La pasta, serbatoio del buonumore

Foligno festeggia i dieci anni de "I Primi d'Italia"

Gli italiani vantano il primato di essere imbattibili a tavola con un consumo annuale di 28 kg di pasta pro capite: un cifra in linea con gli 80 grammi giornalieri previsti dalle tabelle nutrizionali che fanno capo alla dieta mediterranea.

E proprio alla pasta e ai primi piatti nazionali sarà dedicato I Primi d'Italia, il festival che, giunto alla X edizione, si terrà a Foligno (Pg) dal 25 al 28 settembre. L'evento in cui pasta, riso, zuppe, gnocchi e polenta saranno messi sul podio del gusto per una quattro giorni culinaria senza rivali, prevede degustazioni, lezioni di cucina, dimostrazioni di grandi chef, momenti di cultura e di spettacolo dedicati alla pasta e ai prodotti agroalimentari indispensabili per la creazione di un primo d'eccellenza (www.iprimiditalia.it).

La pasta, che fa parte di quella dieta mediterranea candidata a diventare patrimonio mondiale dell'umanità si trova oggi a fare i conti con una crisi internazionale in cui i prezzi degli alimenti salgono alle stelle e in cui l'offerta del grano scarseggia.

Cosa succederebbe se scomparisse il primo piatto dalla nostra alimentazione? I dietologi difendono all'unanimità il piatto nazionale per eccellenza, che è un alimento sano ed anche un vero e proprio serbatoio di buon umore. Lo rivela Defendente Febbrari, esperto in Malattie del Metabolismo e Nutrizione Chimica: "La pasta contiene il Triptofano, un aminoacido che si trasforma in serotonina, il cosiddetto ormone della felicità ed è per questo che mangiando la pasta si ha una sensazione di benessere e di piacere".

Dello stesso parere la dietologa Maria Gabriella Carfora che sottolinea come sia stato evidenziato scientificamente che un'alimentazione priva di carboidrati provochi, dopo qualche mese, depressione, irritabilità ed insonnia.

La pasta, va ricordato, è il cibo più naturale e semplice che esista ed è prodotta con semola di grano duro e acqua: non occorre nessun conservante perché è l'essiccazione del prodotto estruso che ne permette la conservabilità; è inoltre priva di coloranti, di additivi chimici e di sale.

"Eliminare i carboidrati dalla tavola per mangiare più proteine, a lungo andare provoca problemi diabetici, renali e cardiopatici – dichiara Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana all'Università Cattolica S. Cuore di Piacenza e membro dell'Authority Europea Sicurezza Alimentare – mentre mangiare un buon piatto di pasta conferisce il giusto apporto di carboidrati e una lenta secrezione di insulina permettendoci di difenderci dall'obesità".

Quindi, pasta sì o pasta no? "Pasta assolutamente sì". Ne è certo anche Primo Vercilli, medico dietologo autore con Paolo Massobrio del libro Maramangio – che dichiara: "Le 350 calorie fornite da 100 grammi di spaghetti, o altra pasta, sconditi non devono essere accusate di creare problemi dietetici. Che la pasta faccia ingrassare – prosegue – è un luogo comune che va sfatato. Analizzando le caratteristiche nutrizionali della pasta, è da sottolineare poi che l'amido (che costituisce la percentuale più alta dei carboidrati presenti nel prodotto) è una fonte energetica ottimale, ed è di elevatissima digeribilità".

Non mangiare la pasta equivarrebbe dunque a provocare danni all'organismo a discapito del nostro umore, ma anche a rinnegare una tradizione che va di pari passo con la storia del popolo italiano. "La perdita del primo piatto – spiega Carlo Cannella, presidente dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione – significherebbe un distacco dalla tradizione e un avvicinarsi al modello della dieta americana in cui l'apporto dei carboidrati rappresenta solo il 40% ed il restante 60% è equamente diviso tra grassi e proteine. Non mangiare la pasta – prosegue- è come globalizzare i consumi, perdere la propria identità, europeizzarsi comportandosi come Francia, Inghilterra e Germania dove il primo è utilizzato esclusivamente come contorno".

Dello stesso parere il giornalista enogastronomico Paolo Massobrio: "Sono dell'idea che il primo piatto debba tornare ad essere quello che è: un piatto unico. Ma perché: le nostre paste ripiene non sono forse quello? Nascono dalla tradizione di recuperare il piatto forte della festa che era di carne, mentre la pizza, il risotto, le stesse paste nei vari formati nascono per accogliere altri ingredienti, siano essi verdura o carne o pesce, destinando quel piatto a soddisfare un pasto intero. La stortura sta invece nel menu all'italiana che aggiunge questo piatto unico agli antipasti e ai secondi".

Sarah Scaparone
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