Gli incanti della Val Mastallone

La prima valle italiana a certificazione internazionale ambientale Uni En Iso 14001

La Val Mastallone (che prende nome dall'omonimo e pescosissimo torrente), è una valle laterale della Valsesia, in alta Provincia di Vercelli: parte dalla città di Varallo ed è lunga oltre 20 chilometri, biforcandosi nei due rami di Fobello e Rimella. Amministrativamente, è suddivisa in cinque comuni: Sabbia, Cravagliana, Fobello, Cervatto e Rimella.
LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE
La Val Mastallone è la prima valle italiana a certificazione internazionale ambientale UNI EN ISO 14001. Un riconoscimento richiesto e ottenuto dal Consorzio Intercomunale Val Mastallone come attestato di condivisione e mantenimento di buone prassi legate alla “Qualità Ambientale”, e cioè alla Raccolta Rifiuti, al Servizio Idrico Integrato, alla Qualità delle Acque e ai Servizi Comunali. Un impegno molto importante e significativo per mantenere il più possibile integro e incontaminato l’ambiente naturale della Valle.
In Val Mastallone vi sono quasi 10 mila ettari di boschi frondosi e incontaminati, soprattutto faggete, alternate a verdissimi prati di pascolo e alpeggio. Le acque cristalline del Mastallone offrono 61 chilometri di acque pescabili, frequentate da appassionati italiani e stranieri. I comuni di Fobello e Rimella sono inoltre attraversati dai sentieri della Grande Traversata delle Alpi (GTA).
L’ARTE
Ma la Val Mastallone è anche ricca di opere d’arte. Nel territorio dove operarono Gaudenzio Ferrari e Tanzio da Varallo, ogni chiesa parrocchiale e santuario ha un tocco artistico riconoscibile.
A Sabbia, è da vedere l’Oratorio di Santa Marta, con la caratteristica torre campanaria triangolare, accanto al quale è posato un masso inciso con antichissime coppelle risalenti alle età dei metalli.
A Cravagliana, la Parrocchiale di Santa Maria Assunta e Santo Stefano presenta eleganti affreschi seicenteschi del Monti, del Luini e del Peracino. Da notare, sotto l’arcata, una “testa tagliata” in pietra infissa nel muro, probabile resto di un Cristo Crocifisso.
A Fobello, la Parrocchiale di San Giacomo, piccolo gioiello dell’arte sacra alpina con un trittico di scuola gaudenziana, ricostruita nel 1931 dopo il terremoto del 1923.
A Cervatto, da percorrere le quattordici stazioni della Via Crucis che attraversa il paese affrescate dai maestri valsesiani nel 1775.
A Rimella, Remmalju in lingua Tittschu, primo insediamento valsesiano – risalente alla metà del XIII secolo – di popolazioni walser, cioè provenienti dal vallese, composto dalle frazioni di Grondo, Roncaccio, Pianello, Riva, Sant’Antonio, Sant’Anna, Chiesa, San Gottardo, Sella, con le tipiche architetture walser, offre la Parrocchiale – di gusto juvarriano – dedicata a San Michele Arcangelo, decorata e arricchita di affreschi di scuola gaudenziana, l’Oratorio dei Santi Quirico e Giulitta, antichi patroni della Valsesia, e l’Oratorio dell’Immacolata, dove avveniva la “posa dei morti” del paese walser contiguo, Campello Monti in Valstrona.
I PRODOTTI TIPICI
La Valmastallone è rinomata in tutto il mondo grazie al lavoro di altissima qualità di due artigiani: Eugenio Pol, in arte Vulaiga, e Bruno Giovannacci, de La Giuncà.
Eugenio produce pane con farine biologiche a lievitazione naturale. Bruno produce invece formaggi artigianali che gli hanno valso riconoscimenti autorevolissimi, come il Blue di Roj, il
Laciarin d'la Paja, la Beola e il Cappello del Mago, primo premio come “Miglior caprino al mondo” al Cheese of the Year 2008.
Nel 2012, a queste due eccellenze si sono aggiunte le raffinatissime marmellate artigianali Ca’ di
Mori, di Federica Giacobino e Katia Tapella.
LE ARCHITETTURE
Caratteristica della Val Mastallone è la frammentazione dei paesi in piccole frazioni non accessibili
dalla strada carrozzabile ma solo da passerelle oppure da suggestivi ponti a schiena d’asino dal
sapore medievale, come quello che conduce a Grassura, frazione di Cravagliana, mentre sulla
strada da Varallo per la Valmastallone si incontra invece il pittoresco Ponte della Gula, di origine
romana, con l’impressionante orrido di 35 metri sulle smeraldine acque del Mastallone: un luogo
così tipico da essere raffigurato anche nel “logo” che rappresenta la valle.
Molte sono le residenze signorili – le Ville Lancia, Musy e Rizzetti a Fobello e il Castello Montaldo
di Cervatto – fatte costruire dalle famiglie dell’alta borghesia milanese e torinese che fino alla prima
metà del Novecento elesse la valle a luogo di villeggiatura estiva. Per la maggior parte di proprietà
privata e non visitabili, conferiscono alla Valle un tocco di eleganza del tutto particolare.
CULTURA E FOLCLORE
A Fobello è ancora viva, in occasione del Battesimo, l’usanza di adagiare i bimbi in una culla di
legno ornata da drappi rossi e poggiata sul capo della madrina che così attraversa le vie del paese
fino alla chiesa dove avviene il rito.
Legato sempre all’infanzia un rito oggi non più praticato, il répit al Santuario della Madonna del
Rumore di Rimella, un luogo ove secondo tradizione avveniva la temporanea risurrezione dei
bambini nati morti, ai quali era concesso un ultimo respiro (répit, appunto) affinché potessero
essere battezzati e accedere così al Paradiso.
Nei giorni dell’Ascensione e della Pentecoste, avviene la infine la Cerimonia dello Scambio del
Pane tra Fobello e Rimella, che rinverdisce un antico gesto di solidarietà dei fobellesi verso i
vicini rimellesi, rimasti senza farina durante un inverno particolarmente rigido.
In tutta la Valsesia è tipico il puncetto, l’arte di annodare fili di cotone ricavando splendidi disegni
che abbelliscono ancora oggi lenzuola, corredi per neonati e i costumi valligiani. A questa antica
arte, forse di origine orientale, Fobello ha dedicato un museo specifico, visitabile su richiesta.
Fobello è patria di Vincenzo Lancia, fondatore dell’omonima casa automobilistica, che nella villa
di famiglia passava spesso le estati. Il grande industriale e benefattore è ricordato nel Museo
Lancia a lui dedicato e da un raduno annuale organizzato dal Valsesia Lancia Story.
Da visitare anche il Museo Tirozzo Carestia, in frazione Campelli di Fobello, che accoglie i fogli
dell’erbario dell’Abate Antonio Carestia, sacerdote e botanico vissuto alla fine dell’Ottocento.
Il Museo Filippa di Rimella è invece un “gabinetto di antichità e cose rare” (fossili, monete,
libri vari) raccolte nell’Ottocento da un soldato napoleonico nel corso delle sue campagne militari. Il
museo custodisce anche una rarità di grande importanza storica: l’antica pergamena vergata il
giorno di San Martino del 1256 con la quale i canonici di Orta San Giulio affidarono a tre famiglie
walser i terreni dove sarebbe sorto il paese. Sempre a Rimella, da non perdere la visita alla tipica
casa walser dell’Ecomuseo del Centro Studi Walser, presso la Casa Eredi Vasina.

Per ulteriori informazioni:
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