Le proposte di riforma del mercato vitivinicolo

Francia, Italia, Spagna e Portogallo hanno redatto un memorandum in cui presentano la loro visione della riforma del settore vitivinicolo.
Ritengono che l’organizzazione comune del mercato (OCM) del settore debba svilupparsi nel senso di favorire una maggiore competitività della catena viticola comunitaria ed un suo adeguamento all’evoluzione del
mercato mondiale.
I quattro paesi mediterranei raccomandano il rafforzamento delle misure strutturali, di gestione del
mercato e regolamentari, volte a rendere più dinamico il comparto.
Il programma di lavoro 2006 della Commissione europea prevede la revisione del regolamento 1493/1999 del 17 maggio 1999, che rappresenta la normativa di base dell’ OCM vino.
Dopo aver organizzato a Bruxelles il 16 febbraio scorso il seminario “Sfide e opportunità per i vini europei”, l’esecutivo ha in programma di presentare in giugno una relazione sulle
varie opzioni di riforma del settore, prima di adottare, entro la fine dell’anno, le proposte legislative di modifica.
Il documento elaborato dai quattro Paesi ha l’obiettivo di fornire alla Commissione europea indicazioni utili in occasione della presentazione delle proposte di riforma.
I paesi firmatari ricordano che il settore vitivinicolo è nell’Unione europea un’attività economica molto importante, in particolare per quanto riguarda le esportazioni, e che l’UE costituisce il primo vigneto al mondo: Italia, Francia e Spagna
sono infatti, nell’ordine, i tre maggiori produttori mondiali di vino.
Il settore però deve far fronte ad un contesto di mercato in forte evoluzione, segnato in particolare dalla concorrenza sempre maggiore dei paesi terzi, mentre il consumo interno europeo è stazionario.
I quattro paesi chiedono che il
bilancio annuale dell’OCM (1,5 miliardi di euro nel 2006, di cui 501 milioni riservati alla distillazione del vino e 450 milioni alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti sia “consolidato”, in considerazione dell’entrata dei nuovi – Stati membri. Secondo i proponenti del documento l’OCM vino è poco onerosa per il bilancio comunitario, dato che
impiega solo il 3% del bilancio della PAC generando invece ben il 7% dei proventi di tutto il comparto agricolo.
Il memorandum elenca i grandi principi che dovrebbero guidare la revisione del settore:
– Controllare il potenziale di produzione.
I quattro Stati membri produttori ritengono che per controllare il potenziale di produzione, si debba innanzitutto migliorarne la conoscenza, in particolare attraverso l’ammodernamento dello schedario
viticolo informatizzato. Sostengono inoltre che, per non creare eccedenze di produzione, il divieto di piantare nuove viti debba restare una regola di principio, come d’altronde il divieto di vinificazione e di miscelazione di mosti e/o di vini provenienti Ppaesi terzi. Raccomandano inoltre di mantenere il regime di sradicamento definitivo, ma corredato da un dispositivo di sradicamento temporaneo che permetterebbe di attribuire un sostegno finanziario ad un viticoltore
che decida di sopprimere viti; il diritto di piantarne di nuove rimarrebbe congelato per vari anni, al termine dei quali il viticoltore potrebbe procedere al reimpianto, oppure cedere il diritto di reimpianto oppure ancora chiedere la trasformazione
in sradicamento definitivo.
– Regolazione del mercato e strumenti di gestione delle crisi.
La consegna di sottoprodotti della vinificazione in distilleria deve restare la regola da seguire, poiché consente di eliminare un quantitativo consistente di eccedenze, quantificato
circa nel 3,5% della produzione comunitaria, in maggior parte di cattiva qualità.
I Paesi chiedono inoltre il mantenimento
del sostegno ai contratti di stoccaggio a lungo termine per i mosti e per i vini da tavola, in modo da poter regolare nel tempo la commercializzazione del prodotto; chiedono ancora che gli Stati membri che lo desiderino possano rendere obbligatorio sul loro territorio il meccanismo di distillazione di crisi: questo consentirebbe di ridurre ulteriormente il volume di vini in eccedenza.
Il memorandum sottolinea anche la necessità per gli Stati membri d’instaurare di propria iniziativa nuovi strumenti, complementari alle misure attuali, come ad esempio la “vendemmia in verde”, strumento
che permette di distruggere preventivamente una parte del raccolto, prima della vendemmia, in modo da ridurre i volumi eccedentari che poi sarebbe necessario distillare.
– Favorire la commercializzazione.
I quattro Paesi sono favorevoli al mantenimento del regime di ristrutturazione e di
riconversione dei vigneti ed alla semplificazione delle sue modalità d’applicazione. Ritengono inoltre necessario mantenere l’aiuto alla produzione di succo d’uva e l’aiuto all’uso di mosti concentrati per facilitare l’uso di produzioni non
vinificate. Si pronunciano inoltre per una modifica del dispositivo di “distillazione alcool da bere”, per permettere sia d’inviare verso la trasformazione in alcool da bere vari milioni di ettolitri di vino, sia di mantenere la competitività delle
bevande tradizionali usando alcool di vino.
Inoltre è essenziale, secondo questi Paesi, garantire meglio la protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine controllata nel quadro di negoziati multilaterali e degli accordi commerciali bilaterali.
L’ultima richiesta è relativa alle
– Decisioni in materia di uso degli strumenti di gestione (distillazione, misure strutturali, rendimenti, ecc.) che devono essere prese al livello pertinente (comunitario, nazionale, oppure di bacino di produzione) in modo da tener meglio in considerazione le diversità delle varie strutture produttive.
Un interessante documento di approfondimento sul tema è il documento di lavoro elaborato nel febbraio scorso dalla Direzione generale “Agricoltura e sviluppo rurale” della Commissione europea dal titolo “Vino: economia del settore”, disponibile (in inglese) presso lo Europe Direct – Carrefour Alpi.