, migrazioni, crisi economica e cambiamenti climatici i paradossi che tutt’ora affliggono il sistema alimentare occupano un posto di primo piano», spiega Luca Virginio, vicepresidente Fondazione Bcfn. Sul piano della sostenibilità si apprende infatti che in Europa è la produzione di cibo l’attività umana che più contribuisce al cambiamento climatico (31%). Più del riscaldamento degli edifici (23,6%) e dei mezzi di trasporto (18,5%). Sul piano sociale, gli osservatori concordano che le future guerre saranno saranno sempre più legate all’accaparramento del cibo.

Uno dei contributi più attesi e già anticipato ieri è la nuova edizione della Doppia Piramide (alimentare e ambientale) messa a punto dal Bcfn, utile strumento per visualizzare come gli alimenti a minore impatto ambientale siano quelli di cui i nutrizionisti raccomandano un maggiore consumo e viceversa: maggiore impatto, minore consumo consigliato. La prima versione della piramide fu realizzata nel 2010 su circa 140 fonti scientifiche mentre quella presentata ieri ne ha consultate oltre 1300. «Abbiamo preso in considerazione la quantità di anidride carbonica liberata, la quantità di acqua e la capacità del terreno di rigenerare le risorse», ha spiegato Katarzyna, Dembska, una delle ricercatrici della Fondazione Bcfn, che ha anche ricordato come gli ultimi studi disponibili abbiano evidenziato il rapporto fra sostenibilità, alimentazione e longevità: la dieta mediterranea, in sostanza, regalerebbe 4,5 anni di vita in più.

Fra i nomi nuovi che entreranno a far parte dell’Advisory Board ci sono due italiani: l’economista Stefano Zamagni, professore alla Johns Hopkins e membro dell’Accademia pontificia di Scienze sociali (e uno degli studiosi più stimati in Vaticano) e Livia Pomodoro, prima donna a presiedere il Tribunale di Milano e oggi presidente del Milan Center for Food Law and Policy, nato nel dopo Expo per non far calare il sipario sui temi che hanno ispirato l’esposizione universale. «Mi sono appassionata a questo tema perché credo che il futuro dell’umanità si giocherà fra due forme di malnutrizione, per difetto e per eccesso», spiega Livia Pomodoro, lamentando che spesso le questioni del cibo non interessino il grande pubblico, «mentre parafrasando Rodotà si potrebbe dire che il diritto al cibo sia il più fondamentale dei diritti fondamentali»