La passione per il cibo del Commissario Montalbano

Mangia esclusivamente nel totale silenzio, nemmeno una parola deve guastare il suo rapporto con il cibo. Ama la “pasta ‘ncaciata e le sarde”, non può fare a meno delle “triglie fritte” preparate da Calogero nella sua trattoria e neanche della “caponatina di melanzane” cucinata dalla fedelissima donna di casa Adelina. L’amore per la cucina tradizionale siciliana di Salvo Montalbano è qualcosa
che va oltre la passione per la buona tavola: è un legame con la vita, con
una terra, con una cultura, espressione di una affettività che trova nel
mangiare il proprio rituale di continuità.

Cosa fa Salvo Montalbano appena giunge alla sua casa di Marinella? Guarda nel forno cosa gli ha preparato da mangiare la sua adorata Adelina, la cuoca di casa così importante nella sua vita. E tanto più il “Commissario” è preoccupato per il caso che sta seguendo, quanto più è sostanzioso il pranzo o la cena preparati dalla fedele domestica, rigorosamente con ricetta tradizionale o addirittura familiare.
E’ solo uno dei tanti “episodi” che testimoniano l’amore per il cibo del celebre Commissario Montalbano, insignito dall’Accademia Italiana della Cucina del Premio Orio Vergani 2011. Dal “Cane di Terracotta” alla “Gita a Tindari”, dal “Ladro di merendine” agli “Arancini di Montalbano”, l’opera letteraria narrata da Andrea Camilleri e valorizzata sul piccolo schermo da Luca Zingaretti, offre uno spaccato unico della civiltà della tavola italiana. Un mondo fatto di luoghi, sapori, profumi e tradizioni che rappresentano un patrimonio culturale da tutelare e difendere. Basta pensare solo alle ricette tipiche, che attraverso i libri del grande scrittore siciliano, vengono recuperate alla memoria: dagli “arancini”, alla “pasta ‘ncaciata” o “alla norma”, dalle “sarde a beccafico” alle “triglie fritte” fino alla “caponatina”. Piatti propri della tradizione siciliana che servono al Commissario Montalbano per riconciliarsi con la vita e con il territorio difficile che ama, ma che gli crea allo stesso tempo tante difficoltà.

“ADELINA” E “CALOGERO”: FIGURE CARDINE NEL MONDO GASTRONOMICO DI MONTALBANO
L’angolo di quotidianità riservato dal Commissario Montalbano al cibo è scandito dalla presenza di due “caratteristici” personaggi del paesino di Vigata, rappresentazioni nude e pure di affettività, convivialità, socializzazione e passione. In primo luogo Adelina, la fedelissima donna di casa, cuoca esperta capace di addolcire con le sue antiche preparazioni culinarie il cuore e lo stomaco del “burbero” commissario, alle prese ogni giorno con spinosi casi da risolvere. È lei che prepara gli arancini che fanno desistere Salvo Montalbano dal raggiungere Livia, la sua donna, a Viareggio per festeggiare il Capodanno. E, sempre per questi arancini, Montalbano conduce una velocissima indagine per un furto nel quale è coinvolto uno dei figli di Adelina. “Il Liccu e Cannarutu”? Montalbano sa che potrà guastarsi gli arancini solo se i figli delinquenti di Adelina restano fuori dai guai…
E poi c’è Calogero, proprietario della trattoria omonima dove il Commissario, tra uno spaghetto con le vongole e una porzione di alicette, incontra le persone per risolvere i suoi casi investigativi o si sofferma con i propri colleghi alla ricerca di un indizio o di una verità. In questo luogo Montalbano si sente a casa. Degusta i suoi piatti preferiti a base di pesce, parlando con il proprio commensale solo tra una portata e l’altra. Ed ogni volta che il Commissario si siede a tavola va in scena lo stesso copione: Calogero elenca il menu a voce e giura sulla freschezza dei gamberi e delle cozze consigliando sul piatto del giorno, scelto tra le ricette della tradizione contadina o marinara della Sicilia. Ma è proprio questa ritualità insita nelle persone, nei piatti e nei luoghi della quale Montalbano non può proprio fare a meno. Come dimostra del resto la reazione incredula e preoccupata del Commissario quando Calogero, alle prese con problemi di salute, gli comunica che il ristorante avrebbe chiuso a breve. “Ma io…?”
Infine, quando la cena non è di routine, ma è un’ occasione speciale, come un incontro con Ingrid – sua amica e forse unica sincera confidente – allora la ricerca del ristorantino varia, ma si basa su dei requisiti precisi: tranquillità, consigliato dagli amici o dal passaparola, cibo rigorosamente fresco da abbinare ad un ambiente rilassante, una cala placida o una costruzione caratteristica. Il Commissario è cosi: prendere o lasciare…

MONTALBANO E IL CIBO: SI NUTRE PER RIEMPIRE LO SPIRITO, OLTRE CHE LO STOMACO
Se da una parte mafia, picciotti, omertà e rapporti formali da decifrare ed interpretare mandano in bestia Montalbano, facendolo “santiare contro Vigata” ed il suo lavoro da commissario, dall’altra bastano i sapori genuini, la cucina preparata più per memoria familiare che seguendo i ricettari, a riconciliarlo con un paese i cui pregi sono molto più numerosi dei difetti, anche se più difficili da cogliere. Montalbano non si ciba per riempire il corpo, ma per riempire lo spirito: il cibo deve occupare la sua bocca ed il suo pensiero fino a costringere i sentimenti negativi ad allontanarsi, spinti fuori dai piaceri della tavola. E’ per questo che Montalbano mangia esclusivamente nel totale silenzio, non una parola deve guastare il suo rapporto con il cibo, cui è dedicata tutta la sua concentrazione perchè il cibo ha bisogno di essere ascoltato. Montalbano è un classico esempio del mangiare con gusto.

Ufficio stampa Accademia Italiana della Cucina
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