I contadini africani non vogliono il libero scambio con l'UE

Milioni di contadini africani chiedono all'Unione Europea una moratoria di venti anni, prima di varare gli Epa, gli accordi di partenariato economico (ossia di libero scambio), che saranno definiti entro l'anno.
Tre sigle dei contadini africani (Roppa, Propac, Eaff), a cui fanno riferimento circa 160 milioni di agricoltori, hanno denunciato – in una conferenza stampa al Forum sociale mondiale in corso a Nairobi – gli effetti devastanti sulla loro economia se venissero aperti i mercati nazionali a quasi tutti i prodotti europei.
''Sarebbe la nostra distruzione, noi non possiamo competere con l'agricoltura europea, non abbiamo finanziamenti ne' strutture'' , hanno detto.
Ecco perche', oltre a chiedere la moratoria vogliono essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano, soprattutto quella di sviluppare una politica agricola africana tale da potersi confrontare alla pari con altri mercati.
''L'assenza di protezionismo alle frontiere – ha affermato Awa Diallo, produttrice di latte del Senegal e rappresentante delle donne contadine – e' un pericolo per l'economia familiare. Ci costringono ad aprire le nostre frontiere a produzioni sovvenzionate; e' una concorrenza sleale. Se non saremo ascoltati il nostro futuro sara' la fame e la malnutrizione. Ci vuole una grande mobilitazione della societa' civile''.
''Non si puo' parlare di Epa senza dare la parola agli agricoltori – ha sottolineato Kolyana Palebele, del Ciad – le organizzazioni dei contadini vanno coinvolte nei negoziati ma dobbiamo prima creare una politica agricola comune, organizzare i nostri mercati locali e poi aprirci agli altri''.
Per Philip Kiriro dell'Eaff, ''non possiamo ridurre il gap fra noi e l'Ue in pochi mesi. Abbiamo bisogno di protezione per creare spazi e svilupparci''.
Al Forum di Nairobi, contadine africane ed italiane costruiranno una rete di partenariato per rendere trasparente il commercio dei prodotti. Riferimento e' la fondazione Kenfap