Frutta e verdura per bloccare la malaria

Bastano alcune sostanze comunissime in frutta e verdura per bloccare il parassita della malaria.
Questa promettentissima scoperta ha guadagnato il prestigioso Egon Stahl Award a una ricercatrice turco-svizzera, Deniz Taz Demir, biologa farmaceutica in forza all’Università di Zurigo, premiata stamani a Firenze in apertura dei lavori del 53° congresso mondiale della Society for Medical Plant Research al quale partecipano da 70 paesi oltre 800 studiosi di piante medicinali e dei farmaci derivati.
Il premio, intitolato al fondatore della Society, viene assegnato ogni anno al miglior giovane ricercatore e consiste in una simbolica somma di danaro, ma soprattutto nell’invito a tenere la relazione che inaugura il congresso, ovvero in un'importante apertura di credito presso la comunità scientifica internazionale.
Nel 2002, al 50° congresso celebrato a Barcellona, il premio fu assegnato a un’italiana, Annarita Billia, Università di Firenze, sempre per un importante ricerca sulla malaria.
La professoressa Billia fa peraltro parte dell’equipe del professor Franco Vincieri che in questi giorni ha annunciato che una nuova sostanza, l’artemisinina arricchita dei flavonoidi della pianta da cui è estratta (l’Artemisia annua), reagisce con velocità straordinariamente moltiplicata contro il plasmodio della malaria, accelerando le possibilità di guarigione e abbattendo clamorosamente i costi della terapia.
Seguendo un altro filone di ricerca, la dottoressa Demir ha invece selezionato un particolare enzima del plasmodio e ha scoperto che, per bloccarne le funzioni, bastano i comuni flavonoidi, ovvero i polifenoli antiossidanti presenti nella frutta, nella verdura e in molti tipi di piante.
L’importanza di questa scoperta sta nel fatto che l’enzima in questione è un elemento vitale del plasmodio e che bloccarlo significa in pratica distruggere il parassita.
L’artemisinina arricchita di Vincieri e la terapia a base di soli flavonoidi di Demir si applicano a fasi diverse dell’infezione malarica, ma hanno in comune il vantaggio di non essere tossiche. Possono quindi essere usate singolarmente oppure integrarsi per combattere con maggior efficacia uno dei grandi flagelli dell’umanità.
La malaria affligge ogni anno 500 milioni di persone soprattutto nei paesi poveri delle regioni tropicali e ne uccide ogni anno 2,7 milioni, per lo più bambini sotto i 5 anni.

Comunicato
Ufficio stampa
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