Notizie

La Tunisia scelta per raccontare la pastorizia mondiale

Successo in Tunisia del 14° Festival internazionale della pastorizia (Fête des Bergers) che si è tenuto dal 25 al 29 Marzo scorso presso il  Centro Culturale delle Arti e dei Mestieri di Djebel Semmama, nella regione di Kasserine, a circa venti chilometri dalla città di Sbeitla.

L’edizione 2026 si inserisce nel quadro dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastorali (IYRP), proclamato dalle Nazioni Unite e il nord Africa si è assunto l’impegno della sostenibilità dei sistemi e delle comunità pastorali e della protezione della salute dei pascoli. L’iniziativa, lanciata su proposta della Mongolia e sostenuta da oltre 60 Paesi, è coordinata dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura).

Che i pastori vivano delle loro consolidate tradizioni, è indubbio, ma se queste vengono raggruppate in un incontro collettivo tra pastori, artisti e ricercatori, allora la scoperta può affascinare.

E’ stato un Festival ricco di musiche e balli tradizionali berberi mescolati a tarantelle italiane in un crescendo di esaltazione collettiva che procura il piacere dell’appartenenza.

Si può imparare, da queste comunità di persone resistenti, a mantenere valori man mano lasciati andare dalla cosiddetta civiltà urbana che ha tralasciato comportamenti etici che includevano il ricordo e il rispetto per il vissuto e la storia di un passato più dignitoso dell’oggi; valori che la memoria deve riproporre ai giovani che si affacciano alla vita, soprattutto da quando gli strumenti odierni sono proiettati a nuovi comportamenti, dimenticando com’era il mondo prima dell’era informatica.

E’ stato istruttivo dunque osservare nei vari locali del Festival, i laboratori creativi di opere realizzate con fili d’erba e fiori di montagna, disegni e pitture ad acquerelli, lavori realizzati con ‘halfa che spaziano da oggetti per la casa, per l’ufficio, modelli di abiti in lana di pecora, opere artistiche ottenute da materiali metallici di scarto. L’ingegno e la fantasia applicate alla realizzazione del bello e del buono (tipo la realizzazione della pasta fatta a mano: cavatelli e orecchiette pugliesi), o il formaggio di una pastora italiana, come pure interessanti le proiezioni cinematografiche a tema agricoltura e transumanza che ne mostrano l’impegno e la difficoltà nel compierla.

La giornata conclusiva, rivolta principalmente alle studentesche con l’insegnamento dei loro balli tradizionali e di varie attività manuali, ha creato un’atmosfera di grande serenità e semplicità fondendo cultura e animazione assicurate nel contempo da un’attenta protezione militare; infatti questa porzione di territorio tunisino è oggetto d’allerta per un’atavica e quasi leggendaria storia di predatori.

Nel futuro questo Festival potrà assumere una connotazione più amplificata, con la presenza di relatori che illustrino le condizioni della pastorizia locale e internazionale, con dati e cifre che ne chiariscano la realtà, con la presenza di mostre delle varie razze di pecore qui allevate e della situazione socio economica tunisina e di quella in generale di coloro che si dedicano a quest’attività che più che un lavoro può ben essere definito una missione.

In conclusione l‘impressione ricevuta è stata quella di aver conosciuto persone particolari tali da poterle definire “di nicchia”, la cui filosofia è comune anche in altre parti del mondo. Persone che vivono con generosità, semplicità e ostinazione con concetti che avanzano testardamente verso il futuro rispettando orgogliosamente il passato. Oggi questo significa molto, perché mostra ai giovani che l’umanità ha ancora valori da difendere e tutelare per la sostenibilità mondiale.

Danila Orsi.