Il Made in Italy parla (anche) straniero

È di pochi giorni fa una sentenza della Cassazione che potrebbe far discutere. In sostanza, i giudici hanno sancito il diritto di imprimere il marchio del Made in Italy a tutti i prodotti realizzati in Italia. E poco importa se alcuni dei ‘pezzi’ che lo compongono sono di origine extranazionale: ciò che conferisce l’origine di fabbricazione è proprio il fatto che il prodotto sia stato fabbricato sul territorio nazionale, da un produttore italiano. Così, per esempio, saranno considerati Made in Italy panettoni realizzati con canditi esteri o maccheroni che – in parte – contengono grano non italiano.
Discordanti, come ovvio, le reazioni: critici Coldiretti e SlowFood, preoccupati ad esempio per le sorti degli olii, meno preoccupate altre realtà, che vedono in questa decisione dei giudici un tentativo di non soffocare il futuro della produzione agroalimentare con un protezionismo ad oltranza.
Fuori dai confini di questa decisione si posizionano, invece, i Dop e gli Igp che, proprio per definizione, si riferiscono ad eccellenze proprie del territorio di appartenenza, e come tali legate ad esso in maniera imprescindibile. Made in Italy al cento per cento.

Alessandro Tibaldeschi