L’origine cristiana dell’albero di Natale
( di Tania Perfetti)
L’albero di Natale, oggi percepito soprattutto come simbolo festivo, possiede in realtà una storia molto più complessa e profondamente cristiana. L’albero è infatti uno dei simboli più ricchi e universali nella storia e nella mitologia dei popoli, e non è in discussione che l’albero di Natale abbia antichi “parenti” nei miti nordici e orientali. Basti pensare all’Yggdrasil della mitologia nordica, le cui foglie producono idromele o linfa vitale; al Kien Mu, l’albero dell’Universo cinese che ordina il mondo umano e quello celeste; o all’Aśvattha dell’India, l’albero rovesciato poi identificato con il fico sotto il quale Buddha ricevette l’Illuminazione. Gli esempi potrebbero continuare a lungo.
Nel contesto europeo, tuttavia, l’albero non nasce come semplice sopravvivenza di culti arborei precristiani, ma come risultato di una riflessione teologica maturata nel Medioevo, quando la simbologia biblica venne tradotta in immagini e rituali capaci di parlare all’immaginazione collettiva. Un ruolo decisivo fu svolto dai Mysterienspiele, i cosiddetti Giochi di Adamo ed Eva. Nelle regioni del Nord Europa, durante il Medioevo, il 24 dicembre questi misteri venivano rappresentati sui sagrati delle chiese.
Una miniatura salisburghese del 1489 chiarisce perfettamente il messaggio simbolico: un albero dalla chioma colma di mele e di ostie reca, sulla sinistra, un crocifisso e, sulla destra, un teschio; sotto il primo Maria raccoglie le ostie, sotto il secondo Eva distribuisce le mele. Già circa cinque secoli fa era dunque presente quel simbolismo che oggi sopravvive nelle palline natalizie, inventate nel XIX secolo dai soffiatori di vetro dell’Alsazia e della Turingia e, talvolta, nei biscotti.
Solo dal XVII secolo l’abete, soprattutto in Germania, passò dalle piazze alle case, arricchendosi progressivamente di nuovi ornamenti: rose di carta, richiamo al virgulto di Jesse, lamine metalliche e dolci. Un albero di questo tipo è documentato a Strasburgo nel 1605. Poco dopo comparve la luce: inizialmente sotto forma di candele, attestate ad Hannover nel 1662, e in seguito, con l’avvento dell’elettricità, di lumi artificiali. In questa pratica convivono due livelli simbolici: da un lato il richiamo ai fuochi accesi nella stagione oscura del solstizio, dall’altro un significato pienamente cristiano, quello di Cristo luce del mondo, la luce che splende nelle tenebre. Quando, tra il tardo Medioevo e l’età moderna, le autorità ecclesiastiche iniziarono a limitare le rappresentazioni sacre pubbliche, l’albero uscì dagli spazi comunitari per entrare nelle case. Qui assunse una funzione catechetica familiare: accanto alle mele comparvero ostie bianche, simbolo di purezza e della presenza eucaristica, e piccoli pani o dolci come metafora della provvidenza divina. Ogni gesto, appendere un frutto, accendere una candela, ornare un ramo, diventava una forma di meditazione visiva sulla storia della salvezza.
Anche nei contesti protb estanti l’albero fu accolto come segno di pietà domestica e, contrariamente a quanto spesso si crede, trovò spazio fin da subito anche nelle case cattoliche. La Chiesa, del resto, ha saputo orientare elementi della cultura popolare verso una lettura teologica coerente, e l’albero ne è un esempio emblematico: un simbolo che unisce la caduta dei progenitori alla venuta del Redentore. Con l’Ottocento l’albero entrò in una fase di parziale secolarizzazione, senza però perdere la sua impronta originaria. Anche quando viene percepito come elemento laico, continua a riflettere il suo nucleo teologico: l’albero del Paradiso, la luce che irradia speranza, il sempreverde che richiama la vita eterna. L’albero di Natale non deriva dunque da un vago sostrato pagano, ma da una precisa rielaborazione cristiana del simbolismo biblico, maturata attraverso la liturgia medievale, la catechesi domestica e la cultura europea. È un ponte tra Eden e Betlemme, tra la fragilità dell’uomo e la promessa di rinnovamento annunciata dal Natale. In Italia l’albero di Natale giunse nell’Ottocento, come mostra un’immaginetta devozionale in cui, alle spalle del Bambino Gesù, compare un abete chiaramente riconoscibile. La tradizione popolare gli attribuì anche un valore legato alla Passione: secondo alcune leggende medievali, infatti, la croce sarebbe stata ricavata dal legno dell’albero del peccato originale e infissa nel cranio di Adamo, sepolto sul Calvario. In questo senso l’albero presagisce e insieme racchiude il mistero della Redenzione.
