Le virtù della salvia contro l'alcolismo

La salvia potrebbe rappresentare, in un prossimo futuro, la soluzione al problema dell’alcolismo. I risultati degli esperimenti condotti finora sui ratti sono, infatti, più che incoraggianti ed anche se è ancora troppo presto per cantare vittoria le premesse ci sono tutte e, nell’arco di pochi mesi, partirà la sperimentazione sull’uomo.
A scoprire le ignote virtù anti-alcol di questa pianta, o meglio di una specie di origine cinese, sono stati i ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Cagliari, coordinati da Giancarlo Colombo.
Le radici secche della Salvia Miltiorrhiza, questo il nome scientifico, sono infatti da tempo largamente usate nella medicina popolare cinese per curare alcune malattie del sangue, cardiopatie, epatiti, emorragie, disturbi mestruali, edema e insonnia. Ma la novità è che questa specie di salvia è risultata appunto efficace nel ridurre il consumo volontario di alcol nei ratti alcolisti di laboratorio, i cosiddetti Sardinian alcohol-preferring (sP), un ceppo geneticamente selezionato proprio per la sua propensione a bere.
I ricercatori hanno trattato i ratti con estratti di salvia. Sorprendenti i risultati: la salvia ritardava l’acquisizione del comportamento consumatorio in ratti che non erano stati precedentemente esposti all’alcol, riduceva il consumo volontario di alcol in ratti che ne avevano raggiunto un consumo stabile e, infine, sopprimeva l’aumento del consumo di alcol dopo un periodo di deprivazione. Insomma, quanto basta per dare il via alla sperimentazione sull’uomo: «Entro pochi mesi – ha annunciato Colombo – e una volta effettuate le prove tossicologiche per verificare la sicurezza del preparato a base di estratti di questa specie di salvia».
La sperimentazione sull’uomo, ha precisato il ricercatore, «sarà avviata con studi a doppio cieco su alcune decine di pazienti, per poi allargare il campione nelle fasi successive se i risultati, come crediamo, saranno soddisfacenti».
Il team di esperti si dice comunque molto fiducioso: «I modelli animali utilizzati – ha spiegato Colombo – sono altamente validi e predittivi: riproducono infatti aspetti della patologia umana e, in passato, altri tipi di farmaci contro l’alcolismo sono risultati efficaci sull’uomo dopo esserlo stati, appunto, sui ratti "bevitori"».
Il problema però, ha aggiunto, è che «ad oggi, non ci sono ancora farmaci che risultino particolarmente efficaci nella terapia dell’alcolismo e i pochi esistenti uniscono ad una modesta efficacia anche numerosi effetti collaterali, a partire dalla creazione di nuove forme di dipendenza».
Problemi che il nuovo prodotto a base di salvia potrebbe definitivamente risolvere, dal momento che sui ratti tale terapia non ha prodotto alcuna dipendenza nè effetti collaterali di rilievo.
Sui topi "bevitori", insomma, il nuovo farmaco sembra essere sicuro: «E ciò che ci induce a sperare – ha concluso Colombo – è anche il fatto che questo modello sperimentale dei ratti alcolisti, in relazione al problema alcol nell’uomo, finora non ci ha mai tradito».
In.Cnr/Cagliari