La suinicultura in Campania:Prospettive e Sviluppo

La strategia nazionale per lo sviluppo della suinicoltura italiana e meridionale differenziata qualitativamente e protetta dai marchi europei costituisce un asse portante per lo sviluppo del settore.
Cosi è intervenuto durante "Agrosud" il rappresentante del Mipaaf, Rosario Lopa, al convegno sulla suinicoltura in Campania.
La suinicoltura italiana è fortemente caratterizzata dall'attività dei circuiti dei prosciutti Dop. Negli ultimi anni, infatti, ben il 67,5 per cento dei suini nati e il 63,6 per cento dei macellati in Italia, è stato certificato per le Dop.
D'intesa con le associazioni nazionali agricole, in questi anni si è spesi per integrare la certificazione dei prosciutti con quella degli altri tagli delle carcasse e realizzare quindi una filiera di prodotti tutelati di qualità.
Anche il progetto del "Gran Suino Napoli", spiega Lopa, ha superato a livello nazionale le tappe più impegnative ed è in attesa del riconoscimento temporaneo, il progetto che interessa il suino pesante delle sei regioni meridionali.
Gli aspetti più qualificanti dell'iniziativa sono la precisa origine meridionale e campano del prodotto e le caratteristiche delle razze.
Lopa ha toccato le questioni di maggiore attualità del settore, sottolineando lo stato di crisi di un comparto che, costringe a commercializzare i suini ben al di sotto dei costi di produzione.
Il bilancio è stato appesantito sia dall'impennata dei costi delle materie prime per i mangimi nel primo semestre dell'anno (dovuta alla ridotta disponibilità di cereali sul mercato europeo e mondiale) sia dal rialzo dei costi energetici, dovuto al caro petrolio.
L'andamento del mercato italiano dei suini è in controtendenza rispetto a quello degli altri mercati europei, dove i prezzi medi hanno mantenuto un livello remunerativo grazie ad esportazioni europee da record con 1.817.333 tonnellate.
Bisogna sottolineare, precisa l’esponente del Mipaaf, che le ragioni delle debolezza italiana è spiegata dallo squilibrio che si è venuto a creare tra l'offerta e la domanda.
In Italia si è registrata un'espansione produttiva con 12.861.000 capi (+2,3%), mentre nella Unione europea dei 15, si è verificata una battuta di arresto (-0,3%).
Sul mercato interno ha pesato anche la contrazione dei consumi dei prosciutti Dop, che sono i prodotti cardine per la valorizzazione economica dei suini italiani.
La filiera della produzione della carne suina, infatti, con il supporto delle istituzioni pubbliche sia nazionali sia delle regioni maggiormente coinvolte, ha lavorato per la tutela e il riconoscimento delle caratteristiche uniche del suino pesante tradizionale, in modo da valorizzare i tagli della carne fresca proveniente dai suini allevati e macellati in conformità ai rigorosi Disciplinari delle produzioni riconosciute a Dop secondo il Regolamento Cee e in particolare delle dop.
Una tutela che rappresenta al tempo stesso una garanzia per i consumatori e un fattore di sviluppo del settore agroindustriale dell'area tipica.
La crescita della produzione ha comunque permesso di migliorare il grado di autoapprovvigionamento.
Lopa ha ribadito la scelta dell'Amministrazione a difesa delle produzioni tipiche.
Prendendo spunto dalla vicenda del "Salame di Napoli", il cui iter autorizzativo comunitario ha incontrato l'opposizione di alcuni Paesi, ha sottolineato la necessità di operare per accrescere gli aspetti che contraddistinguono nettamente i suini prodotti in Italia da quelli dei Paesi nord europei.Inoltre, l’esponente del Mipaaf ha colto l'occasione per rivolgere un forte appello agli allevatori per una convinta e massiccia adesione alle nuova denominazione del "Gran Suino Napoli". Si tratta di un'iniziativa di portata strategica per la suinicoltura italiana, il "Gsn" è lo strumento che potenzialmente può ridare fiato al potere contrattuale degli allevatori e può favorire rapporti più equilibrati con la Grande distribruzione organizzata (Gdo).
La qualità non sia semplicemente una sfida di nicchia.
"La qualità è globale" puntualizza Lopa "un obiettivo a cui deve corrispondere una tradizione produttiva diffusa su tutto il territorio e che poggia su solidi basi anche in termini di quantità. Una realtà che ben si addice alle caratteristiche del Consorzio e della realtà economica che esso tutela. La finalità del marchio di qualità produttiva è quella di offrire un'opportunità di differenziazione e valorizzazione commerciale della produzione del suino magro italiano. Sono, conclude Lopa, le produzioni di qualità legate al territorio la carta vincente che bisogna mettere in campo".