Export agroalimentare ancora in aumento

Si consolida ulteriormente l’export di prodotti agroalimentari italiani, aumentando nel 2006 del 6% rispetto al 2005.
È questo il dato più importante emerso dallo studio annuale dell’Inea, l’Istituto Nazionale di Economia Agraria, che per il 2006 ha calcolato un aumento di sei punti percentuali per le esportazioni agralimentari del Bel Paese, sottolineando che “il risultato positivo è strutturale”.
Una lieta e perdurante conferma, in un quadro complessivo che ha visto nel 2007 un anno record per l’intero comparto esportazioni, avendo registrato un aumento del 12%.
A trainare il successo del Made in Italy i settori del tessile, calzaturiero e manifatturiero, nonostante gli atavici problemi che affliggono la nostra economia, dalla competitività flebile alla concorrenza praticamente nulla.
Secondo l’istituto, i fattori che hanno determinato il nuovo successo dell’export di prodotti agroalimentari sono fondamentalmente due: i prezzi e la quantità, il primo con un aumento percentuale del 2,3, il secondo con un incremento del 3,7%.
Secondo l’Inea, l’effetto combinato di questi due fattori ha portato alla piacevole conferma,
appunto ‘strutturale’.
La maggior parte delle esportazioni (il 68,3%) è nel Vecchio Continente, ormai allargato a 27 membri; la stragrande maggioranza è costituita da prodotti finiti: il 4,5% è dato da vini rossi e rosati, seguiti a ruota da pasta, olio di oliva, conserve di pomodori e pelati, e prodotti di biscotteria e pasticceria.
E mentre continua la lotta al fenomeno dell’"Italian Sounding", ovvero della commercializzazione di prodotti che riportano indebitamente nomi o origini italiane (il cui giro d’affari è stato calcolato in circa 60 miliardi di euro), i dati che abbiamo riportato fanno ben sperare per il futuro dell’Azienda (agricola) Italia.

Alessandro Tibaldeschi