Le ricerche sul Ginkgo Biloba non ne confermano le decantate virtù

Lo chiamano "frutto d'argento", ma se è l'età ad essere d'argento, i benefici non sono garantiti. Il ginkgo biloba, frutto antichissimo, utilizzato come integratore per prevenire l'Alzheimer e il declino cognitivo negli anziani non sembra essere così efficace come si è creduto finora. A mettere in discussione le virtù della pianta che cresce tra Cina e Giappone – praticamente una specie fossile, ultima sopravvissuta di una famiglia di vegetali preistorici – è uno studio pubblicato su Jama dai ricercatori dell'Università di Pittsburgh (Usa). "In Europa e negli Stati Uniti è forse il trattamento erboristico più utilizzato per prevenire il declino cognitivo nella terza età", afferma Beth E. Snitz, autrice della ricerca.

Analizzando gli effetti degli estratti di ginkgo su circa 3.000 persone tra i 72 e i 96 anni – la più grande sperimentazione nel suo genere -, Snitz e colleghi hanno concluso che la capacità di arginare la diminuzione delle facoltà mentali, memoria, concentrazione e altre abilità, non erano superiori rispetto ai gruppi che aveva ricevuto soltanto un placebo.

"Non abbiamo trovato alcuna prova che il Ginkgo biloba rallenti la progressione del declino cognitivo", conclude Snitz. (ASCA)