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Il Piemonte in testa sull’agricoltura di comunità e altre notizie legate al cibo

Dalle strutture per l’accoglienza dei lavoratori alle mense per loro, dal supporto legale a quello sanitario, dalle ciclo-officine alle boutique per la distribuzione di indumenti da lavoro, passando per le iniziative solidali di alcune aziende agricole del territorio, fino all’ideazione di nuove forme di produzione agricola basate sull’essere comunità invece che sulla competizione, il distretto di Saluzzo è diventato un modello.

Lo sfruttamento del lavoro agricolo è un problema al nord come al sud Italia. Nei giorni scorsi un operaio è morto nella campagne di Andria, in Puglia. Secondo le prime ipotesi, la causa del malore potrebbe essere stata una congestione provocata anche dal grande caldo. Dieci anni fa, la morte di una lavoratrice agricola nella stessa zona aveva portato all’approvazione della legge contro il caporalato. Ce lo ha ricordato il direttore di Terra! Fabio Ciconte, nel suo editoriale in News dal Pianeta Terra (minuto 7.23), sottolineando come lo sfruttamento unito ai cambiamenti climatici possa diventare letale e come non ci possa essere giustizia climatica senza giustizia sociale.

Di come clima, lavoro, agricoltura e industria alimentare siano legati abbiamo evidenza anche da uno studio di Ipes-Food che rivela come la produzione di cibo sia molto dipendente dai combustibili fossili, più di quanto immaginiamo. Il settore alimentare copre almeno il 15 per cento della domanda mondiale di energia prodotta da combustibili fossili. E, soprattutto, ad esso si riconduce il 40 per cento del consumo di prodotti provenienti dalla filiera petrolchimica: ciò è dovuto in particolare ai fertilizzanti di sintesi utilizzati in agricoltura e agli imballaggi di plastica usati per il confezionamento degli alimenti.

I cibi ultra-processati, quelli prodotti industrialmente e carichi di zucchero, sale, additivi, indossano la maglia nera: per produrli è necessario dieci volte il quantitativo di energia che basta per gli alimenti tradizionali. Lo studio spiega, inoltre, come di conseguenza i prezzi del cibo dipendano anche dalle tensioni geopolitiche: per esempio, il costo dei fertilizzanti a base di azoto è cresciuto del 20 per cento in pochissimi giorni, dopo che l’Iran ha bloccato le produzioni.

Per cambiare le cose, sostengono gli esperti, esiste una sola soluzione: si chiama agroecologia, ma serve volontà politica per attuarla. I finanziamenti per la transizione ci sarebbero: “Basterebbe toglierli alle fossili e si risparmierebbero 2.500 miliardi di dollari all’anno”.

Il Sudafrica ha appena fatto un passo in questo senso, vietando le importazioni del Terbufos, pesticida ad alta tossicità già bandito in Europa e in 13 paesi dell’Africa australe, letale per chi lo maneggia e per chi lo respira, soprattutto per soggetti fragili come i bambini.

Ancora in tema di sostanze nocive, ci spostiamo in Veneto dove il 26 giugno scorso il tribunale di Vicenza ha pronunciato una sentenza storica: il maxi-processo per contaminazione da Pfas (composti chimici interferenti endocrini) si è concluso con 140 anni di reclusione per 11 dirigenti dell’azienda Miteni, per disastro ambientale, avvelenamento delle acque e reati fallimentari. Il giudice ha deciso poi per i risarcimenti alle singole persone che hanno i Pfas nel sangue, al Ministero dell’ambiente, alle associazioni ambientaliste e sanitarie, agli enti pubblici colpiti. Intanto l’Italia attende ancora una legge per i Pfas scaricati in acqua e nell’aria, che protegga il territorio e le persone.

A ricordarci la fragilità dell’ecosistema in cui viviamo ci pensa ogni anno, l’8 luglio, la giornata internazionale del mar Mediterraneo. Una ricorrenza che ha lo scopo di aumentare la consapevolezza sullo stato di salute del mare e delle minacce che incombono sulla sua salute, in primis l’inquinamento da plastica e i cambiamenti climatici che stanno portando la temperatura dell’acqua a livelli record. Un’occasione che ci ricorda però anche quanto il Mediterraneo sia un ecosistema delicato e complesso, che mette in relazione clima e biodiversità ma anche tradizioni alimentari e culturali, natura e persone. Uno scrigno che custodisce la memoria e l’eredità delle culture che hanno plasmato il mondo in cui viviamo e che dobbiamo difendere.

Uno dei simboli del Mediterraneo è l’olivo, pianta che da millenni ha contribuito a costruirne paesaggio, civiltà e tradizioni. Il suo destino è al centro dell’editoriale di Luca Marini, professore di diritto internazionale, sul caso Xylella in Puglia. Un’analisi che spiega come le indagini della Procura di Bari sollevino nuovi dubbi sulle strategie di lotta alla Xylella, mostrando gli interessi economici dietro al contrasto del batterio. Un complotto “biopolitico” – secondo l’autore – atto, tra l’altro, a ridurre la biodiversità, abbassare la qualità dell’olio, compromettere la sopravvivenza dei piccoli produttori.

Fonte: Lifegate.it