L’agricoltura biologica e le sue istanze ai nuovi politici

Il mondo biologico, rappresentato in Umbria da Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) e Pro.Bio (Associazione produttori biologici umbri), ha più volte mostrato un’insoddisfazione profonda nei riguardi delle politiche agricole praticate a livello nazionale e regionale.
Le imminenti elezioni politiche hanno offerto il destro per un confronto diretto fra i candidati e i biologici (produttori agricoli, cittadini consumatori, associazioni di produttori e ambientalisti), che si è svolto presso l’Azienda Torre Colombaia (S. Biagio della Valle, Marsciano).
All’appuntamento hanno partecipato Francesco Ferrante, candidato al Senato per la Margherita, Paolo Brutti candidato al Senato per i Democratici di Sinistra, Anne Marjatta Heliste candidata alla Camera per i Verdi e Federico Santi candidato alla Camera per Rifondazione Comunista. Non hanno potuto partecipare per impegni sopraggiunti Raffaele Nevi di Forza Italia e Learco Saporito di Alleanza Nazionale che è passato all’incontro solo per un saluto.
I biologici hanno potuto presentare le proprie istanze a chi ci rappresenterà in Parlamento. In particolare, è stata ribadita la necessità di far partecipare i rappresentanti del biologico ai tavoli in quanto, le associazioni di categoria, fino ad oggi non li hanno mai rappresentati. Anche in regione di fronte a ripetute sollecitazioni da parte dei biologici per una gestione partecipata e dal basso, indicata peraltro nei documenti dell’UE, sulla programmazione del nuovo PSR, non è mai giunta alcuna proposta; al contrario, nell’unica occasione di discussione organizzata dalla Regione, sono stati accuratamente esclusi proprio i rappresentanti dell’Agricoltura biologica.
Il dibattito è acceso anche in merito all’uso dei fondi inviati dal MIPAF (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) per lo sviluppo dell’agricoltura biologica. “Tutte le volte che abbiamo sollevato il problema – afferma il presidente di Aiab, Vincenzo Vizioli – la risposta dell’assessorato è mancata, sostenendo erroneamente, che quei fondi non sono per l’agricoltura biologica”. Come invece si può constatare nel decreto sull’erogazione di risorse alle regioni,
www.sinab.it quei soldi, provengono dal “fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica e di qualità” e sono destinati al sostegno dell’agricoltura biologica.
Largamente condiviso da tutti i partecipanti è la necessità di aprire un vero dialogo con la Regione.
In alcuni interventi è emerso il riconoscimento dell’importanza dell’agricoltura biologica, che ha un valore aggiunto, in quanto eticamente condivisibile e legato a molti aspetti del vivere civile, dall’educazione ambientale alla tutela del territorio (Federico Santi). Dal punto di vista ambientale l’agricoltura biologica scongiura il rischio di contaminazione genetica, anche accidentale, (come nel caso degli Ogm) delle specie esistenti, e il conseguente gravissimo danno all’ambiente, alle risorse naturali, alle coltivazioni convenzionali e biologiche.
A proposito di Ogm, c’è chi ne accetta la coesistenza nella misura in cui si distingua tra produzione e ricerca scientifica sugli stessi: per il principio di precauzione, infatti, si è contrari alla produzione di Ogm, ma senza ostruire la ricerca scientifica e segregarne le scoperte (Paolo Brutti).
Anne Marjatta Veliste (Verdi), racconta la sua esperienza da “agricoltore biologico”. “E’ il migliore modello di sviluppo soprattutto in Umbria – afferma la candidata – poiché, per le sue caratteristiche morfologiche, la nostra regione non è in grado di sopportare agricolture di tipo intensivo”. Queste ultime hanno, infatti, ricadute negative a livello ambientale, da un lato, per la crescente uniformità genetica delle colture, la drastica riduzione della biodiversità e della variabilità delle specie esistenti e a livello monetario, dall’altro, per le ingenti spese che comporterebbe l’uso di sostanze chimiche. Senza dimenticare il danno commerciale al “Made in Umbria” agroalimentare, che rischia l’omologazione, la delocalizzazione produttiva, la pirateria e la contraffazione commerciale.
L’agricoltura biologica è considerata come punto d’eccellenza in grado di trainare tutto il settore: tuttavia, è necessario sostenere i produttori bio, a livello italiano ed internazionale, con politiche capaci di contenere l’eccessivo divario esistente tra il prezzo per il consumatore e il valore per il produttore (Francesco Ferrante). A tale riguardo, il Presidente di Pro.Bio, Alfredo Fasola, sottolinea l’esistenza di un ulteriore fattore che spinge il consumatore a scegliere prodotti ad un prezzo inferiore: un “deficit” legislativo che in “etichetta” non prevede l’indicazione di provenienza del seme e, in più, obbliga a dichiarare la presenza di Ogm solo dopo una certa soglia. “Succede, allora, che si consumino prodotti con Ogm, acquistati ad un prezzo irrisorio, come può essere il caso di una confezione di farro, il cui seme proviene dalla Cina ma che è imbustato in Umbria”. In tal modo il consumatore è beffato, poiché non è in grado e libero di scegliere se acquistare o no prodotti contenenti Ogm.
La discussione è poi passata al tema più gettonato della campagna elettorale: le tasse. In particolare alcuni produttori hanno chiesto lumi sulla cessione dell’azienda ai figli ricevendo ampie rassicurazioni dai presenti.
L’incontro si è chiuso con la richiesta ai candidati di favorire la presenza al tavolo verde nazionale e regionale dei rappresentanti dei produttori biologici

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