La Coldiretti in Cina contro i falsi alimenti '' italiani

La lotta alla pirateria e alla contraffazione è una priorità per garantire la trasparenza del commercio e per valorizzare la produzione Made in Italy sul mercato cinese, dove la presenza di falsificazioni causa danni economici e di immagine compromettendo le opportunità di sviluppo delle specialità nostrane. E’ quanto ha affermato la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per le parole del presidente del Consiglio Romano Prodi a difesa della proprietà intellettuale in Cina dove, soprattutto nell’agroalimentare, il falso Made in Italy di produzione locale o straniera è spesso arrivato prima di quello originale occupandone il mercato
Mentre specialità come il parmigiano reggiano o il pecorino romano stentano a sfondare, un'indagine della Coldiretti nei supermercati cinesi ha consentito di scovare provolone cheese prodotto negli Stati Uniti, autentico Parmesan australiano, conserva di pomodoro "La contadina nello stile di Roma" di origine californiana, l'olio di oliva extravergine "Romulo" con tanto di lupa del Campidoglio e gemelli in etichetta ma proveniente dalla Spagna e caciotta e pecorino "naturali e italiani" fatti però stagionare dal latte di mucche e pecore allevate nel distretto di Shanghai e confezionati in Cina con tanto di bandiera italiana. Vanno pertanto incoraggiati – sostiene la Coldiretti – i segnali di disponibilità che vengono dalla Cina che sta invertendo la rotta con il recente ingresso di venti propri prodotti alimentari ad Indicazione Geografica (IG) in Origin, il network internazionale per la difesa della qualità del quale la Coldiretti è socio fondatore e che unisce più di cento associazioni provenienti da quasi trenta Paesi dell'Africa, del Sud e Nord America, dell'Asia e dell'Europa con l’obiettivo di giungere nell'ambito dei negoziati internazionali a livello WTO alla costituzione di un registro multilaterale delle indicazioni geografiche per proteggere i prodotti originali dalle imitazioni.
La lotta ai falsi e alle imitazioni che si moltiplicano sul mercato globale a danno dell’identità territoriale dei prodotti sono un vero ostacolo alla crescita sostenibile e – continua la Coldiretti – devono rappresentare un passaggio fondamentale del negoziato del WTO per garantire un commercio leale e salvaguardare le produzioni tradizionali dalle contraffazioni internazionali, a vantaggio delle sviluppo locale dei Paesi ricchi e poveri. E per l’Italia, che sulle tavole globali offre il menu più apprezzato ma anche più imitato a livello internazionale, questo significherebbe una forte spinta per le esportazioni considerato che secondo una recente ricerca nel mondo un piatto "italiano" su tre è falso per colpa della pirateria agroalimentare internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano al nostro Paese per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale e che sviluppano un fatturato pari ad oltre 50 miliardi di Euro all'anno. Nonostante le difficoltà – afferma la Coldiretti – le esportazioni di prodotti alimentari italiani in Cina nel 2006 sono più che raddoppiate in valore (+119%) rispetto allo scorso anno, con aumenti record fatti registrare per vino, derivati dalla carne come i salumi, pasta e prodotti della pasticceria ma anche formaggi e olio di oliva, sulla base dei dati relativi al commercio estero nazionale nei primi cinque mesi del 2006. Rimane però alto – conclude la Coldiretti – il deficit commerciale del nostro paese nell’alimentare con le esportazioni che valgono appena un quarto delle importazioni, che tuttavia dopo il boom degli scorsi anni rimangono stabili.