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Il 6 marzo si celebra la Giornata Internazionale dell’Amatriciana

Questo anno 2026 ospita la prima iniziativa promossa dal Comune di Amatrice, dalla Regione Lazio e dall’Università Roma Tre e presentata ufficialmente alla Camera dei Deputati il 19 febbraio 2026.

Una giornata dedicata alla ricetta degli Spaghetti (o ai Bucatini) e riconosciuta come Stg ( Specialità Tradizionale Garantita), simbolo di una tradizione che non appartiene solo a un territorio, ma a tutta la cucina italiana.

La storia dell’amatriciana è un affascinante viaggio che parte dalle montagne dell’Appennino centrale e arriva nelle osterie di Roma.

Un po’ di storia

Le origini: dalla Gricia all’Amatriciana

Il piatto nasce come evoluzione della gricia, considerata l’antenata “in bianco”. Originariamente era il pasto dei pastori durante la transumanza: portavano con sé ingredienti a lunga conservazione come guanciale, pecorino e farina per fare la pasta. Il nome deriva dalla città di Amatrice, che fino al 1927 apparteneva alla provincia dell’Aquila (Abruzzo) e prima ancora al Regno delle Due Sicilie.

L’Innovazione del Pomodoro

L’aggiunta fondamentale del pomodoro avvenne verso la fine del XVIII secolo. La prima testimonianza scritta dell’uso del sugo di pomodoro per condire la pasta risale al cuoco Francesco Leonardi, che lo servì alla corte papale.

La “Romanizzazione” del Piatto

L’amatriciana si diffuse a Roma grazie ai numerosi osti originari di Amatrice che aprirono locali nella capitale. Qui il piatto subì alcune trasformazioni:

Il formato

Ad Amatrice si usano tradizionalmente gli spaghetti, mentre a Roma sono diventati iconici i bucatini.

Il nome

Nel dialetto romanesco è spesso chiamata “Matriciana”, con la caduta della “a” iniziale.

La codifica

La prima ricetta ufficiale in un manuale di cucina apparve nel 1927 ne Il Talismano della Felicità di Ada Boni.

La Ricetta “Sagra” (Disciplinare Stg)

Oggi l’amatriciana è riconosciuta come Specialità Tradizionale Garantita (STG). Secondo il Comune di Amatrice, gli ingredienti autentici sono:

Guanciale (preferibilmente di Amatrice).
Pecorino (di Amatrice, dal sapore meno piccante del romano).
Pomodoro San Marzano o pelati di qualità.
Vino bianco per sfumare, peperoncino e un filo d’olio o strutto.

Curiosità: Il famoso ristorante romano “La Matriciana”, vicino al Teatro dell’Opera, contribuì enormemente alla popolarità del piatto tra artisti e intellettuali come Aldo Fabrizi.


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