I ''Marroni del Monfenera'' presto Igp

Anche per i “Marroni del Monfenera” la denominazione d'origine protetta (Dop) è una realtà sempre più vicina. Per il momento, e questo è un passo importante, hanno ottenuto dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, come si rileva nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la protezione transitoria. Prossima e definitiva tappa è il riconoscimento da parte della Commissione Ue. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ricorda che attualmente i prodotti italiani con marchio europeo sono centocinquantacinque e questo ci permette di guidare la classifica comunitaria, seguiti dalla Francia.
I “Marroni del Monfenera”, tipici della provincia di Treviso, per essere considerati tali – afferma la Cia – devono esse coltivati nel territorio dei comuni trevigiani di Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Pederobba, San Zenone degli Ezzelini, Fonte, Asolo, Maser, Castelcucco, Monfumo, Cornuda, Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Volpago del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia.
Nel rilevare che i terreni e il clima della Pedemontana del Grappa sono ideali alla coltivazione di questo particolare castagno, anche grazie all’umidità e alle abbondanti precipitazioni, la Cia evidenzia che la coltivazione dei “Marroni del Monfenera” risale al periodo medievale, documentata da un atto del 1351 che ne regolava la raccolta tra i capifamiglia. Gran parte del prodotto era trasportato al mercato di Treviso e da questo, lungo il Sile, raggiungeva Venezia.
La tutela dei castagneti nell'area dei “Marroni del Monfenera” è confermata, come rileva la stessa Gazzetta Ufficiale, nelle fonti notarili dei secoli successivi, che denunciano alle autorità competenti i tagli abusivi dei castagneti o la presenza di animali da pascolo fuori stagione che compromettono la raccolta delle castagne.
Nel corso dei secoli – ribadisce la Cia – si sono verificati dei periodi di abbandono dei castagneti, alternati, però, a delle fasi di assiduo utilizzo del bosco come risorsa per il rifornimento di legna da ardere, per la produzione di frutti per l'alimentazione umana e animale e per ricavare legno per usi industriali. Una maggior attenzione alla castanicoltura si ha nella prima metà dell'800 sotto l'Impero Asburgico, dove vengono messi in evidenza, attraverso gli atti del catasto, la qualità e la classe delle castagne, a seconda dell'ubicazione dei castagneti. Anche con il Regno d'Italia continua la cura e l'attenzione alla castanicoltura. Nel 1884 risultavano nei distretti di Asolo e Montebelluna (la zona interessata ai “Marroni del Monfenera”) coltivati a castagno 1668 ettari di bosco con 9.977 quintali di prodotto.
Dopo un lungo periodo di produzione non elevata, dal 1980 la coltura del castagno – conclude la Cia – risulta in ripresa su tutto il territorio della Pedemontana del Grappa e del Montello, grazie in particolare al sorgere di numerose manifestazioni, tra le quali la mostra-mercato dei “Marroni del Monfenera”, finalizzate alla promozione del castagno come pianta capace di migliorare l'ambiente ed i boschi, ma soprattutto per valorizzarne i frutti ed i numerosi derivati.