''L'Italie à Table'' a Nizza il IV Salone della Gastronomia Italiana

Si è aperto giovedì 29 maggio a Nizza il IV Salone della Gastronomia Italiana, “L’Italie à Table”, vetrina dell’eccellenza agroalimentare made in Italy e del territorio italiano.

Nel 2007 buona la performance delle esportazioni italiane in Francia nel settore agroalimentare, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

Il settore, che comprende i prodotti ortofrutticoli, floricoltura, zootecnia e pesca, alimentari, incluso vini e bevande, conta circa 70.000 imprese e oltre 450.000 addetti. Il sistema agroindustriale italiano è composto in prevalenza da PMI, ma oltre il 60% del fatturato proviene da imprese multinazionali e da grandi gruppi industriali. La debolezza strutturale è compensata dal fatto che molte PMI italiane offrono prodotti tipici e di elevata qualità, spesso a denominazione di origine, che permette loro di conquistare nicchie di mercato, al riparo della concorrenza dei grandi gruppi industriali, nelle fasce alte del mercato, sia interno che estero. Il 22% del fatturato è esportato e si contano oltre 16.000 imprese esportatrici.

La Francia è il secondo paese, dopo la Germania, nella classifica dei principali paesi partners nell'interscambio, posto mantenuto dal 2005. Dalle statiche ICE ed ISTAT,che riguardano l'interscambio per prodotto (in questo caso settore agro-alimentare) risalenti al periodo Gennaio-Dicembre 2007, il valore delle esportazioni è di 23.709.131, rispetto al 22.284.070 del 2006.

Anche Istituto Nazionale di Economia Agraria, nel Rapporto sul commercio con l'estero dei prodotti agroalimentari dell'Ottobre 2007, segnala l'andamento crescente degli ultimi due anni con una salita del 6% rispetto al 2005, mentre vede le importazioni subire un incremento del 5,2% sempre nello stesso settore.

Gli scambi agroalimentari confermano, sottolinea l'Inea, un risultato "strutturalmente positivo".
Se infatti il deficit nel settore si porta ad oltre 8 miliardi di euro il rapporto tra il saldo ed il volume degli scambi "mostra un leggero miglioramento che si inserisce in un trend di più lungo periodo".

La crescita delle esportazioni rispetto al 2005, spiega l'Inea, è da attribuire ad un effetto combinato di prezzi (+2,3%) e quantità (+3,7%); al contrario, l'incremento delle importazioni deriva quasi esclusivamente dalla variazione dei prezzi (+6,2%).

L'Unione europea si conferma la nostra principale area di riferimento per gli scambi agroalimentari: l'export verso la Ue a 25 rappresenta il 68,3% del totale mentre le importazioni dall'Unione europea il 70%. Sul fronte delle esportazioni l'altra area che primeggia è quella nordamericana, il 12%, rispetto al continente asiatico che assorbe il 4,6% del nostro export, in costante crescita. Le nostre importazioni, oltre che naturalmente dalla Ue, arrivano anche dal Centro e Sud America (9%) e dall'Asia(5,7%).

Il drappello dei nostri partner di riguardo è costituito in primo luogo dalla Germania, di gran lunga il principale cliente, seguito da Francia, Usa e Regno Unito.

Si rivelano molto dinamici, nonostante il loro peso ridotto, alcuni paesi che rientrano tra i primi venti destinatari dell'export agroalimentare del nostro Paese. In particolare si parla del Giappone, Russia e dei nuovi paesi partner dell'Est europeo. Riguardo alle importazioni acquistiamo prodotti agroalimentari soprattutto dalla Francia, e poi da Germania, Spagna e Paesi Bassi. Al di fuori della Ue nostri fornitori sono il Brasile e l'Argentina mentre tra gli emergenti si evidenzia in particolare la Cina e la Thailandia che mostra un incremento del valore delle sue vendite in Italia.

Preponderante, nel totale degli scambi agroalimentari, la quota detenuta dai prodotti dell'industria alimentare, pari al 78% delle esportazioni ed al 65,2% delle importazioni. Merita un rilevo particolare, in riferimento all'andamento 2006 delle esportazioni agroalimentari, il ruolo occupato dal nostro Made in Italy. Complessivamente si tratta del 20% del totale esportato, formato da una quota del 4,5% che sono i vini rossi e rosati di qualità (Vqprd), seguiti dalla "pasta alimentare non all'uovo né farcita", l'olio di oliva vergine ed extravergine, le conserve di pomodoro e pelati, i prodotti della biscotteria e pasticceria.

Le importazioni, segnala l'Inea, "si concentrano su comparti per i quali il nostro Paese mostra una debolezza produttiva strutturale ed una conseguente forte dipendenza dall'estero". In particolare: la filiera zootecnica, il comparto ittico, i seminativi (cereali e oleoproteaginose), i prodotti tropicali ed i forestali.

Nella graduatoria dei primi 5 prodotti importati si trovano le carni suine e bovine fresche o refrigerate, l'olio di oliva, i crostacei e molluschi congelati e i bovini da allevamento. Nel complesso, la maggior parte delle vendite all'estero di prodotti agroalimentari, spiega l'Inea, è rappresentata da beni che hanno subito un processo di trasformazione prima di essere inviati sui mercati esteri. La componente industriale delle esportazioni per il consumo diretto è l'unica in attivo, mentre l'Italia è fortemente deficitaria di materie prime; ciò testimonia la forte specializzazione del comparto agroalimentare italiano nell'esportazione di beni trasformati, a più alto valore aggiunto.

Sono soprattutto quattro regioni del Nord Italia quelle più attive negli scambi agroalimentari. Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna coprono infatti il 59,5% delle esportazioni ed il 61,6% delle importazioni. In riferimento al solo settore primario, a fianco di queste regioni, si distinguono anche Puglia e Sicilia, mentre in relazione alle esportazioni di prodotti dell'industria alimentare anche la Campania può essere inserita nel nucleo delle principali regioni esportatrici.

Nel mese di gennaio, secondo gli ultimi dati Istat sul commercio estero, si è registrato un aumento dell'8% verso i paesi Ue e del 12% verso il resto del mondo. Le esportazioni sono la chiave di volta per la crescita dell'agroalimentare, sottolinea il ministro Paolo De Castro "L'export si conferma, ancora una volta, la chiave di volta per la crescita dell'agroalimentare italiano". Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro, a proposito dei dati sul commercio estero diffusi oggi dall'Istat, dai quali emerge, per il mese di gennaio 2008, un aumento, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, del valore delle esportazioni italiane verso i Paesi Ue pari all'8 per cento e al 12 per cento per quanto riguarda il flusso verso il mondo in complesso.

I prodotti dell'agricoltura e della pesca, in particolare, registrano un aumento delle esportazioni verso i Paesi dell'Unione europea del 14 per cento circa; ancor meglio i trasformati e manufatti agroalimentari, la cui crescita, rispetto a gennaio 2007, si è attestata al 17,7 per cento. Per quanto riguarda le esportazioni verso il mondo in complesso, i prodotti dell'agricoltura e della pesca registrano una crescita del 25,9% e i trasformati e manufatti agroalimentari del 18,3 per cento.

"Continuiamo dunque a guardare al mercato estero con ottimismo e a sostenere le aziende che scelgono di affrontare nuove sfide – ha proseguito il Ministro – I dati positivi, con quasi 24 miliardi di euro di volume d'affari, dimostrano che il coraggio imprenditoriale – supportato da specifiche politiche di Governo – è premiato. Ma nel 2008 è possibile andare oltre, anche grazie al nuovo strumento degli Aiuti di Stato approvati dalla Commissione europea. Lo stanziamento – 105 milioni di euro per due anni – riguarda le campagne pubblicitarie di prodotti di qualità sui mercati esteri, sia degli Stati membri che di Paesi terzi". "Si tratta di un altro importante passo in avanti verso l'internazionalizzazione delle imprese – ha concluso De Castro – e per vedere sfruttate appieno le grandi potenzialità dell'export".

Un mercato importante per il nostro Paese quello francese, che assorbe il 12% delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani verso tutto il mondo e ben il 18% dell’export diretto verso i Paesi dell’Unione Europea. I prodotti italiani che hanno registrato incrementi più consistenti sono quelli lattiero-caseari (+9,3%), seguiti dai preparati e conserve di frutta e ortaggi (+11,4%) e dalle bevande (+7,3%).

I nostri prodotti risultano particolarmente attrattivi soprattutto per la Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra (PACA): l’Italia, con una quota del 10% sul totale delle importazioni della regione, rappresenta infatti il secondo paese fornitore, a breve distanza dalla Russia (10,4%) e prima dell’Algeria (ferma al 7%).

Proprio la regione PACA ospiterà “L’Italie à Table”, la mostra-mercato organizzata dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza con il patrocinio del Ministero del Commercio Internazionale, ormai da quattro anni un’importante vetrina per la gastronomia italiana. All’evento, che si terrà a Nizza dal 29 maggio al 2 giugno, saranno presenti alcune regioni italiane, che attraverso desk informativi forniranno suggerimenti per soggiorni e itinerari turistici ed eno-gastronomici nei loro territori.

““L’Italie à Table” è ormai diventata un brand – sottolinea Nicola Caprioni, Presidente della Camera di Commercio Italiana di Nizza – sinonimo dell’eccellenza che le imprese italiane sono in grado di esprimere in un comparto, quello agroalimentare, che sta mostrando una rinnovata vitalità proprio sui mercati europei”.

Dopo il successo dell’edizione 2007, che ha visto la presenza di oltre 100.000 visitatori, quest’anno la Settimana Italiana che animerà la Costa Azzurra si preannuncia ancora più ricca di eventi, anche grazie al sostegno della Città di Nizza, della Regione Provence-Alpes-Côte d’Azur e della Provincia delle Alpi Marittime: conferenze, spazi di degustazione, sfilate automobilistiche, performance e dimostrazioni in diretta.

Nell’ambito della manifestazione verranno inoltre organizzate esposizioni di alcuni grandi artisti italiani e una rassegna dei film più rappresentativi del nostro cinema. Infine, il 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica Italiana e del 60esimo anniversario della Costituzione, verrà organizzato un evento conclusivo presso il Consolato Generale d’Italia.

Fonte:ITL/ITNET