L’Eroe non ha classe sociale

Riflessioni e fantasie sul 2010 "Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale" voluto dall'Unione europea e dai 27 Stati membri

Un’ insipiente barzelletta recita: “che differenza c’è fra un ricco cretino e un povero cretino”?
Risposta: “il ricco cretino è un ricco, il povero cretino è un cretino”.
Basterebbe pensare a questa stupidissima barzelletta per innescare in coloro che per destino sono nati poveri, una forte volontà di riscatto anche per sfatare luoghi comuni, e soprattutto dimostrare che i cosiddetti cretini possono appartenere alle più diverse fasce sociali.
In quest’anno di lotta alla povertà e all’esclusione sociale vorrei avere la fantasia per sovvertire anche il triste finale della nota favola della “Piccola fiammiferaia”, che tanto ha commosso i bambini di ogni parte del mondo.
Le mani rosse e gelide per il freddo e le giornate trascorse all’addiaccio a elemosinare qualche monetina alla vigilia del Natale, il rifugiarsi nel sogno per immaginare un pranzo di festa come tutte le persone che hanno una casa e degli affetti, l’accendere tre fiammiferi per realizzare i sogni e ritrovare le persone care, l’addio alla vita e la felicità raggiunta solo “volando” in Paradiso.
Mi chiedo quanta crudeltà racconti questa favola, che forse un tempo poteva essere vista come una storia patetica, quasi normale tanto era l’abisso che divideva i ceti sociali benestanti da quelli non abbienti.
E’ altrettanto storia recente quando sulla carta d’identità in Italia alla voce professione si dovesse specificare se si fosse benestante o indigente, a dimostrazione che mezzo secolo fa era normale che si potesse appartenere all’una o all’altra classe sociale e che si dovesse dichiarare molto semplicemente.
E’ quindi un balzo in avanti notevole che il nostro Stato ha fatto oggi, avendo raggiunto un benessere diffuso, se non che i movimenti migratori in questi anni recenti hanno portato nuove classi sociali povere, che volentieri farebbero a meno di un’etichetta spesso platealmente connotata da una magrezza che la stragrande maggioranza degli italiani ormai ha dimenticato, (l'obesità è il grande problema attuale) o dall’abbigliamento spesso alquanto dimesso e mai seguendo il gusto o la moda, per non parlare di altri tratti del fisico, quali i capelli o i denti che spesso identificano di primo acchito quanto la condizione socio-economica abbia a desiderare.
Ebbene, io m’inchino di fronte a queste persone.
Coraggiose nel fuggire dalla miseria e dal nulla rappresentato dal loro futuro in Patria che per arretratezza o per forme di governo dittatoriali hanno poche speranze di vivere una vita dignitosa e allora via, meglio una fuga pur verso l’ignoto per non morire di stenti.
Ecco i nuovi poveri; persone con tanta voglia di riscatto, di trovare una società migliore che li aiuti nella crescita personale e familiare. Ma quanti ce la fanno?
Ebbene a dispetto di una persistente diffidenza difficile da scardinare, sono tanti gli immigrati che si conquistano un dignitoso posto nei vari comparti professionali.
Sempre più spesso si vedono veicoli commerciali con sigle multilingue che pubblicizzano l’attività delle loro piccole imprese ed ancora varie sono le occasioni per valutare molto positivamente il lavoro, magari umile, di persone che però dimostrano impegno, allenamento alla fatica e intelligenza nel comportamento.
La voglia di farcela, insomma, di riscattarsi, di creare un’alleanza con le nuove persone che li hanno accolti, anche se a volte non pienamente accettati. E’ questa oggi una realtà diffusa a dimostrazione che non è il denaro che qualifica l’individuo perché se una persona è stupida rimane tale sia essa ricca o povera, e come tale si esclude dal contesto sociale di appartenenza.
Mi rimane un sogno: inventare una favola che veda una società aperta e giusta, una società nella quale venga rispettato sia chi nasce in un campo nomadi, sia chi in un castello abitato da nobili.
Posso però raccontarne in poche righe una, che però non è una favola ma una storia vera.
Qualche anno fa un giovane Rom in piena notte si svegliò di soprassalto nella sua roulotte in fiamme. Con notevole fatica portò in salvo i genitori anziani e i fratellini anch'essi imprigionati, ma fece un grande sforzo che gli costò la vita.
Il ricordo indelebile di quel giovane generoso e nobile principe Rom, è per me una favola moderna, anche se rappresenta un Eroe presto dimenticato del nostro tempo.

Danila Orsi Tibaldeschi

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Il principio di solidarietà è alla base della costruzione europea.
Va celebrato, e messo in pratica con la maggior forza possibile.
Tra campagne contro la povertà e campagne d’informazione, il 2010 sarà un anno intenso per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.