In Europa si mangia sempre più pollo e meno carne bovina e suina

La carne bianca considerata più sana e senza vincoli religiosi. Anche pecore e capre fanno ritorno sulle tavole dell’Ue

Le preferenze alimentari degli europei stanno cambiando e a godere di un gradimento sempre maggiore c’è il pollo e gli altri volatili.

La Commissione europea prevede che il consumo di carne dovrebbe diminuire entro il 2030, a causa delle preoccupazioni sempre maggiori legate a salute ed ambiente. Se la carne di manzo e quella di maiale sembrano allontanare i consumatori, questi ultimi tendono a virare verso i prodotti derivanti dal pollame, considerato più sano, sostenibile e privo di vincoli religiosi. In effetti, i volatili sono distanti sia dalle battaglie sui metodi di macellazione kosher e halal, così come dai divieti dei musulmani di mangiare suini.

Bovini e suini in declino
“Tenendo conto del cambiamento della consapevolezza ambientale dei consumatori, delle considerazioni sulla convenienza e delle tendenze, il consumo di carne pro capite nell’Unione europea dovrebbe diminuire leggermente a 67 kg nel 2031 (da 69,8 kg nel 2018)”, riferisce la Commissione europea nel rapporto Agricultural Outlook. Mandrie di bovini e suini in declino Il declino riguarda in particolare la carne bovina, che dovrebbe diminuire di 900 grammi pro capite all’anno, mentre la suina dovrebbe scendere dello 0,5%. La popolazione totale di mucche dovrebbe scendere di 2,1 milioni di capi (-7%) entro il 2031. Secondo la Commissione “le opportunità di esportazione della carne potrebbero migliorare nel medio termine, ma questo sarà compensato da un calo delle esportazioni di animali vivi (-33% rispetto al 2021) a causa della riduzione della domanda in Turchia e delle preoccupazioni per il benessere degli animali durante il trasporto su lunghe distanze”.

Una frenata alla produzione di carne di maiale dovrebbe arrivare dal crollo delle esportazioni in Cina, che secondo gli esperti dovrebbe aver recuperato completamente la sua capacità di produzione entro il 2026. L’impero comunista si era rivolto all’Ue per compensare le perdite dovute al diffondersi della peste suina. Nonostante questa frenata, l’Ue dovrebbe rimanere il più grande esportatore mondiale di carne di maiale, seppure con una produzione in calo dello 0,8% all’anno nei prossimi dieci anni.

Intanto in Francia scatta il divieto di castrare maiali

Niente più castrazione viva dei piccoli suini in Francia. Il divieto è entrato in vigore dal primo gennaio 2022, col plauso degli allevatori, che traggono una serie di vantaggi economici e tecnici da questa misura. La norma è stata adottata nell’ambito di una legislazione più attenta al benessere animale. La possibilità della castrazione continua ad esistere, ma solo a determinate condizioni, oltre a quelle legate a finalità terapeutiche o diagnostiche.

La carne dei suini integri sarebbe troppo magra e l’ L’alternativa è ricorrere all’anestesia, ma bisogna stabilire chi pagherà i costi aggiuntivi. L’industria della macellazione, da parte sua, preferisce lavorare maiali evirati. Per gli allevatori, sul tavolo ci sono tre opzioni: smettere di castrare, farlo con la gestione del dolore, praticare l’immuno-castrazione.

Al momento, la prima opzione risulta la più vantaggiosa. “Un maschio castrato sotto anestesia rappresenta un costo di produzione supplementare di 10 euro rispetto a un maschio intero; 8 euro sono imputabili a un rendimento tecnico inferiore, a cui bisogna aggiungere 2 euro per l’anestesia”, afferma Jean-Jacques Riou, che è stato presidente dell’associazione per il benessere dei suini, scioltasi alla fine del 2021, all’alba dell’entrata in vigore della legge.

L’industria della macellazione, dal canto suo, preferisce lavorare maiali castrati. Ragion per cui ha deciso di penalizzare le carcasse dei suini maschi integri, attribuendo loro 23 centesimi in meno al chilo. Alla radice, ci sono le scelte dei distributori che, sperimentando la carne di maiali non castrati, si sono lamentati che fosse troppo magra, secondo quanto comunicato da Paul Rouche, direttore di Culture Viande, l’organizzazione francese delle imprese della carne. Il prodotto insomma non soddisferebbe la domanda.

L’alternativa sarebbe quella della castrazione sotto anestesia, ma il sindacato degli allevatori propone che siano i macelli a questo punto a pagarne il costo: 2 centesimi in più al chilo. La Federazione Nazionale dei Suini ne chiede invece 13. Le trattative sono in corso, ma “la sfida è evitare di creare distorsioni tra produttori di maschi integri e di quelli castrati”, ha affermato Michel Bloc’h, presidente dell’Unione dei produttori di carne in Bretagna. Al momento, i maiali interi rappresentano circa il 25% degli animali maschi macellati in Francia, principalmente prodotti dal gruppo Cooperl. Il 75% della lavorazione di carne suina è realizzato dalla Federazione francese degli industriali, macellai e ristoratori (Fict), che mette in guardia gli allevatori. Produrre troppi maiali non castrati potrebbe indurre industrie, artigiani e salumerie ad importare suini castrati dall’estero.

Più sano, comodo e interreligioso

Il pollame invece sta guadagnando terreno “grazie alla sua immagine più sana, alla maggiore comodità della sua preparazione e all’assenza di vincoli religiosi al suo consumo”, spiegano gli analisti. Tra il 2001 e il 2021, si è passati dal 17,8% al 23,5% di consumo per abitante nell’Ue. In base alle previsioni, nel prossimo decennio ci sarà un aumento meno marcato, con una crescita che dovrebbe raggiungere il 24,8% nel 2031. Seppure con produzione ed esportazione in crescita, l’Ue per i volatili deve affrontare la “concorrenza feroce, in particolare dal Brasile”. Nel frattempo, anche pecore e capre stanno tornando sulle tavole degli europei.”La produzione di carne ovina dell’Ue dovrebbe aumentare leggermente dello 0,3% all’anno tra il 2021 e il 2031, spinta dall’attuazione del sostegno accoppiato volontario, dalla stretta offerta globale e dal miglioramento dei prezzi pagati ai produttori”, afferma la Commissione europea.