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Il crollo degli allevamenti bovini italiani

In dieci anni sono scomparsi 19mila allevamenti bovini diffuse sul territorio nazionale. Cremonini: «Produzione insufficiente, importiamo il 63% dei consumi»

Il mondo della zootecnia italiana lancia un allarme: il calo degli allevamenti bovini ha raggiunto livelli ormai critici. «Negli ultimi dieci anni hanno chiuso 19.000 stalle, un calo che corrisponde a -23% e addirittura quelle da latte misto sono diminuite del 30%», ha denunciato il presidente di Assocarni, Serafino Cremonini, intervistato dall`agenzia Adnkronos.

Un ridimensionamento drastico della base produttiva che, però, non ha comportato un crollo proporzionale dei capi. «Sono diminuiti molto meno per effetto di una concentrazione di allevamenti bovini più grandi. In dieci anni i bovini da carne sono calati del 2,9% e quelli da latte del 4,9%. Abbiamo perso purtroppo gli allevatori di piccole dimensioni», ha sottolineato.

La situazione è resa ancora più delicata da una dipendenza dall’estero che continua a rafforzarsi. “La carne prodotta dagli allevatori italiani soddisfa solo il 37% del consumo nazionale, mentre il restante 63% lo importiamo dall’Europa e dai Paesi extra Ue”, ha evidenziato Cremonini, ricordando come i mercati globali stiano cambiando rapidamente. “Negli ultimi dieci anni Paesi emergenti come la Cina hanno aumentato i consumi dicarne bovia e hanno scombussolato gli equilibri mondiali, diventando concorrenti dell’Europa.I nostri principali fornitori, soprattutto il Sudamerica, oggi trovano alternative all`export ed è più che mai importante tutelare la nostra filiera”. Da qui l`appello a una strategia europea più solida, soprattutto in vista della prevista riduzione dei contributi Pac.