''La riforma dello zucchero era necessaria''

Per la danese Marianne Fischer Boel, commissaria Ue all'agricoltura, le nuove norme sullo zucchero consentiranno a 49 paesi, tra i più poveri del mondo, l'accesso senza quote ai nostri mercati
Un viso giovane e sorridente, malgrado una nuvola di capelli bianchissimi, dai tratti solidi, di una sana donna del nord. Si presenta così Marianne Fischer Boel la commissaria europea, di origine danese, responsabile per l'agricoltura e lo sviluppo rurale. Un portafoglio importante che le è stato affidato dopo essere stata ministro dell'agricoltura in Danimarca a compimento di una lunga carriera politica a livello nazionale e nel partito liberale del suo paese.
Diversa la nazionalità quindi, ma stesso approccio del suo predecessore, l'austriaco Franz Fischler che per dieci anni ha ricoperto lo stesso incarico. E stesso atteggiamento di fermezza nel difendere quelle riforme della politica agricola comune che Fischler aveva messo in pista.
Tra gli ultimi settori toccati dalla riforma, quello dello zucchero sta suscitando molte preoccupazioni in particolare in Italia e in Emilia-Romagna e per questo ci siamo rivolti alla Commissaria per avere una sua valutazione dal punto di vista europeo, rivolgendole una domanda di carattere più generale per capire il contesto in cui si sta muovendo.
>Commissaria, quali sono le priorità nel suo operato come commissaria responsabile dell'agricoltura e dello sviluppo rurale e quali sono i temi principali di cui si occupa ?
Quest'anno si annuncia interessante, altrettanto quanto il 2005 e mi auguro pure fruttuoso. Entro la fine di aprile mi occuperò soprattutto del negoziato di Doha nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc). Se un fallimento è stato evitato nella recente riunione ministeriale dell'Omc -che si è svolta lo scorso dicembre a Hong Kong – è in buona parte merito della volontà dell'Unione europea di trovare un accordo sulle scadenze transitorie dei sussidi alle esportazioni. Ora dobbiamo accelerare questi negoziati. Noi siamo stati molto chiari nel dire che la nostra offerta per migliorare l'accesso ai nostri mercati ai prodotti agricoli è stata molto generosa. Adesso tocca ai nostri partner commerciali fare offerte serie in altri settori del negoziato, come i prodotti industriali o i servizi. Sempre quest'anno presenterò la proposta per la riforma del settore del vino, tesa a migliorare la competitività e la sostenibilità di questo settore. Pubblicheremo inoltre un rapporto sulle future riforme del settore ortofrutticolo.
Tutte e due queste riforme sono molto importanti per l'Italia e intendo condurre ampie consultazioni prima di rendere pubblici i miei piani.
È chiaro che dovrò seguire con cura anche l'implementazione delle riforme della Pac del 2003 e del 2004, oltre naturalmente a quella dello zucchero di Novembre. Credo che queste riforme daranno il via ad una nuova epoca nell'agricoltura europea, garantendo agli agricoltori un livello di stabilità del reddito, dando loro allo stesso tempo la libertà di produrre quello che vogliono i consumatori. Credo si tratti di un cambiamento cruciale per un paese come l'Italia che tradizionalmente è sempre al top nella qualità delle sue produzioni.

>Parlando di zucchero, qual è la sua opinione su questa recente riforma?
Mi ha fatto molto piacere che i ministri del 25 Stati membri abbiano approvato con coraggio la riforma in questo settore e siano rimasti fedeli ai concetti che avevo avanzato nella proposta originale della Commissione. Sono convinta anche che questa riforma garantirà al settore dello zucchero europeo un futuro, a lungo termine, sicuro e sostenibile. Dovevamo veramente agire. Avevamo perso un pannel dell'Omc che riduceva la nostra possibilità di sostenere le esportazioni. Abbiano quindi consentito ai 49 paesi più poveri del mondo un accesso senza quote e tariffe ai nostri mercati a partire dal 2009 e il settore dello zucchero doveva inoltre essere allineato con il resto dei settori della Pac riformata. Facendo così abbiamo potuto mettere le nostre condizioni per la riforma e abbiamo fondi disponibili per sostenere il cambiamento. Se avessimo aspettato avremmo semplicemente prolungato il dolore e saremmo stati costretti comunque a una riforma più severa negli anni futuri.

>Per un paese come l'Italia quali sono, secondo lei, le migliori misure che accompagnano questa riforma e, più in particolare, quanto biocarburante pensa possa produrre un paese come il nostro?
L'Italia beneficerà, come tutti gli Stati membri di generosi pagamenti compensatori pari al 64.2% della perdita di proventi degli agricoltori toccati dalla riduzione dei prezzi. Inoltre è probabile che possa avvantaggiarsi del fondo di ristrutturazione previsto, tra l'altro, per incoraggiare i produttori meno competitivi a lasciare il settore oppure trasformare le loro attività salvaguardare i lavoratori occupati. Inoltre sono state approvate alcune misure speciali per i paesi come l'Italia che dovranno ridurre sostanzialmente la propria produzione.I paesi che dovranno rinunciare a più della metà della loro quota di produzione potranno pagare agli agricoltori un ulteriore 30% della perdita di introiti legati direttamente alla produzione di zucchero per un periodo di cinque anni, oltre ad un limitato aiuto nazionale. Per il vostro Paese ci sarà anche la possibilità di acquistare ulteriori 60.000 tonnellate di quota isoglucidica. Per quanto riguarda invece le barbabietole da bioetanolo questa produzione non sarà soggetta a quote. Mi auguro che la produzione di biocarburante diventi una possibile alternativa per quelli che abbandoneranno la produzione di zucchero.
Anche per questo la Commissione sta per presentare una strategia ambiziosa per incrementare la produzione all'uso dei biocarburanti. Mi pare che la recente riforma della Pavc abbia reso molto più interessante la produzione di elementi per biocarburanti da parte degli agricoltori europei.

>Come sa i produttori italiani di barbabietole sono molto preoccupati per le conseguenze che la riforma potrà avere sul loro settore e auspicano di poter usufruire di un periodo transitorio più lungo per adattarsi ai cambiamenti. Secondo lei qual è la tabella di marcia ideale per l'applicazione della riforma?
L'accordo politico di novembre tra i ministri dell'agricoltura dei 25 parla chiaro: dice che la riforma entrerà in vigore il 1° luglio 2006. Se dovessimo aspettare di più, andremmo contro gli obblighi internazionali che sono derivati dal fallimento del pannel dell'Omc. Un ritardo sarebbe dannoso anche perchè aumenterebbe le difficoltà che già abbiamo a causa del surplus nel mercato europeo dello zucchero. In ogni caso l'accordo prevede una serie di misure per facilitare la transizione verso il nuovo sistema. Nello specifico il fondo di ristrutturazione prevede incentivi molto generosi per chi lascia il settore, incentivi che ammontano a 730 euro per tonnellata di quota lasciata nei primi due anni e che diminuirà a 625 euro e poi 520 euro, rispettivamente per il terzo e quarto anno. Anche il sistema di intervento attuale si ridurrà gradualmente nei prossimi quattro anni per sostenere questa transizione.

>Riguardo alle quote di quanto ritiene che debbano essere ridotte e quale ritiene che sarà il risultato delle consultazioni attualmente in corso su questo tema?
In gennaio ho annunciato ai ministri dell'agricoltura che intendevo proporre una riduzione di un anno nella produzione di zucchero a causa della difficoltà di approvvigionamento del mercato in questo periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo sistema. La nostra prima stima indica una eccedenza che oscilla tra i 2 e i 4 milioni di tonnellate per la stagione di mercato 2006/2007.
Credo sia meglio agire subito per limitare la produzione di zucchero ed evitare di dover prendere misure più drastiche più tardi. In ogni caso stiamo ancora analizzando la situazione del mercato prima di decidere di quanto taglieremo la produzione e in che modo questa riduzione sarà applicata. E questa decisione dovrebbe essere presa e resa pubblica verso la fine di questo mese di febbraio.

Fonte: Europei
intervista di Barbara Roffi